Andrea Agnelli al conto finale

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Il conto alla fine verrà. A bocce ferme. E sarà crudele nell’anno peggiore della stagione di gestione della Juventus dell’ex enfant gâté Andrea Agnelli, balzato improvvisamente ai primi posti nella graduatoria dei personaggi più impopolari del Paese in imprevedibile ballottaggio con Matteo Renzi. John Elkann dovrà solo decidere in quale casella dello scacchiere della holding di famiglia ricollocare un presidente della Juventus che in questa stagione ha stagliato tutto lo sbagliabile. Lapo Elkann se insediato nella carica non avrebbe potuto fare peggio. Persino Evelina Christillin ‒ è tutto dire ‒ ha dovuto attuare un distinguo rispetto all’agire presidenziale.

Agnelli jr poteva congratularsi con se stesso per essere uscito miracolosamente fuori da una responsabilità diretta nell’inchiesta Alto Piemonte, che aveva chiarito in un contesto giudiziario le responsabilità dei sottovertici della Juventus con la ‘ndrangheta da stadio. Ma la soddisfazione è durata poco. Improvvida la decisione di nominare con un clamoroso colpo di scena come nuovo allenatore della Juve Andrea Pirlo, che in realtà avrebbe dovuto allenare l’Under 23. Grande giocatore ma coach di nessunissima esperienza. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fateci caso, i Conte e gli Allegri ripudiati da Agnelli sono tra i tecnici più ricercati oggi in Europa. Dunque, investimenti sbagliati anche a livello tecnico. La Juventus si dibatte nell’atroce possibile esclusione dalla Champions League mentre avrebbe voluto viaggiare a un livello più alto, nella fantasmatica Superlega (https://volerelaluna.it/societa/2021/04/21/la-globalizzazione-del-calcio-un-apartheid-al-rovescio/): un sogno per il quale rischia di pagare una severissima sospensione dall’attività internazionale. Penale pagata anche con la decadenza forzata da tutte le cariche internazionali riscosse da Agnelli in questi anni oltre che con una definitiva perdita dell’amicizia con il gran capo europeo Ceferin.  

Con poche mosse avventate Agnelli ha dissolto un capitale di credibilità faticosamente conquistato e che sul territorio nazionale conta su uno zoccolo duro di tifosi ampiamente maggioritario (un italiano su tre è juventino. O dovremmo dire era dopo le infelici mosse del presidente?). L’affezione al business è diventata un micidiale boomerang dopo che le istituzioni, l’opinione pubblica, i tifosi e persino gli ultrà, gli hanno chiarito irreversibilmente che preferiscono giocare due volte all’anno Juventus-Benevento piuttosto che replicare cinque volte lo stucchevole copione di Juve-Real Madrid. Ché il calcio è imprevedibilità, merito, competenza e non diritti acquisiti, blasone, fatturato. Concetti, i primi, di fronte ai quali Agnelli si rivela fortemente insensibile.

La Juventus aveva acquistato Ronaldo sbilanciando ulteriormente i propri già precari bilanci per un ipotetico salto di qualità. Ebbene con lo strapagato portoghese i bianconeri sono andati peggio che negli anni precedenti vedendosi eliminati da squadre di ben più modesto budget. E un Ronaldo che non gioca in Champions è destinato a lasciare persino orfano il club che tanto aveva investito su di lui. (Per la cronaca Ronaldo è stato il peggiore in campo nel quasi decisivo spareggio Champions con il Milan).

Tra le brutte figure recenti di Agnelli, con responsabilità oggettiva se non con responsabilità diretta di carattere penale, non si può omettere di ricordare la gaffe-Suarez. Un esame goffamente concordato con l’Università per stranieri di Perugia che, da parte sua, in un colpo solo, ha dilapidato il prestigio accumulato in un secolo. Agnelli si è difeso asserendo di aver letto sui giornali quello che stava accadendo. Ironico? La gaffe societaria è stata, tra l’altro, a fondo perduto dato che, non appena c’è stato il sentore di un’inchiesta, la società ha subito mollato il giocatore.

Ora c’è sentore di un ribaltone che toccherà tutti i vertici della società. Scommettiamo che nell’organigramma 2021-22 spariranno i nomi di Agnelli, Paratici, Nedved e Pirlo? Peraltro nel mondo del calcio nulla si crea e nulla si distrugge: si casca sempre in piedi. Dunque di questi personaggi sentiremo ancora parlare.

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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