Calcio. Come ti trasformo il Coronavirus in un alibi

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Le boccheggianti società di calcio, quelle che hanno collezionato perdite miliardarie per assecondare capricci di mercato, chiedono ora una riforma sul modello del “salva-Stati” e propongono un ritorno al vecchio disordine. Chiedono, in particolare, una riapertura delle scommesse sportive, l’improbabile rilancio del Totocalcio, l’abrogazione (fosse anche per un solo anno) del divieto di pubblicità e di sponsorizzazioni delle aziende che operano nel comparto delle scommesse (introdotto con il cosiddetto “decreto dignità”: decreto legge n. 87/2018 e legge di conversione n. 96/2018). Il tutto per permettere alle società di stipulare lucrosi contratti con i broker dell’azzardo. Un ritorno al passato, con un colpo di spugna per cancellare anche gli esiti di gestioni deficitarie e parassitarie e di acquisti tecnicamente folli (come, ad esempio, quello di Cristiano Ronaldo alla Juventus).

Si respira aria pesante in tempi di Coronavirus perché il torneo di serie A rischia di arenarsi sulle secche di un titolo non assegnato mentre i contratti dei calciatori continuano a decorrere e si invoca uno sconto del 30%. Ma i responsabili dei club sono stati costretti con la pistola alla tempia a firmare quei contratti con i calciatori più importanti? È quella, a ben guardare, la scommessa a fondo perduto che rischiano di perdere.

L’argomento più spinoso è proprio quello del divieto di pubblicità, un provvedimento ormai a regime, faticosamente strappato a un Parlamento per una volta unanime nel senso della moratoria dall’azzardo di Stato. Guardiamo alcuni dati: da un lato ci sono i 115 miliardi destinati attualmente alla sanità (con un vistoso -38 miliardi negli ultimi dieci anni, dalla crisi Lehmann Brothers in avanti, complici tutti i Governi che si sono succeduti nel periodo); dall’altro i 110 miliardi spesi dagli italiani nell’azzardo. Il divieto di pubblicità mira a spostare almeno in parte le cifre da un contenitore all’altro. Nella visione di sociologi e statistici i 110 miliardi destinati all’azzardo nel 2019 inclineranno verso una cifra nettamente inferiore nel 2020 e anche l’economia potrebbe giovarsi di questo travaso di denaro trasfuso in beni di consumi meno deperibili di un “gratta e vinci”. E, poi, su cosa convogliare le scommesse sportive ora che il mondo dello sport è completamente fermo, a parte qualche oasi completamente deglobabilizzata? O si vuole scommettere su quando finirà il Coronavirus e autorizzare la riapertura dei centri scommesse, considerati più utili e necessari delle librerie, secondo una visione stravolta della realtà e dei bisogni primari?

Anche il presidente del CONI Malagò, che dovrebbe avere uno sguardo più profondo e rivolto a tutto il mondo dello sport e non solo al calcio, sembra propendere per questo revisionismo emergenziale d’accatto. Ma se è proprio il CONI che ha spedito a sicura morte il Totocalcio nella passate gestioni, cancellando una fonte d’introiti autonoma e consegnandosi mani e piedi allo Stato, cioè alla politica, cioè al Governo reggente, con i mille intrighi clientelari nel sottobosco del caso!

Il calcio si fa forte in materia anche delle obiezioni a gamba tesa dell’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), ma si tratta solo di un’improvvida invasione di campo.

I dati economici sul piatto sono evidenti. Con la perdita delle sponsorizzazioni legate all’azzardo le società di calcio hanno perso 100 milioni. Nel 2018 gli italiani hanno speso 12,1 miliardi per le scommesse sportive di cui 9,1 relativamente al calcio con un gettito per l’erario di 211 milioni. Oggi queste cifre sono in forte ridimensionamento e ciò autorizza la previsione di una inversione di tendenza. La risposta alla crisi deve venire da altre risorse. E non potrà abdicare il Ministro dello sport Spadafora visto che il decreto dignità alla voce “azzardo”, rimanendo in metafora, è uno dei pochi gol messi a segno dal Movimento 5 Stelle in questa legislatura.  

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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