Finale di partita per la scuola: il “docente esperto”.

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Coloro che hanno alzato alti lamenti per il fatto che Mario Draghi abbia abbandonato lo scranno di Primo Ministro penso non si occupino di scuola. Per ciò che concerne l’Istruzione, l’esecutivo guidato da Draghi non ha fatto nulla di buono. Il ministro Bianchi, che ha sostituito la non rimpianta Azzolina, ce lo ricorderemo per il goffo tentativo di promuovere, dopo il difficile periodo pandemico, una scuola estiva, per la creatività linguistica che lo ha portato ad affibbiare alla scuola l’aggettivo “affettuosa”, senza peraltro far nulla di concreto perché la scuola stessa, se non “affettuosa” divenisse almeno “accogliente”. I soldi del PNRR sono stati spesi per costruire “scuole-vetrina”, il numero di studenti per classe è rimasto quello che era prima della pandemia, le aule non hanno impianti di ventilazione adeguati e, nel caso sfortunato la pandemia riprendesse, ci troveremmo in una situazione molto simile a quella precedente il febbraio 2020. Abbiamo visto concorsi per docenti impostati malissimo, per giunta con prove selettive zeppe di errori. Abbiamo seguito passo passo un decreto, poi diventato legge, su reclutamento e formazione che faceva dell’uno un’assurda e lunga gimcana e trasformava l’altra in un confuso percorso in cui di chiaro c’era soltanto ciò che riguardava la futura Scuola di Alta Formazione. Uno scandalo per foraggiare un discreto numero di alti funzionari: al Presidente e al Direttore generale sarebbero andati quasi 250.000 mila euro annui. Va da sé che il rinnovo del CCNL scaduto da anni ha cominciato a configurarsi come un’idea-limite.

Con la fine del Governo Draghi, pensavamo fosse finito, per qualche settimana, il calvario per la scuola italiana e che il mese di agosto sarebbe stato punteggiato soltanto dalle forti proteste per i disservizi legati alla piattaforma di Istanze online, giusto per tenere allarmati i tanti docenti che devono inserire la loro domanda su tale piattaforma. Invece no, ci sono altre novità vere, inserite nel Decreto Aiuti. Apprendiamo che, se tutto procederà come sembra, il nostro Paese avrà dei “docenti esperti”. Cosa faranno questi docenti esperti? Per ora sembra che siano tenuti a fare tutto quello che faranno i docenti non esperti. Quanti saranno i docenti esperti? Non più di 8.000 per anno. Arrotondando, abbiamo circa 800.000 “docenti qualunque”. Mi pare che 8.000 sia l’un per cento di 800.000 e quindi, grosso modo, se i docenti che lavorano in una scuola sono mediamente 100, ci sarà un docente esperto per scuola. La prima immagine che mi viene in mente mi rimanda all’infanzia: il docente esperto sarà come il Puffo Blu in una comunità di Puffi Neri, che digrignano i denti contro gli studenti riottosi e dicono soltanto GNAP, mentre il Puffo Blu-docente esperto spande fiumi di eloquenza?

Ma da quando parte la figura del docente esperto? Incredibile dictu, dal 2032! E che urgenza c’era di far passare questa bella pensata con il Decreto Aiuti? La risposta è semplice: dobbiamo o no ossequiare l’Europa, che ci dà i soldi ma ci chiede le “riforme”? Da quanto tempo la “carriera dei docenti” viene rinviata? Se lasciamo da parte il fallito “concorsone al merito” proposto da Luigi Berlinguer alle soglie del nuovo millennio, dobbiamo partire dalla proposta di legge Aprea (2008), che prevedeva una carriera per i docenti articolata su tre livelli (docente iniziale, docente ordinario e docente esperto). Poi ci fu il tentativo di Renzi. Adesso, invece di occuparsi di “ordinaria amministrazione”, ciò che resta del Governo Draghi fa passare un provvedimento attivo tra dieci anni. Infatti il docente esperto dovrà sottoporsi a una lunga prova iniziatica: dovrà aver «conseguito una valutazione positiva nel superamento di tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili». Tre percorsi di tre anni ciascuno fanno nove anni, ed ecco spiegato perché il titolo onorifico decorre dal 2032. Tutto questo gran traffico frutterà al docente esperto 5.650 euro lordi all’anno in più. Nel frattempo, a coloro che saranno desiderosi di formarsi (poi ci diranno quali saranno le agenzie formatrici. Chissà, magari le stesse che fanno mercimonio di crediti formativi) viene proposta una tappa intermedia: un percorso formativo triennale per il quale, in caso di valutazione individuale positiva è previsto un elemento retributivo una tantum di carattere accessorio […] non inferiore al 10 per cento e non superiore al 20 per cento del trattamento stipendiale in godimento, nei limiti delle risorse disponibili etc.

È pleonastico dire che, tra i primi a plaudire al bel provvedimento ci sono Valentina Aprea e Matteo Renzi. I loro nomi rimandano a due tra le “riforme” più contestate dai lavoratori della scuola, la riforma Gelmini e la Buona Scuola. Se il nostro fosse ancora un paese democratico e dotato di una qualche memoria, il provvedimento odierno che riguarda il docente esperto non sarebbe mai passato. Più che piangere sulle dimissioni di Mario Draghi dovremmo piangere sull’erosione dei processi democratici e in tanti dovremmo impegnarci per cercare di porvi rimedio.

In hompage Albert Samuel Anker, La scuola del villaggio, olio su tela, 1848 , Kunstmuseum Bern

 

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti è portavoce nazionale CUB Scuola

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