27 gennaio, memoria o celebrazione?

Il “Giorno della Memoria”, stabilito il 27 gennaio di ogni anno, è stato istituito come ricorrenza per ricordare il genocidio di sei milioni di ebrei, definito propriamente col termine ebraico di Shoà. Solo in subordine il 27 gennaio è stato esteso a tutti i crimini commessi dai nazifascisti nell’universo concentrazionario e in tutti i luoghi degli eccidi perpetrati: il genocidio dei Rom, definito da quella gente Samudaripen, lo sterminio dei menomati definito Ausmerzen dai carnefici, l’annientamento di tre milioni di slavi, di centinaia di migliaia di antifascisti, di migliaia di omosessuali, di testimoni di Geova, anche di emarginati di ogni genere. Se si allarga lo sguardo fuori dai campi di annientamento, lo sterminio dei Rom e dei Sinti è ben più vasto di quello di 500mila esseri umani perpetrato nel lager di Auschwitz-Birkenau e assomma a oltre due milioni. Ma il più vasto degli stermini attuati dai nazifascisti fu quello delle popolazioni sovietiche. L’URSS ebbe nel corso della seconda guerra mondiale 26 milioni di morti, il 70% dei quali verosimilmente civili, spesso trucidati con inaudita ferocia. I nazisti pensavano che gli slavi dovessero essere destinati alla schiavitù. Il capo delle SS, Himmler ebbe a dichiarare: «se diecimila donne slave lavorano per noi fino alla morte, la cosa mi è del tutto indifferente». Ma l’immane martirio dei popoli sovietici è tendenzialmente sottaciuto in Occidente per ragioni biecamente ideologiche.

Ora, io sono pienamente consapevole del fatto che il delirio antisemita dei nazisti ebbe un carattere di unicità e altresì lo ebbe il genocidio degli ebrei. Ho dedicato almeno 40 anni della mia vita a studiare, a glorificare e a dare voce e futuro a quella mirabile nazione dell’esilio che fu l’Ostjudentum e la yiddishkeit, cioè l’ebraismo centro-esteuropeo e la sua anima culturale. Ne ho fatto il centro del mio teatro e della mia poetica. Penso che con l’annientamento di quell’ebraismo, che subì il peso soverchio dell’immane catastrofe, non solo gli ebrei abbiano subito una perdita irrecuperabile che ha ipotecato il loro orizzonte, ma anche l’Europa abbia ricevuto un colpo micidiale per lo sviluppo della sua civilizzazione.

Fatta questa necessaria premessa, oggi abbiamo il dovere di concentrarci sul senso che ha assunto la focalizzazione sulla Shoà del giorno della memoria. Tale focalizzazione, a mio parere, non ha l’obiettivo prioritario di onorare le vittime ebraiche del male assoluto ma piuttosto quello di fare un uso strumentale di quell’abisso di orrore per ottenere effetti di condizionamento politico con scopi tutt’altro che limpidi. Dacché i governi reazionari e ultra reazionari hanno preso il potere in Israele in alleanza con i partiti ultranazionalisti del fanatismo religioso, i loro leader hanno scoperto il potere intimidatorio e di ricatto dell’Olocausto sui governi d’Europa, degli Stati Uniti e dei paesi del Sudamerica governati dalle destre estreme. Le forze xenofobe e razziste, dal canto loro, hanno scoperto che sostenere acriticamente il governo di Israele permette loro di rifarsi una verginità ai danni delle sinistre. Trump e Netanyahu in perfetta consonanza hanno dimostrato che si può essere antisemiti a casa propria, purché si sia filo sionisti, significando con questo termine l’impunità del governo fascistoide segregazionista e razzista di Israele.

Questo cinismo rischia di generare una catastrofe: quella di trasformare il giorno della memoria nel giorno dell’ipocrisia, della retorica e della falsa coscienza (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2019/01/27/contro-la-sottocultura-dellodio/). La risorgenza dell’antisemitismo che oggi tanto allarma nasce dal revisionismo che mira a riabilitare i fascismi e si nutre del pestilenziale humus dell’anticomunismo viscerale il cui scopo è quello di demolire tutte le forme di giustizia sociale. Ma la propaganda dei raggruppamenti reazionari trova comodo fomentare la vile accusa di antisemitismo rivolta a coloro che si battono per il riconoscimento dei diritti e della dignità del popolo palestinese al fine di conferire piena legittimità alle azioni del governo e dell’autorità militare israeliani. Tali azioni rientrano nelle categorie criminali dell’occupazione, della colonizzazione, della segregazione, del furto di risorse e di diritti, della violazione delle leggi del diritto internazionale a partire dalla definizione dei confini (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2018/06/11/israeliani-e-palestinesi-dalla-repressione-allapartheid/). Il governo di Netanyahu è arrivato all’aberrazione di varare la legge dello Stato-Nazione, una legge razziale che dichiarando cittadini di Israele solo gli ebrei, riduce un milione e duecentomila cittadini israeliani arabi palestinesi in condizione di inferiorità (https://volerelaluna.it/commenti/2018/07/21/la-catastrofe-annunziata/). E quando i sostenitori dei diritti universali chiedono ragione di queste gravi iniquità vengono accusati di antisemitismo dai governanti israeliani e dagli ultras del sionismo posticcio. Accusa infame, vile e così capziosa che una democrazia seria dovrebbe sanzionare con il carcere o con durissime pene pecuniarie. Personalmente non escludo che nel vastissimo popolo che si batte per i diritti dei palestinesi, fra il quale si annoverano anche molti israeliani, possa camuffarsi qualcuno di sentimenti antisemiti, ma ne vanno provate le eventuali intenzioni con un processo. Non si approfitta della propaganda per criminalizzare movimenti democratici e pacifici.

La frenesia che anima la maggioranza degli ebrei nel giorno della memoria dipende anche dal fatto che se ne stanno andando i testimoni diretti dell’immane tragedia, il che, per la feccia dei negazionisti, sarà una manna. Allo stato delle cose l’antisemitismo è una latenza ineludibile. In quanto minoranza con una storia plurimillenaria che ha mostrato impressionanti punte di eccellenza, gli ebrei sono fantasmatizzati come onnipotenti e subdoli, con la volontà di dominare il mondo. Nel tempo presente è importante monitorare e tenere sotto controllo questa criminale farneticazione. Ma in futuro bisognerà lottare con tutte le forze contro gli orrori come i campi della morte in Libia, l’oppressione dei curdi e di tutte le genti dimenticate come i Rohingya (https://volerelaluna.it/mondo/2018/03/20/il-genocidio-dei-rohingya/). È impellente cessare di respingere i migranti trasformando un mare in un cimitero di povera gente.

Lo studio del fascismo va lasciato agli storici, con la consapevolezza che il giudizio morale sul regime è tombale, in quanto è stata una dittatura liberticida, guerrafondaia, colonialista, genocida, sterminatrice, che ha gettato sull’Italia disonore, ridicolo e catastrofi. E bisogna liquidare contestualmente l’anticomunismo viscerale in assenza di comunisti. Anche perché i leader e i burocrati del socialismo reale o sono morti o sono diventati magnati, capitalisti o speculatori con il coltello fra i denti, mentre i comunisti, quelli veri ‒ numero esiguo che andrebbe dichiarato specie protetta ‒, si rifanno alla definizione di Marx: «a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità».

Come ebreo io mi sentirò al sicuro solo quando nessuno avrà titolo di opprimere, sfruttare, usare, strumentalizzare, impoverire, schiavizzare, calunniare i suoi simili.

Quanto al Giorno della Memoria chiederei di cambiarne l’intitolazione in “Giorno delle Memorie”. In tale contesto la memoria ebraica, come una sorella maggiore nelle infinite sofferenze sopportate, dovrebbe farsi promotrice del valore di tutte le memorie dei genocidi, degli stermini di massa, dei massacri, delle pulizie etniche, delle schiavizzazioni, dei saccheggi, delle vessazioni di tutte le genti che hanno sofferto, compresi i Palestinesi.

Gli autori

Moni Ovadia

Moni Ovadia è un attore, drammaturgo, scrittore e compositore di famiglia ebraica. Tale ascendenza influenza tutta la sua opera, diretta al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario, religioso e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. Politicamente impegnato nella sinistra è profondamente critico nei confronti della politica ultranazionalista del Governo di Israele e impegnato nella difesa dei diritti della Palestina e dei palestinesi.

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