Un falò di bollette contro il caro-vita

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Un falò delle bollette stratosferiche ha percorso ieri l’Italia. In occasione dell’International Action Day chiamato dalla Federazione Sindacale Mondiale, da Cagliari a Bologna, da Torino a Roma, in quindici città ha preso corpo la mobilitazione dell’Unione Sindacale di Base (Usb) insieme a Potere al popolo contro i rincari del 60% dell’energia elettrica e dell’80% del gas; contro le multinazionali italiane che hanno guadagnato 40 miliardi di euro di extraprofitti dalla crisi amplificata dalla guerra russa-ucraina; per il blocco dei prezzi al consumatore.

Usb ha depositato ieri alla Procura di Roma una denuncia contro «le società che commerciano gas, energia elettrica e prodotti petroliferi ai danni della collettività». Dietro le aziende che non vogliono pagare quella ridicola tassa sugli extra-profitti imposta da Draghi, c’è sempre lo Stato o il Comune o un’azienda partecipata. Siamo di fronte a uno Stato usuraio» sostiene Pierpaolo Leonardi (Usb).

La campagna «Noi non paghiamo», ispirata al modello britannico «Don’t Pay Uk», si sta facendo strada anche in Italia e punta a raccogliere un milione di firme sul proprio sito (www.nonpaghiamo.it) entro il prossimo 30 novembre. Fino a ieri sera avevano aderito 8.726 persone. «Man mano che avremo visibilità e ci diffonderemo nei territori – sostengono gli attivisti – la crescita sarà esponenziale». «Questa situazione non parte da oggi – aggiungono –, è frutto di una speculazione che nasce, prima dello scoppio della guerra, per le scelte fallimentari del Governo che, invece di mettere in sicurezza le famiglie, ha aumentato le spese militari. La crisi devono pagarla i veri responsabili: le banche, i mercati e le compagnie del fossile che non fanno nulla per una transizione energetica». «Se il prossimo Governo non avrà messo in atto garanzie per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, inizieremo con l’autoriduzione o il non pagamento delle bollette». Nel corso delle manifestazioni sono emerse testimonianze di cittadini e lavoratori che lamentano di avere ricevuto bollette da 220 euro che incidono drammaticamente su stipendi da 1100. Ci sono anche testimonianze che sostengono di avere ricevuto bollette fino a 400 euro, in presenza di salari che non superano 1500 euro. A Bologna, durante un sit-in davanti alla sede della multi-utility Hera sono state bruciate simbolicamente le fotocopie di alcune bollette del gas tra i 700 e gli 800 euro. A Milano è stata mandata in fumo una bolletta simbolica da un metro e mezzo davanti all’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) perché, secondo i manifestanti, «avvisa dei futuri aumenti, ma non garantisce l’equità dei prezzi».

Il problema non è solo il prezzo del gas, drogato dalla andamento speculativo della borsa di Amsterdam Ttf. L’aumento dei beni energetici è anche la conseguenza della fiammata inflazionistica. A Cagliari, ad esempio, è stato raccontato che il prezzo dei soli beni alimentari in Sardegna è cresciuto dell’11,2%. In un anno l’acquisto del cibo comporterà un aumento di 780 euro. Un dato convergente con una stima dell’Istat secondo la quale il totale dei costi per il riscaldamento, dell’acqua e dell’energia aumenterà del 26% nei prossimi mesi. A questo andranno aggiunti l’affitto e le altre spese essenziali. «Serve una soglia, per tutte le famiglie, sotto la quale non si paghi l’energia elettrica, perché si tratta di un bene di prima necessità e non ne se ne può fare a meno – hanno detto gli attivisti in piazza –. Oltre la soglia si dovrebbe poi pagare un prezzo controllato. Oggi non ci sono controlli e, complice la guerra in Ucraina, si sta speculando. Noi non riusciamo più ad andare avanti».

La critica di Usb si è concentrata anche sul ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, «azionista di maggioranza di Eni, una delle tante società che hanno goduto di extraprofitti». Con il nuovo Governo Meloni «non si vede all’orizzonte un cambio di rotta sulla fiducia illimitata nelle virtù taumaturgiche del mercato e della finanza» osserva il sindacato. «Non siamo più disposti a pagare il conto delle crisi capitaliste e delle guerre imperialiste, che oggi ci troviamo in bolletta e nei bilanci familiari a fine mese» ha commentato Marta Collot (Potere al popolo). «La crisi sociale è frutto di una speculazione che nasce, prima della guerra, per le scelte fallimentari del Governo che non ha messo in sicurezza le famiglie e ha aumentato le spese militari»

Quello visto ieri in 15 città è uno dei volti della crisi sociale descritta anche nella ricerca Un paese da ricucire del Censis-Confcooperative. In Italia la povertà colpisce 3 milioni di famiglie, 10 milioni di persone; la povertà “assoluta” riguarda invece 5 milioni e mezzo di persone. Sono quattro milioni i lavoratori poveri che guadagnano meno di mille euro al mese, sei milioni di pensionati non superano 12 mila euro all’anno. La crisi può mettere in ginocchio 300 mila imprese mettendo in gravi difficoltà tre milioni di lavoratori. «In questa situazione – sostiene Giovanni Paglia (Alleanza Verdi-Sinistra) ‒ bisogna bloccare i distacchi delle utenze, imporre un tetto massimo al costo di gas e elettricità e restituire gli extraprofitti» che il Governo Draghi non è riuscito a ottenere.

Ha fatto molto parlare negli ultimi giorni il caso della chiusura di alcune strutture della catena Caroli Hotels tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca per una bolletta dell’elettricità di circa 500 mila euro. «Nonostante gli ottimi risultati della stagione turistica i problemi gestionali ricadono sui lavoratori e le loro 300 famiglie» ha sostenuto la Filcams Cgil Puglia. Nella provincia di Lecce si teme l’esplosione di «una bomba sociale provocata dai licenziamenti in vista dell’inverno».

L’articolo è tratto da il manifesto del 2 ottobre

Gli autori

Roberto Ciccarelli

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