Turchia. Verso un’unità delle opposizioni per sconfiggere Erdogan

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«Iniziamo», ha detto Kemal Kiliçdaroglu, il rivale dell’attuale presidente della Repubblica, davanti a una folta folla ad Ankara il 6 marzo. Kiliçdaroglu tuttora è l’avversario numero uno di Erdogan e riceve il sostegno di sei partiti d’opposizione. Lo sfidante, classe 1948, riuscirà a sconfiggere il dittatore?

Kiliçdaroglu è nato nella città di Dersim/Tunceli, nel villaggio di Ballica, una località molto povera e in continua migrazione dagli anni ’80, che oggi non raggiunge nemmeno 100 abitanti. Il leader del Chp, il Partito popolare repubblicano di stampo kemalista, è figlio di una famiglia numerosa e alevita. Gli Aleviti sono i “valdesi” dell’Islam, più progressisti e laici rispetto ai sunniti, in passato vittime di diversi genocidi, casi di discriminazione politica, mediatica e giuridica. La sua è la storia di un percorso di emancipazione dalla profonda e povera Anatolia verso una posizione di prestigio e riconoscimento. Il ragazzo di Dersim si laurea nel 1971 in economia e commercio all’Università di Ankara e inizia a lavorare al ministero del Fisco come esperto di contabilità. Continua a lavorare nel settore e poi negli anni ’90 decide di tesserarsi al Dsp, il Partito democratico di Sinistra, all’epoca guidato da Bulent Ecevit, l’unico primo ministro di sinistra che la Turchia abbia mai avuto nella sua storia. Kiliçdaroglu nella sua carriera professionale e politica ha sempre portato avanti una sistematica lotta contro lo spreco del denaro pubblico e la corruzione. Ha lavorato per dare visibilità ai maxi processi contro la corruzione, legati ad alcuni personaggi importanti del partito al governo, l’Akp, e la fondazione religiosa Deniz Feneri. È diventato segretario generale del Chp nel 2010 dopo le dimissioni del suo storico leader Deniz Baykal, coinvolto in uno scandalo di ricatto per faccende legate alla sua vita privata. Nella sua dichiarazione dei redditi pubblicata sul sito del parlamento nazionale, Kiliçdaroglu risulta essere proprietario di un terreno, due case, dieci quadri e un anello. Si tratta di un politico che si veste in modo pacato, non bada all’apparenza e alla dimostrazione della ricchezza. Il fatto che suo figlio, Kerem, abbia deciso di svolgere il servizio militare obbligatorio rinunciando al diritto di saltarlo pagando la quota prevista dalla legge, è uno dei gesti simbolici che distanzia Kiliçdaroglu dal suo avversario Erdogan. L’attuale presidente dichiara in ogni occasione possibile che le sue macchine, i suoi aerei e il suo palazzo presidenziali sono “necessari” e suo figlio, Bilal, oltre a studiare negli Usa in un’università privata ha anche evitato il servizio militare pagando quella quota. Sono soltanto alcune e piccole differenze tra i due avversari.

A livello politico sono ovviamente molto diversi. Kiliçdaroglu sostiene che sia fondamentale ritornare al sistema parlamentare che la Turchia si è lasciata alle spalle con il referendum del 2017, per iniziativa di Erdogan. Vuole eliminare dall’attuale Costituzione l’impronta della dittatura militare del 1980 e renderla più democratica, un’iniziativa mai presa da Erdogan. In particolare, l’attenzione del leader del Chp è volta ad abolire o cambiare radicalmente il funzionamento di una serie di simboli della giunta del 1980 come il sistema elettorale, l’Ente superiore dell’Istruzione e l’Ente superiore delle trasmissioni audiovisive. Kiliçdaroglu prende spesso di mira i cambiamenti legislativi che l’attuale governo ha emanato in merito a bandi e appalti pubblici, finanziamenti erogati dalle banche statali, diritti delle donne, sistema giuridico, sistema pubblicitario per i giornali e in merito alla gestione delle risorse economiche da parte dei municipi. Sostiene che oggi in Turchia tutta la magistratura sia al servizio del potere e sia essenziale ripristinare il sistema della separazione dei poteri. Una delle battaglie che ha reso famoso il figlio di Dersim è la sua lotta contro le criminalità organizzate che utilizzano la Turchia per riciclare denaro sporco, spacciare droga e reclutare nuovi terroristi fondamentalisti. Infine, con un po’ di sfumature diverse, ci sono anche dei punti in comune tra Kiliçdaroglu e Erdogan: fedeltà alla Nato, continuità nelle relazioni economiche con l’Ue e orientamento al libero mercato.

Kiliçdaroglu è stato sempre critico nei confronti del governo rispetto alla questione siriana. Sostiene che sia fondamentale risanare i rapporti sia per calmare la situazione in Siria sia per rimpatriare gradualmente quei milioni di persone siriane presenti in Turchia da circa dieci anni. A questo punto arriva la critica più severa di Kiliçdaroglu nei confronti dell’Ue: «Non devono essere sfruttati i rifugiati presenti in Turchia ma nemmeno il mio bel paese deve diventare una prigione per i rifugiati, costruita dalle forze imperialiste. Dobbiamo trovare una soluzione di reciproca responsabilità con l’Ue».

Il profilo laico, riformista, la sua posizione a favore dei diritti civili e per la difesa di un sistema giuridico indipendente sono alcuni dei principali punti che hanno portato Iyi Parti, Saadet Partisi, Gelecek Partisi, Deva Partisi e Demokrat Parti a sostenere la candidatura di Kiliçdaroglu. Il 22 marzo il terzo polo, «Alleanze del Lavoro e della Libertà», composto da diversi partiti di sinistra, dove si posiziona anche l’Hdp, la sinistra turca e curda, ha deciso di non presentare un suo candidato. La decisione che potrebbe essere interpretata come un sostegno per Kiliçdaroglu arriva due giorni dopo l’incontro avvenuto tra il leader del Chp e l’Hdp. Avvicinandosi alle elezioni è probabile che arrivi anche il sostegno de «L’unione delle forze socialiste», ossia la coalizione composta dai partiti socialisti e comunisti.

Secondo la maggior parte dei sondaggi le elezioni presidenziali del 14 maggio andranno al ballottaggio e nell’eventuale secondo turno, Kiliçdaroglu risulterebbe il vincitore. Per la prima volta Erdogan, secondo i sondaggi, si troverebbe in grande difficoltà. Per le elezioni politiche la partita invece sembra ancora aperta: la coalizione che guida Kiliçdaroglu potrebbe non arrivare alla maggioranza se non ricevesse il sostegno di altre coalizioni. Questo punto è tuttora una zona grigia. Mentre esiste un consenso generale sull’idea di sconfiggere Erdogan sostenendo Kemal Kiliçdaroglu, non si può parlare di un’alleanza nazionale pronta ad attuare un piano condiviso una volta vinte le elezioni.

Il 14 maggio saranno forse le elezioni più importanti della storia della Repubblica di Turchia sia per il futuro di Erdogan sia per la possibilità di fondare un paese democratico, laico e progressista.

L’articolo è tratto da il manifesto del 25 marzo