La Toscana vuole la competenza anche per l’energia

image_pdfimage_print

Si è tenuto a Roma il 22 giugno il preannunciato incontro tra la ministra Gelmini e alcuni governatori del Nord sull’autonomia differenziata (Ad) e la sollecita approvazione della cosiddetta legge quadro (https://volerelaluna.it/politica/2022/06/17/rispunta-lautonomia-differenziata/). Hanno partecipato, a quanto leggiamo dai resoconti dei giornali, i presidenti Fontana (Lombardia), Bonaccini (Emilia-Romagna), Zaia (Veneto), Cirio (Piemonte), Giani (Toscana) e Toti (Liguria). Era presente anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga (Friuli-Venezia Giulia). I giornali del Nord avevano inoltre annunciato anche la partecipazione di Emiliano (Puglia), che però non è riportato tra i presenti. Forse perché ha capito che non sarebbe stato in buona compagnia.

In sostanza, è il coordinamento delle regioni del Nord, da tempo allineate – con qualche distinguo – intorno alla richiesta di autonomia differenziata. Con la Toscana come new entry, che però cala subito sul tavolo una carta pesante. La richiesta toscana si volge infatti non solo ai temi classici dei fan dell’Autonomia come cultura e turismo, ma anche all’energia. La Toscana vuole mettere le mani sulle concessioni e sulla geotermia, per fare – è il solo modo di dirlo – più quattrini. Davvero vogliamo credere che quando il Paese può trovarsi nella peggiore crisi energetica della storia repubblicana la risposta giusta sia nell’Autonomia regionale? C’è da rimanere esterrefatti. Alla lezione della pandemia per la sanità vogliamo aggiungere un’altra lezione, dalla guerra per quanto riguarda l’energia?

Ma ancor più meraviglia quel che la ministra Gelmini abbia dichiarato, già a fine aprile, che «le richieste del presidente Giani sono coerenti con l’impianto costituzionale del regionalismo differenziato. E l’istanza toscana, con le sue specificità, si inserisce in un percorso che anche altre Regioni hanno già avviato e sul quale stiamo lavorando attivamente». Ma lo sa la ministra che l’Autonomia regionale differenziata è solo un piccolo tassello in un mosaico istituzionale assai più complesso? Si rende conto che il tema energia riguarda tutto il governo e l’intero Paese, e non solo il suo ruolo di ministra e la sola Toscana? Chi decide a Palazzo Chigi la politica energetica del Paese? Possiamo sapere chi e dove stabilirà come si affronta la situazione geopolitica determinata dalla guerra in Ucraina e gli effetti che ne seguono?

Il caso Toscana sottolinea ancora una volta come sia inaccettabile che problemi riguardanti l’intero Paese e politiche di sicuro rilievo nazionale siano gestiti a trattativa privata tra singole Regioni e singoli ministri, più o meno compiacenti. E intollerabile che riprenda la spinta verso l’Autonomia senza un previo confronto che coinvolga l’opinione pubblica, le assemblee elettive tutte, i partiti e non singoli pezzi delle rappresentanze politiche, parlamentari o di governo. E che tutto sia nascosto sotto il velo ipocrita di una legge quadro.

Vanno letti in parallelo l’incontro Gelmini-govematori e il recente seminario Bankitalia sul divario Nord-Sud e sulle politiche pubbliche per lo sviluppo del Mezzogiorno. Apprezzabile il saluto del governatore Visco laddove si evince che l’intero paese trarrebbe vantaggio dallo sviluppo del Sud, o in caso contrario soffrirebbe. Ma non mancano cenni velati alla capacità del Sud di affrontare le necessarie sfide. Dubbi che traspaiono anche nel Rapporto presentato per il seminario, ad esempio nei capitoli 5, 6, 7. Il saluto della ministra Carfagna non va oltre la difesa di ufficio delle iniziative del governo. Apprezzabile l’intenzione, ma i risultati? Non sono mancate poi voci autorevoli che hanno espresso forti dubbi e critiche, come quella di Massimo Bordignon. Se dovessimo mettere sulla bilancia il seminario Bankitalia e l’incontro Gelmini-governatori del Nord, diremmo che pesa di più il secondo .

Andiamo verso un separatismo soft? Certo la rinnovata spinta verso l’Autonomia in un momento che peggiore non potrebbe essere, per di più estesa ora alla Toscana, dà l’idea che il fronte sia questo. Il Pd fin qui balbettava per la presenza di Bonaccini. Stringerà ancor più il bavaglio ora che c’è anche Giani? Mentre la crisi MSS indebolisce un soggetto politico che avrebbe potuto essere alfiere del Mezzogiorno, se avesse capito. Quanto alla Lega, ha fatto già blocco con i suoi governatori. Non bastano a bilanciare la spinta verso l’Autonomia voci come quella di Manfredi o di De Luca, se rimangono isolate. Bisogna che il Sud trovi la forza e la volontà politica di parlare con voce comune. Al Nord già lo fanno. Cosa aspettiamo per farlo anche noi, in difesa di eguali diritti e di un’eguale speranza di futuro?

L’articolo è tratto da la Repubblica-Napoli del 23 giugno

In homepage: Marc Chagall, Grand Cirque, 1956

Gli autori

Massimo Villone

Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale nell'Università "Federico II" di Napoli ed editorialista del quotidiano “il manifesto”, è presidente del Coordinamento per la Democrazia costituzionale e del Comitato per il NO al taglio del Parlamento.

Guarda gli altri post di:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.