Se per il consenso si truccano anche i numeri dei migranti

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E poi a un certo punto, sincronizzata puntualmente col disagio economico, salta fuori l’invasione dei migranti. Salta fuori nella retorica sicuritaria dei partiti di centro-destra, ma torna anche, sempre più spesso, nel discorso degli altri, i progressisti, i teorici della società aperta, quelli che, più o meno loro malgrado, finiscono, per accodarsi alla narrativa mainstream. Succede così che in questi giorni di previsioni funeste per l’autunno in agguato due quotidiani illuminati come il francese Le Monde e lo spagnolo El Pais dedichino il titolo di apertura e le pagine a seguire alla quintessenza della paura sociale, “L’Europe face à un retour massif des migrants” e “La migración irregular a Europa crece al mayor ritmo desde 2016”. D’impatto, non c’è che dire, tanto le foto quanto la grafica dei flussi a tenaglia tra la Sicilia e Trieste. Peccato che, ancora una volta, i conti non tornino.

Non tornavano neppure all’inizio di luglio, quando l’ancora in sella premier Mario Draghi confidava al “dittatore necessario” Recep Tayyip Erdogan come l’Italia, “paese aperto”, avesse raggiunto il limite dell’accoglienza. E oggi, al termine di quella bella stagione che tanto si presta all’attraversamento del Mediterraneo, tornano ancora meno. Dati ufficiali alla mano infatti, a quattro mesi dalla fine del 2022 risultano sbarcate sulle nostre coste 56.210 persone, meno di un terzo delle 181.436 del 2016 e la metà esatta rispetto al 2017. Poi certo, c’è in mezzo il 2019 di quota 11.471, ma, con buona pace dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, quel risultato dipese assai più dalla tragica guerra in Libia e dall’impossibilità di fuggire via mare superando i mille check point dei miliziani che dai pur durissimi decreti sicurezza varati dal suo Viminale.

Non c’è insomma “nessuna emergenza numerica”, come ripete il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Flavio Di Giacomo, rimarcando quanto «oltre l’80% dei migranti africani resti in Africa». Non c’è in Europa, dove e per fortuna all’indomani dell’invasione russa sono stati accolti senza colpo ferire oltre 9 milioni di profughi ucraini, né tantomeno in Italia, dove esiste invece, concretissima, una grave emergenza umanitaria nell’hotspot di Lampedusa, angusto collo di bottiglia organizzativo che, nel Mediterraneo precluso ormai quasi del tutto al soccorso delle ONG, ha assorbito finora il 40% degli sbarchi, al netto di 14.157 migranti intercettati in sei mesi dalla guardia costiera libica e riportati a terra.

Eppure, con la guerra del gas a minacciare la tenuta dell’economia europea ma anche dei suoi valori fondanti, salta fuori, capro espiatori senza eguali, l’invasione dei migranti. La presunta invasione dei migranti. Salta fuori in Italia, dove i sondaggi di una campagna elettorale molto polarizzata gonfiano il vento in poppa alla destra, e salta fuori in Francia, in Spagna, in quelle democrazie del vecchio continente in cui la politica non riesce più a governare i processi sociali con ricette nazionali e cede alla retorica semplicistica dei populismi, lasciando loro l’iniziativa e riconoscendone di fatto la nuova egemonia culturale.

C’è una sola vera teoria pseudo-matematica nell’intero corpus delle scienze sociologiche e si chiama “il teorema di Thomas”, dice che «se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse saranno reali nelle loro conseguenze», dice cioè che la percezione di un pericolo produce conseguenze reali indipendentemente da quanto reale sia quel pericolo. Ecco perché l’invasione dei migranti salta fuori regolarmente allo scoccare di ogni crisi economica e all’approssimarsi di un voto. Una squadra butta la palla in tribuna e detta i tempi all’altra. Anche se i conti non tornano.

L’articolo è tratto da La Stampa del 5 settembre 2022

Gli autori

Francesca Paci

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