Le Olimpiadi invernali, nonostante tutto

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Quando il bollettino medico di giornata indica un tasso di positività al 16,5%, il bilancio tragico di 313 morti, numero mai così alto dal 4 maggio 2021, s’intuisce che, nel nostro Paese, lo sport può tranquillamente passare in seconda linea. Ma anche la sopravvivenza “necessaria” dell’Olimpiade è a rischio in epoca di Covid. E, dopo la non scontata effettuazione dei Giochi estivi di Tokyo, ora, per quelli invernali, il testimone passa alla Cina dove sembra tutto sia cominciato, con focus su Pechino, l’unica città del mondo candidata a legare i due eventi: quello insolitamente collegato nell’anno dispari e quello mantenuto nell’anno pari.

Rimanendo nell’orticello nostrano, dopo l’anno di grazia del felice medagliere dei Giochi di Tokyo, con il fiore all’occhiello delle cinque medaglie d’oro nell’atletica, e del trionfo europeo nel calcio (bene o male saldamente lo sport più popolare del Paese), s’annuncia una trasferta logisticamente e tecnicamente complicata per il Coni di Malagò. La matrice militare di gran parte dei selezionandi assicura protezione e terza dose di vaccino. E ciò fa intuire che, a differenza di quanto accadrà per altre nazioni legate a rappresentanze di civili e con applicazione di una stretta policy, la percentuale di rinunce forzate sarà modesta, sicuramente inferiore a quelle attualmente invalse nelle squadre professionistiche di calcio. Al momento, in ogni caso, non si registrano esposizioni di no vax, immuno-depressi o esentati simil Djokovic. Però nell’ambiente circola un ottimismo forse esagerato, una fiducia nello stellone almeno pari a quella che aleggia sulla nazionale di Mancini, tecnicamente sfavorita nel probabile spareggio per la qualificazione mondiale con il Portogallo: se non altro per il fatto di giocare in trasferta, di aver perso Chiesa (l’unico elemento in grado di creare vantaggi saltando l’uomo) e di incappare in Cristiano Ronaldo, uno che può fare la differenza.

I risultati stagionali dello sci alpino sono altalenanti e molti dipendenti dagli umori agonistici di Sofia Goggia, spesso latitante nei grandi eventi. Paris è passato da successi sulle proprie piste abituali a piazzamenti anonimi nella maggior parte delle esibizioni. E alcune discipline sono autentici buchi neri. Puntare su Vinatzer e Aliprandini è come giocare un jolly tutt’altro che certo visto il gran numero di manches non concluse dal duo di maggiore spicco negli slalom. Quanto allo slalom femminile ci si è ridotti ad auto-congratularci per il 23esimo posto della Gulli (il suo miglior risultato, il miglior risultato tra le azzurre) nella prova di Schladming. Mancano le specialiste e non si è provveduto a creare un vivaio. Alle spalle di Brignone e Bassino c’è il vuoto.

Nello sci di fondo spiccioli di speranze non esagerate vengono riposte in Pellegrino, che sembra però aver messo alle spalle i migliori anni di carriera e che troverà uno scoglio insormontabile nel norvegese Klaebo, dominatore delle ultime stagioni. Nel biathlon la lady da copertina Dorotea Wierer ha raccolto, al momento, solo un podio in stagione e, comunque, la consistenza delle squadre maschili e femminili sembra in tendenziale calo. Nelle 109 gare in programma l’Italia dovrebbe confermare l’undicesimo rango assoluto nel medagliere all time dei Giochi Invernali, ricco di 124 medaglie. Le proiezioni sviluppate dai canadesi di Own the Podium nel 2020 attribuivano all’Italia la potenziale conquista di 12 medaglie ma nessuna d’oro. È questo l’evidente limite della spedizione. La mancanza di leader certi e consacrati. Dunque sarà difficile ripetere il picco di Lillehammer (Norvegia) quando la spedizione centrò il miglior risultato di sempre arraffando venti medaglie e piazzandosi al quarto posto nella classifica per nazioni.

Più che nei Giochi estivi in quelli bianchi il rispetto del pronostico è abbastanza calzante visto il maggior tecnicismo delle discipline. L’attesa per possibili sorprese azzurre viene da slittino e pattinaggio mentre nel bob, ancorato al ricordo del leggendario Monti, non si è mai più trovata una scuola in grado di competere con le nazioni più forti, e il sogno di sfruttare gli impianti olimpici di Torino 2006 è tramontato da tempo…

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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