L’agonia del diritto internazionale travolto dalla legge del più forte

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È una verità tragicamente verificabile ogni giorno, in mille luoghi dove agonizzano umanità sfinite: il diritto internazionale, bellico, umanitario non esiste più, è un postulato, un gesto normativo indimostrabile nella realtà. Non perché qualche onnivora canaglia internazionale o imperversante demagogo riesca a renderlo talvolta inapplicato accumulando orribili abilità. La violazione isolata non fa crollare il sistema, anzi lo rafforza come per qualsiasi sistema giuridico che presuppone la violazione. La ferita è più profonda: ovvero nessuno tiene più conto del Diritto nell’agire nella mischia internazionale o nell’impartire ordini a soldati e guerriglieri. La reputazione strategica si ottiene solo al prezzo di innumerevoli ingiustizie legalistiche e bestiali atavismi. Le Leggi sacrosante servono per la propaganda contro il nemico e per tirarle fuori dagli zaini quando si imbandiranno i processi ai vinti. Nelle guerre e nei confronti tra Blocchi del terzo millennio per tutti è facile compiere il male, come ai tempi degli assiri, ci riescono tutti, a occidente e a oriente. Assumere esplicitamente la realtà inesorabile che viviamo, tutti, in un modo darwiniano sottomessi alla sola legge del più forte, è invece impresa insolita.

L’esistenza di leggi universali e intangibili è diventata purtroppo un’astrazione per cattedre universitarie, osanna di sofisti, petrarchismi legulei per ciarloni da pulpito. Un mondo regolato da norme innegoziabili che l’uomo può conoscere ed osservare si è raggrinzito a nostro messianismo, un testo rivelato dagli “sviluppati” e regni collegati a “quelli in via di sviluppo” a cui non è concessa che la chance di colmare la giuridica arretratezza e convertirsi alla modernità dei diritti umani. Dietro il sipario, intanto, la guerra è tornata alla sua torva, inumana essenza, guerra da masnadieri ovvero forza e violenza allo stato puro, regolate solo dall’arbitrio e dalla ingiustizia.

È una verità che dovrebbe scandalizzare un gran numero di anime sincere in Occidente, dove sono i fondatori di questa religione dell’Umanità con il suo Decalogo, i diritti dell’Uomo. E invece si continua a fingere formule omeopatiche che attribuiscono il delitto agli sciagurati, ai cattivi, agli autocrati, ai fanatici: Putin infatti invade, ammazza i civili con bombardamenti indiscriminati, rapisce bambini… Hamas realizza pogrom di massa e usa ostaggi… Insomma le guerre dei nichilisti che non si affidano certo a lodevoli scartafacci… Noi invece. Sarebbe rassicurante se fosse così.

Come la mettiamo ad esempio con la guerra di Gaza? Due democrazie, Stati Uniti e Israele, si scambiano da due mesi incontri e missioni di alto livello per fissare, insieme, il limite “accettabile” di violenza che l’esercito ebraico rovescia ogni giorno sulla popolazione della Striscia. Accettabile: si dice così a Washington dove sono sempre in fregola per processare criminali internazionali. Il perimetro del diritto bellico assegnato ai palestinesi, che certo non sono in massa complici del delitto di Hamas, viene dunque fissato attraverso un accordo contrattuale, come una lustrale transazione tra privati. Ventimila defunti per Biden e Blinken sono evidentemente al di sotto di questa linea, non sono delitto. Per non parlare di distruzione pianificata di costruzioni civili, bombardamento di ospedali, deportazione sotto minaccia della popolazione, impicci alla distribuzione di aiuti umanitari, prigionieri sottratti a qualsiasi controllo internazionale. Post eventa, gli americani si vanteranno di aver svolto una funzione moderatrice. Altro che prognosi giuridiche, nella prassi non sembrano esistere cose impossibili perché troppo immorali.

Analizziamo le guerre direttamente americane. Non le tardive reminiscenze di My Lai e del preistorico conflitto nel Vietnam, veniamo all’ultima meraviglia bellica made in Usa, i droni: quale assoluzione si può trovate nel diritto internazionale sul disinvolto utilizzo di questo terrorismo da ricchi che purtroppo la produzione industriale ha ormai messo nelle disponibilità anche di criminali meno sofisticati? Le armi proibite…, che fiaba! Bombe a frammentazione, al fosforo, ordigni micidiali che lasciano tracce per sempre, missili la cui imprecisione è la migliore qualità perché fa più danni tra gli innocenti: tutti ne hanno gli arsenali stracolmi e le usano. Diavolo! Servono eccome: a vincere. È colpa degli altri se siamo costretti a questi mezzi… Passanti inermi abbattuti per precauzione, per evitare vittime tra i propri combattenti: siete proprio sicuri che sono regole che trovereste solo nei manuali operativi di jihadisti, russi invasori e sgherri di Bashar al-Assad?

Proviamo a far di conto su quanti sono gli orfani del Diritto internazionale; non si risparmiano certo gli zeri. Che potranno raccontare gli armeni cacciati dagli azeri come se fossero armenti entrati nel campo del vicino? E gli otto milioni di fuggiaschi sudanesi a chi si rivolgeranno per veder punita la norma che vieta severamente di sottoporre i civili inermi a violenze e saccheggi? Che vi diranno della loro esperienza del Diritto umano i tigrini che il premio Nobel per la pace, il premier etiope, ha cercato di sterminare con la fame per costringerli ad arrendersi? Chi terrà una lectio magistralis agli abitanti del Niger, del Mali e del Burkina Faso, vittime dei massacri di jihadisti e regolari dell’esercito, e dei bombardamenti a casaccio dei francesi?

Nelle guerre di nuovo tipo, bastarde, asimmetriche, annientatrici, in cui rientra anche quella apparentemente classica tra Russia e Ucraina e i suoi alleati, le regole di discriminazione e proporzionalità, che vietano punizioni collettive e invocavano un rapporto tra mezzi impiegati e danni inferti e tra mezzi e scopi, sono impossibili. I civili innocenti sono un lusso che nessuno può permettersi. Oggi la guerra è regolata dalla perfidia, a quella che era un tempo la strategia dei terrorismi si uniformano senza ipocrisia gli eserciti regolari, alle prese con l’enigma irrisolto di debellare un avversario imprendibile, che non si inchina alla maggiore potenza. La reciprocità è il principio della guerra. E così tutti anche le democrazie devono scendere sul terreno della violenza pura. Bisogna vincere. La sconfitta non risparmia nessuno, soprattutto nelle democrazie dove chi è al comando deve sottoporsi al giudizio. Non quello remoto e ininfluente della Storia. Quello degli elettori.

L’articolo è tratto da La Stampa del 3 gennaio