La Conferenza nazionale sulle droghe: dentro e fuori

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La buona notizia è che, finalmente, dopo 12 anni, viene convocata la Conferenza nazionale sulle droghe che la legge 309 del 1990 prevede ogni tre anni, allo scopo di aggiornare il Parlamento sottoponendo le criticità emerse e le esigenze di adeguamento normativo. L’inadempienza dei vari governi che si sono succeduti è stata clamorosa. È ancora vigente una normativa che ha ormai più di trenta anni, a fronte di un fenomeno che è cambiato tanto profondamente quanto velocemente su tutti i piani: dal narcotraffico al mercato al minuto; dall’uso dell’eroina per via endovenosa al diffondersi della cocaina, del crack e di tanti altri prodotti di sintesi; dall’aumento del fenomeno del consumo e dei rischi d’abuso a un uso molto personalizzato con la combinazione di più stupefacenti; dalla riduzione dei servizi dedicati in termini di dotazione di risorse umane ed economiche alla quasi totale scomparsa degli interventi sociali ed educativi (reinserimento lavorativo e abitativo) che storicamente fanno capo agli enti locali. Una giovane ministra, Fabiana Dadone, appartenenza 5Stelle, in capo alle Politiche giovanili, ha finalmente ricevuto una delega, colpevolmente vacante dai tempi di Giovanardi, quale referente politico del Dipartimento Antidroga, che risponde direttamente al Consiglio dei Ministri. A seguito delle richieste e delle proteste del mondo delle associazioni che si occupano a vario titolo della problematica, la Ministra ha indetto la Conferenza che avrà il suo epilogo istituzionale e mediatico a Genova il 27 e 28 novembre.

La cattiva notizia è che – decisa a fine luglio, pensata a settembre, iniziata a ottobre con i tavoli di lavoro preliminari, e concludendosi a fine novembre – la Conferenza rimane gravemente soffocata. La prima critica riguarda i tempi molto ristretti del suo svolgimento e il fatto che, anche a causa della pandemia Covid, si svolga prevalentemente da remoto. Non c’è stato un allargamento del dibattito e il coinvolgimento, anche solo del mondo degli operatori addetti al settore, è stato molto limitato. Anche le giornate conclusive della Conferenza, che generalmente accoglievano quasi due mila operatori, a Genova si ridurranno a non più di 400. Inoltre, pur se i tavoli preparatori toccano questioni molto rilevanti quali la giustizia penale, il sovraffollamento carcerario, le misure alternative alla detenzione, il funzionamento del sistema dei servizi, la prevenzione del consumo, la riduzione dei rischi e dei danni, il reinserimento sociale e lavorativo, dalla consultazione e dal perimetro dei contenuti della Conferenza viene tenuta fuori la questione della legalizzazione della cannabis. Paradossalmente, in un momento storico in cui le nazioni del mondo che hanno preso atto del fallimento di 50 anni di guerra alla droga (che si è rivelata anche pesante repressione nei confronti dei consumatori) stanno progressivamente aumentando e sperimentano con coraggio modalità, anche diverse tra loro, di legalizzazione della cannabis, questo tema è totalmente rimosso e ignorato da parte di una Conferenza nazionale!

È in reazione a questi limiti e insufficienze, oltre che come eredità del tentativo di colmare il vuoto e il ritardo storico (colmato ogni anno con la pubblicazione di un “Libro bianco” sulle droghe a cura di diverse associazioni), che si colloca l’iniziativa di un “Fuori Conferenza”. Con tale evento – che si terrà nella stessa Genova il giorno antecedente, il 26 novembre – si intende dare spazio a una maggiore partecipazione, denunciare i danni dell’attuale legislazione, richiedere a voce alta il suo superamento in termini di depenalizzazione e decriminalizzazione dei consumi, rilanciare le strategie e le politiche di riduzione del danno, che l’Unione Europea ha recentemente innalzato sullo stesso piano di importanza della “riduzione dell’offerta” e della “riduzione della domanda”. È nel fitto programma della giornata (in cui è previsto anche il raduno delle Unità mobili che in alcune città d’Italia forniscono un servizio nei luoghi critici del consumo) che si collocano significativi momenti di analisi e di discussione dei risultati in corso d’opera delle esperienze di legalizzazione della cannabis condotte in altri Paesi, chi da più tempo e chi più recentemente. In questo modo si intende aprire e legittimare una discussione su una questione che, istituzionalmente, è ancora considerata tabù. Si ragionerà sui dati e sulle evidenze scientifiche per misurare pragmaticamente pro e contro delle scelte di legalizzazione, per raccogliere gli elementi per uno “studio di fattibilità” su quale sia l’eventuale più idonea modalità di legalizzazione applicabile al contesto italiano, senza l’incombenza di “pesanti” condizionamenti ideologici e senza accuse strumentali di essere favorevoli al consumo di sostanze psicoattive e responsabili della sua incentivazione!

Leopoldo Grosso

Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta, è stato per molti anni coordinatore del settore Accoglienza del Gruppo Abele e fondatore dell’Università della strada. Tra i suoi libri più recenti: “La comunità terapeutica per persone tossicodipendenti” (con Maurizio Coletti, 2011), “Atlante delle dipendenze” (con Francesca Rascazzo, 2014), “Questione cannabis. Le ragioni della legalizzazione” (2018), tutti per le Edizioni Gruppo Abele.

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