Quell’onda nera del negazionismo

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Un’onda di oscura inquietudine pervade in queste ore l’Europa. La tensione aumenta, l’incertezza sembra prevalere. Le immagini che giungono da Londra, ma soprattutto da Berlino ne sono quasi l’emblema.

Migliaia di manifestanti alla Porta di Brandeburgo urlano «aprite i cancelli». Denunciano la “follia del virus”, pretendono lo stop immediato alle misure anti-Covid. E passano già alle vie di fatto: non rispettano le distanze e sono senza mascherina. Sì, perché la mascherina non sarebbe che una museruola buona solo per gli schiavi. E così i No-Mask arrivano alla dimostrazione. L’ha organizzata un ambiguo gruppo che si chiama non per caso Querdenken 711 (pensiero trasversale 711). Ma al corteo spuntano bandiere del Reich ed è ormai chiaro che i gruppi di estrema destra, radicati e agguerriti, tentano di cavalcare la protesta. È qui che occorre vedere per tempo il pericolo.

La situazione sta precipitando anche da noi. Ormai si dà del “terrorista” a chi osi parlare del Coronavirus con la serietà che richiede la situazione. Tutto sarebbe falso o comunque sopravvalutato. Un’emergenza inventata dai “politici”, gonfiata e ingigantita dai media. Tra spavalderia menefreghista e complottismo dell’ultima ora i negazionisti aumentano, spalleggiati da personaggi pubblici che giocano a proporsi come novelli capi-popolo dei sovranisti anti-virus. Non bastavano Salvini e poi Briatore. Adesso Vittorio Sgarbi, sindaco di Sutri nel Viterbese, ha vietato l’uso all’aperto della mascherina. «Solo ladri e terroristi si mascherano il volto». Ordinanza sfrontata che, oltre alla sfida evidente, indica l’assoluta mancanza di rispetto verso i cittadini che ogni giorno, pur tra tante difficoltà, portano la mascherina. D’altronde Sgarbi già da tempo si presenta nei talk show che lo ospitano facendosi apertamente beffe di ogni senso civico: e questo in un momento delicato, dove ogni gesto minimo conta nella comunicazione e chi ha influenza dovrebbe dare prova di responsabilità.

Non si prenda questo per l’ennesima volta come folklore. Non lo è. Piuttosto è un atteggiamento antidemocratico, che diffonde il sospetto, trasmette paura, semina rancore, propaga l’ossessione del complotto. Ecco: il Coronavirus sarebbe lo strumento nelle mani di forze occulte che vorrebbero sottrarre al popolo la sua sovranità. Ma la semplificazione, le scorciatoie esplicative non favoriscono ‒ si sa ‒ la democrazia. I negazionisti del virus aumentano per la facile tendenza alla rimozione e per quella fraintesa libertà che non guarda in faccia a nessuno e si traduce nel «faccio quello che mi pare». Ma non si può sottovalutare quell’individualismo italico condito spesso di gretto localismo, terreno fertile per i sovranisti nostrani. La sovranità dell’io fa tutt’uno con la sovranità territoriale, anzi regionale. La vera (nascosta) epidemia sarebbe infatti portata dagli immigrati.

Sarebbe un errore sottovalutare i fiancheggiatori dei No-Mask, i capipopolo che fiutano il disagio, annusano la stanchezza. E si ripropongono di trarne tutto il vantaggio possibile. Che cosa c’è di più facile di una crociata contro la mascherina-museruola, di una guerra contro il virus sopravvalutato o addirittura inventato? Il preteso capopopolo alla Sgarbi non si limita ad articolare il malessere; fornisce già direttive. In Spagna, in Inghilterra e soprattutto in Francia i contagi aumentano e la possibilità del lockdown è alle porte. Nel nostro Paese la tensione è palpabile e cresce l’attesa per la riapertura della scuola e dell’università. Qui non si può fallire. Non sono più lecite confusioni, incertezze, indicazioni contraddittorie. È invece assolutamente indispensabile che la politica dia messaggi chiari e si rivolga direttamente ai cittadini per affrontare questa prova che ha ormai assunto un alto valore simbolico.

L’articolo è tratto da “La Stampa” del 30 agosto 2020

Donatella Di Cesare

Donatella Di Cesare, docente di filosofia teoretica all’università di Roma La Sapienza e membro del Comitato scientifico del Museo della Shoah, è tra i maggiori studiosi dell’Olocausto e dell’universo concentrazionario, considerati punti d’avvio anche per la riflessione filosofica. Negli ultimi anni ha approfondito, in particolare, i temi delle migrazioni, della critica dello Stato nazione, della coabitazione nel mondo e del superamento del concetto di cittadinanza in una visione in cui siamo tutti “stranieri residenti”.

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3 Comments on “Quell’onda nera del negazionismo”

  1. Ha ragione Donatella Di Cesare a scorgere un pericolo nel sostegno dell’estrema destra al movimento No Mask. Il motivo di questo sostegno potrebbe essere ancora una volta l’istintiva opposizione agli interessi sistemici dell’establishment. Ma potrebbe anche essere, riprendendo la tesi di Revelli, il fatto che il rischio contagio, spavaldamente affrontato e di fatto negato da quella destra, ridesti in essa quel mai sopito fantasma della “bella morte” quasi a voler evidenziare e mettere in atto, col pretesto del Covid-19, la solita selezione dei forti e dei deboli. Ancora una volta si fronteggiano dunque le forze della cultura, della scienza e quindi della ragione e dello spirito, e quelle irrazionali dell’istinto e della materia; le forze del dialogo e della parola parlata, e quelle del comando imperioso e della parola urlata; di qua la voglia di democrazia rappresentativa, di là il desiderio dell’uomo forte al comando. È scritto infatti: tutti coloro che odiano la sapienza (chokhmah), la scienza, la prudenza e la riflessione, amano la morte (Prv 8: 12, 20, 36).

  2. Esprimerò il mio parere per il quale verrò sicuramente accusato di essere antidemocratico. Se vogliamo combattere con successo questo andazzo, dobbiamo capire che la possibilità istituzionale di scegliere i candidati votando con voti di uguale valenza si rivela al riguardo addirittura contro producente. La situazione rivela che persino quando è in gioco la vita ci sia la possibilità di crearsi consenso propagandando l’inesistenza del pericolo che il morbo uccida e perciò la superiorità razionale della libertà contro gli accorgimenti che cercano di limitare la sua diffusione perché sono questi sono la vera disgrazia che ci tocca tutti facendoci perdere le comodità alle quali non possiamo rinunciare; infatti sono quelle con cui siamo abituati a vivere. Convincere la moltitudine della validità del proprio ragionamento è il criterio col quale si possono vincere le elezioni; allora quanto vale il voto di chi ha perso magari la madre che provvedeva a nutrirlo o di chi è sopravvissuto sfiorando la morte? Meno sicuramente di chi offre il lavoro a qualche migliaio di persone e che forse li spingerà a creare le modalità per creare situazioni di morte! Questa è la situazione come possiamo correggerla? Bisogna pensarci.

  3. Vengono accesi i riflettori sui gruppi di estrema destra che cavalcano l’onda della protesta, per far sembrare che i manifestanti siano nazisti. Ma come ha detto Robert Kennedy junior alla manifestazione di Berlino, “Io qui non vedo nessun nazista”.
    Il fatto che sia in corso una dittatura sanitaria lo vedrebbe chiunque guardi la realtà con un minimo di spirito critico. Evidentemente questa professoressa di filosofia che ha scritto l’articolo è troppo schierata e ideologizzata per essere minimamente obiettiva. Dice di essere tra i maggiori esperti dell’Olocausto, eppure bolla i manifestanti come negazionisti, dimostrando così di non sapere neanche cosa significhi negazionismo, visto che nessuno dei manifestanti ha mai dichiarato che il virus non esista. Ma si sa che in Italia per diventare professori universitari non è necessario essere bravi.
    Purtroppo la maggior parte dei pseudo-intellettuali è serva del potere e questo si sapeva. Un appiattimento totale a livello intellettuale, giornalistico, e politico. Solamente poche singole voci contro. Altrove, in Germania, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, ci sono state manifestazioni di protesta e confronti: in Italia quasi niente. Popolo di pecoroni, che si è fatto spaventare dalla campagna mediatica terroristica che continua ancora a imperversare in televisione. Dobbiamo imparare dai Paesi anglosassoni cos’è la libertà, in Italia siamo troppo legati alla sicurezza, a cominciare dal lavoro e dal mito del posto fisso, come insegna Checco Zalone.
    Ma il potere non riuscirà ad addormentarci tutti.

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