Scuole e caserme: evitare confusioni

Nel nostro smemorato Paese persino gli argomenti più seri somigliano ai fuochi fatui – una vampata, destinata subito a scomparire, sostituita da un’altra che subirà lo stesso destino. Sta andando così anche per un argomento venuto tragicamente alla ribalta, quello dei “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (PCTO). Non sono bastati tre ragazzi morti durante lo svolgimento dell’alternanza scuola-lavoro e innumerevoli feriti più o meno gravi. L’argomento è stato affrontato con una deprecabile leggerezza e c’è stato persino qualcuno che ha pensato bene di dire che si strumentalizzavano gli studenti morti per muoversi contro la lodevole iniziativa dei PCTO!

Anche in questo caso è bene distinguere tra la realtà così com’è e come, invece, dovrebbe essere. Se l’alternanza scuola-lavoro fosse pensata per essere un’occasione di crescita e di formazione intanto dovrebbe essere scelta con grande cura e strutturata, in ogni suo aspetto, in funzione degli studenti. Dovrebbero, per esempio, essere esclusi tutti gli ambiti potenzialmente pericolosi, nonché tutti gli ambiti il cui valore formativo non sia universalmente riconosciuto. Faccio un esempio, che oggi diventa, come si vedrà più avanti, di attualità: una biblioteca ha per tutti un valore culturale e formativo, una caserma, invece, per alcuni sarà un microcosmo ideale ma per altri potrà – e giustamente – essere considerata un luogo in cui è preferibile non mandare truppe di ragazzi. Invece, nel mondo reale, si stipulano con superficialità accordi che possono potenzialmente mettere in pericolo la salute dei ragazzi e non si esitano a scegliere per loro ambiti “formativi” almeno discutibili. È andata così per la base di Sigonella: «A seguito di autorizzazione da parte delle Superiori Autorità, il Comandante del 41° Stormo dell’Aeronautica Militare (colonnello pilota Emanuele Di Francesco) è stato delegato alla sottoscrizione del PCTO – Percorso per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento, da tenersi all’aeroporto di Sigonella nel periodo marzo/maggio 2023, a favore di studenti degli Istituti del comprensorio». Nonostante le proteste, 350 studenti siciliani si potranno aggirare nella base di Sigonella, nella piana di Catania, il principale hub dell’Aviazione di Marina Usa, base logistica in appoggio alla sesta Flotta americana nel Mediterraneo, dove albergano i droni spia “Global Hawk” essenziali per le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione e dalla quale possono partire i droni d’attacco “Reaper”. In poche parole, il luogo ideale in cui svolgere l’alternanza scuola-lavoro, all’insegna del motto si vis pacem, para bellum!

Perciò salutiamo con favore il nuovo “Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole”, nato dallo studio attento e minuzioso di un fenomeno, quello dell’ingresso a vario titolo di militari e forze dell’ordine nelle nostre scuole, non propriamente rassicurante e in netta crescita. L’Osservatorio sarà presentato oggi presso la sala stampa di Montecitorio a Roma. Si ribadisce così la specificità della scuola, se ne conferma il suo alto valore istituzionale e si torna su un argomento centrale: educare non è addestrare né, tanto meno, indottrinare (vedere qui). In un anno scolastico segnato da parecchi episodi che ci riportano a un clima segnato dalla retorica della patria e, purtroppo, dalla giustificazione della guerra, in un anno i cui persino l’idea del conflitto nucleare torna ad affacciarsi come possibilità, la scuola deve affermare se stessa come baluardo di pace.

Le scuole dovrebbero essere luoghi protetti (il che non significa staccati dalla realtà) in cui poter crescere e imparare tranquilli, senza fretta, senza che ciò che si impara sia finalizzato in modo utilitaristico in vista di un futuro, potenziale lavoro. Invece non è così: continuando a insistere, come fa l’Europa, sul mismatch tra offerta e domanda di lavoro, il nostro ceto dirigente sta stravolgendo la scuola italiana, raccontando al popolo la favola secondo la quale la scuola dovrebbe addestrare al lavoro futuro. Oltre a esprimere una idea dell’educazione e dell’istruzione angusta e classista (in ogni caso, i figli delle famiglie abbienti potranno permettersi il lusso di studiare, tutti gli altri si dovranno precocemente abituare al lavoro) tale “favola bella” dimentica che, in tempi di accelerazione tecnologica, quello che si apprende a scuola sarà già superato nel momento in cui si dovrà accedere al mercato del lavoro. In realtà, sottrarre valore formativo al percorso scolastico non serve a creare manodopera qualificata e facilmente inseribile nel contesto lavorativo ma piuttosto manodopera flessibile e pronta a ogni uso. Se i posti altamente qualificati nel nostro Paese fossero davvero disponibili, come si giustifica l’esodo di giovani, in buona parte con grado alto di istruzione? A inizio del 2021 più di cinque milioni e mezzo di giovani aveva lasciato l’Italia. La Svimez ci ha informati che 133 mila giovani, un terzo dei quali laureati, ha lasciato il Sud nel 2020. Sono pessime notizie.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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