Le Ong, la Procura di Catania e i giudici

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Un nuovo ostacolo sulla strada della procura di Catania nella battaglia contro le Ong.

Il tribunale del Riesame ha infatti annullato il sequestro di 200mila euro di beni da due conti correnti intestati a Francesco Giannino, titolare della “Mediterranean shipping agency” di Augusta (Siracusa) e principale indagato dell’inchiesta che, a novembre scorso, ha coinvolto anche Medici senza frontiere, con l’accusa di smaltimento di rifiuti a rischio “infezioni” da navi di Ong che soccorrevano migranti. Rifiuti che, si leggeva nelle carte dell’inchiesta, sarebbero rappresentati dagli indumenti dei migranti soccorsi in mare. Sarebbe lui, secondo la procura guidata da Carmelo Zuccaro, ad aver trattato come rifiuti normali i vestiti provenienti prevalentemente dalla nave Aquarius, per la quale il provvedimento di sequestro non era mai stato eseguito, in quanto la nave risultava inattiva e ferma per via del ritiro della bandiera. Il collegio del riesame ha accolto però integralmente il ricorso dell’avvocato Dina D’Angelo, rigettando la richiesta della procura, che aveva chiesto invece la conferma del provvedimento.

Alla base dell’accusa c’erano alcune conversazioni intercettate sul cellulare di Giannino che, secondo la procura, “rivelavano regolari contatti” tra l’agente marittimo e i responsabili delle Ong, con lo scopo di concordare “le modalità fraudolente di classificazione dei rifiuti derivati dall’attività di salvataggio in mare – in particolare degli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari, dagli scarti degli alimenti somministrati agli stessi nonché dei materiali sanitari utilizzati a bordo per l’assistenza medica”. Rifiuti “sistematicamente qualificati, conferiti e smaltiti come rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi, eludendo i rigidi trattamenti imposti dalla loro natura infettiva”. Un sistema che avrebbe consentito alle Ong di risparmiare sullo smaltimento e a Giannino di abbassare i costi e triplicare il giro d’affari, monopolizzando, di fatto, “la gestione dei servizi portuali legati alle attività sar delle Ong impegnate nel Mediterraneo centrale”.

Accuse che, però, non hanno convinto i giudici che hanno valutato il ricorso, le cui motivazioni verranno rese note a breve. L’inchiesta rappresenterebbe “una criminalizzazione della solidarietà”, aveva spiegato al Dubbio Gabriele Eminente, direttore generale di Medici Senza Frontiere in Italia.

“Abbiamo salvato circa 80mila persone, gestendo circa 200 sbarchi e ognuno ha visto la presenza a bordo delle autorità di pubblica sicurezza e sanitarie, che hanno sempre fatto verifiche prima di autorizzare uno sbarco ‒ aveva aggiunto ‒. Dall’attracco alla discesa passano spesso anche tre, cinque ore, proprio per consentire queste attività. Quindi mi sembra strano che sia possibile mettere in piedi un traffico illegale in questa circostanza”. Nell’inchiesta erano rimasti coinvolti anche i capi missione di Msf, che, secondo le accuse, “avrebbero avuto la consapevolezza della pericolosità degli indumenti indossati dai migranti in quanto fonte di trasmissione di virus”. Accuse subito duramente contestate anche da Gianfranco De Maio, responsabile medico dell’Ong, “perché la tbc, la meningite, l’epatite non vengono trasmesse con i vestiti, che sono semmai pericolosi per i migranti, perché intrisi di combustibile che causa ustioni”.

Non si tratta del primo provvedimento ai danni delle Ong cassato dai giudici siciliani: due anni dopo le prime accuse, nessuno dei procedimenti partiti dalla procura di Catania contro le Ong è ancora arrivato in tribunale. La decisione più eclatante è stata forse l’archiviazione, a giugno scorso, dell’inchiesta sulla Open Arms, sulla cui base si era ipotizzato un accordo tra Ong e trafficanti libici. Il gip di Catania smentì l’esistenza di un’associazione a delinquere addebitabile alla Ong “Sea Watch” o un legame con quei trafficanti mai individuati. La scelta di far sbarcare i 220 migranti soccorsi a Lampedusa il 15 maggio 2017, episodio da cui l’inchiesta era partita, rappresentava anzi “una corretta gestione delle operazioni di salvataggio”. Le indagini avevano smentito “del tutto l’assunto investigativo” circa una qualche forma di condotta penalmente rilevante, avendo la Ong soccorso migranti in stato di difficoltà”

L’articolo è tratto da “Il Dubbio” del 16 gennaio