Sanità pubblica e sanità privata in Piemonte

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Un’altra sconfitta – più modesta, ma significativa – ha anticipato di poche ore la batosta elettorale subita da Sergio Chiamparino.

Il riferimento è alla sentenza n. 608/2019 del TAR Piemonte, che ha annullato la delibera della Giunta regionale uscente con cui, per la prima volta nella storia della Regione, i medici delle strutture private accreditate erano stati autorizzati a prescrivere visite, esami e farmaci ai pazienti del Servizio sanitario regionale (ne avevo scritto su il Manifesto del 12 luglio dello scorso anno).

Mai agli operatori della sanità privata piemontese era stato fatto un regalo di tale portata. Per una ragione molto semplice. Consentire il rinnovo delle cure presso i privati, senza che sia necessario un nuovo passaggio innanzi al medico di base, depotenzia la capacità di controllo delle autorità regionali contro eventuali scelte inappropriate poste in essere dai privati stessi. Inoltre, se si considera che il meccanismo dei rimborsi si basa sulle singole prestazioni erogate – e non sulla presa in carico complessiva del paziente – è evidente il rischio che le autoprescrizioni private si concentrino sugli interventi maggiormente remunerativi, riservando al pubblico quelli economicamente meno interessanti. Un perverso meccanismo di privatizzazione dei guadagni e di socializzazione delle perdite.

Sulla scorta di tali argomentazioni, il Sindacato dei Medici Italiani e la sezione regionale dell’Anaao-Assomed avevano impugnato la delibera innanzi ai giudici amministrativi, ottenendo un’ordinanza di sospensione della sua efficacia. Una decisione che lasciava presagire i dubbi del TAR, ma che la Regione decideva di ignorare, mantenendo l’opposizione al ricorso e rifiutando di ascoltare i prudenti consigli di chi suggeriva il ritiro della delibera. Risultato: la pronuncia di merito che annulla l’atto impugnato, con un’incalzante argomentazione che respinge tutte le tesi difensive e getta un’ombra sulla visione che, in questi anni, ha ispirato la gestione del più delicato comparto regionale da parte del presidente Chiamparino e dell’assessore alla Sanità Saitta.

Al centro dell’argomentazione del TAR è il richiamo alla giurisprudenza della Corte costituzionale, che già con la sentenza n. 1103/1988 aveva stabilito che la legislazione riserva ai medici dipendenti o direttamente convenzionati del Servizio sanitario nazionale «l’impiego di ricettari per la prescrizione o la proposta di prestazioni erogabili dal Servizio sanitario nazionale» (legge n. 531/1987, ancora oggi vigente). Scopo di tale previsione – aggiungeva la Corte costituzionale – è quello di «contrastare la recrudescenza degli illeciti in danno del Servizio sanitario nazionale mediante una più efficace opera di controllo sistematico delle prescrizioni».

Il TAR Piemonte evidenzia efficacemente i beni costituzionali protetti da tale normativa.

Il primo è quello relativo alla «necessità che le prescrizioni o le proposte di prestazioni erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale siano riservate a medici che abbiano una competenza accertata attraverso selezioni specifiche» e «la cui attività sia sottoposta a specifici controlli» al fine di rendere «più concreta e certa la garanzia del diritto alla salute dei cittadini, riconosciuto come fondamentale dall’art. 32 Costituzione».

Il secondo è quello relativo all’esigenza di «evitare l’aumento abnorme e incontrollato delle prescrizioni di farmaci, cercando pertanto di prevenire danni economici causati allo stesso Servizio Sanitario Nazionale».

A mettere a repentaglio questi beni costituzionali è stata un’amministrazione regionale retta da una maggioranza politica di centrosinistra, senza che l’allora gruppo di LeU se ne discostasse. Qualche giorno prima del voto, stimolato dall’associazione Prospettive comuni, il candidato all’Assessorato alla sanità del medesimo schieramento aveva ammesso la necessità di «riconsiderare» la delibera. Un po’ più di coraggio politico avrebbe forse reso meno netta quantomeno la sconfitta subita dalla Giunta Chiamparino innanzi al TAR.

About Francesco Pallante

Francesco Pallante è professore associato di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Si interessa, tra l’altro, di rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari e di diritto regionale. Ha scritto da ultimo, con Gustavo Zagrebelsky, “Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali” (Laterza 2016). Scrive per “il manifesto” ed è membro del Consiglio di direzione di Libertà e Giustizia.

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