Altan, gli anni che passano e un sapore dolce amaro

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Doveva essere una festa. E festa in effetti è stata, quella di Volere la Luna (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/10/03/gli-80-anni-di-altan-e-volere-la-luna/). L’occasione era la presenza di Altan in concomitanza con il suo ottantesimo compleanno. Ed è stata effettivamente una festa, sì, ma con un sapore dolceamaro.

Sapore dolce la presenza del fumettista (anche se il termine gli va stretto), che io non conoscevo di persona, ma che non vedevo l’ora di conoscere. Un signore vecchio stile, al quale mi sono rivolto così: «Creda, per me è un onore, è un po’ come se conoscessi Schulz». E lui: «Beh, per me è un onore essere paragonato a lui». Seguiva dedica a mio figlio su Trino. E poi dediche a non finire ai bimbi, con Pimpa o senza.

Amaro. Insieme ad Altan era presente Pietro Perotti, che ha allestito la mostra sui suoi personaggi, visitabile in via Trivero fino al 27 novembre, e con lui i suoi colleghi e compagni alla Fiat; tempi che furono della Torino industriale. È così che Perotti stesso ha raccontato la storia del monumento a Cipputi che doveva essere eretto dove un tempo sorgeva la cittadella della Michelin, monumento che non avrebbe comportato costi per il Comune perché finanziato dai compagni, ma che eretto non fu a causa di un revirement della giunta Fassino, dopo che quella Chiamparino aveva dato un sospirato assenso.

Ma l’amaro – a mio modo di vedere – non proveniva dalla considerazione di come è ridotto oggi quello che fu il Partito Comunista, bensì dall’altra considerazione che riguarda quel tempo in cui le persone avevano degli ideali e lottavano per essi. Soprattutto il ricordo mi correva a quella sinistra extraparlamentare dove anch’io dicevo qualcosa, anche se non a livello di un Perotti. Con questo non voglio idealizzare: so bene come sono finiti certi rivoluzionari, ad occupare poltrone di comodo profumatamente pagate. Così come il sessantotto ha subito un processo di revisione e c’è chi afferma che erano solo borghesi a parole rivoluzionari («Erano ragazzi viziati», Massimo Fini), mentre il movimentismo anni settanta sarebbe da condannare per via dei “compagni che sbagliano”. Ma, non so, mi sembra che fosse comunque proprio un’altra epoca. Dov’è oggi l’impegno? Ditemi. Esistono il lavoro, la carriera, la famiglia, le vacanze. Bravi ragazzi, per la carità, ma perfettamente funzionali a quello che chiamavamo “sistema”. Alla festa di Volere la Luna eravamo tutti vecchi.