Ultras, dagli stadi alle piazze

03/11/2020 di:

Disordini di piazza contro la “dittatura sanitaria”. Ribellismo eterogeneo stimolato da una destra che non si appoggia certo al parere dei virologi (peraltro divisi) ma che mette in campo una volontà antagonista che sa di frustrazione e di contestazione del Governo nel nome di un’opposizione impotente che, con la scusa di non essere stata interpellata, si limita a replicare il suo “no” di fronte a qualunque proposta.

Tra le (eterogenee) frange contestatrici non stupisce di trovare il fronte degli ultras. Momentaneamente disoccupati perché gli stadi sono off limits e dunque non c’è sfogo alla voglia di protagonismo. Il movimento tellurico che sposta questi etichettabilissimi tifosi (ci sono anche ultras nel basket oltre che, ovviamente, nel calcio) dagli impianti sportivi alle piazze è spinto e favorito dalla strumentalizzazione politica. I numi tutelari che veicolano flussi di ultras nelle manifestazioni di Roma, Milano, Torino e Firenze sono Roberto Fiore e Giuliano Castellino. E le sigle in ballo sono quelle di Forza Nuova, Casa Pound, Lealtà Azione. Con la mascherina che assume strategicamente la funzione del passamontagna per evitare l’identificazione da parte delle forze dell’ordine (anche se nell’ultima settimana di ottobre sono circa sessanta i manifestanti arrestati o indagati).

Sono gli stessi ultras che si battevano per la mancata ripresa del campionato di calcio, consci che nella nuova situazione non avrebbero avuto il ruolo centrale del passato. Gli stessi che hanno dato vita a pagine nere di violenze e che sempre più spesso si mischiano con la criminalità comune se non addirittura con le mafie attraverso i reati di riciclaggio e di diffusione di massa di stupefacenti: emblematica in questo senso la figura di Fabrizio Piscitelli, il cui curriculum e la cui tragica fine hanno fatto emergere connivenze e incastri (con il clan Senese ad esempio) di un personaggio che, seppure nel mirino della magistratura da almeno 25 anni, al momento dell’attentato che gli è costato la vita era ancora, incredibilmente, a piede libero. Sono – tra gli altri – gli stessi ultras della Lazio che, in passato, cercarono di regalare a Chinaglia la presidenza della Lazio fruendo di capitali illeciti, ex “Irriducibili” riciclatisi attraverso nuove sigle (la strategica riconversione del nome è un metodo gattopardesco frequente nella geografia del tifo ultras – si veda il caso dei supporter del Verona – per riciclarsi e sfuggire all’identificazione come responsabili di razzismo, xenofobia, corruzione).

I prodromi di questo spostamento di massa dagli stadi alle piazze si erano avuti già nel 2003 con la manifestazione indetta dagli ultras «contro la repressione e il calcio Sky» trasformatasi in una passerella di tono nazista con saluti romani, braccia tese ed esibizione di cappellini Charlemagne (quelli indossati dai simpatizzanti francesi di Hitler protesi nel difenderlo fino alla fine). In quel 22 giugno di Milano le adesioni vennero da ben 72 diversi gruppi ultras (alcuni anche stranieri) con la sfilata di circa 5000 persone, con grande effetto mediatico ma nessuna conseguenza sul piano dell’iter legislativo della legge in discussione. E a quell’evento seguì una manifestazione di protesta sotto la sede milanese della Lega calcio il successivo 29 agosto.

Ma ora, nella settimana della nuova ondata del coronavirus, la protesta si è fatta più virulenta e l’obiettivo non è più una televisione a pagamento ma il Governo e le sue istituzioni, nel contesto di una radicalità sovversiva di destra che cerca di avvicinarsi all’area del potere rovesciando gerarchie costituite. Per i gruppi ultras che ruotano attorno alla galassia nera è un modo per conquistarsi simpatie e fidelizzazioni. Il calcio e le sue presunte passioni come carta moneta per l’arruolamento.

Superfluo dire che, fuori dal mascheramento, ben poco rimane per il tifo calcistico, semplice copertura che nasconde ben altri pressanti obiettivi.