L’Italia, il riarmo e i falsi amici dell’Ucraina

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Il mitico programma dell’Alleanza di centro-sinistra è un po’ come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa cosa sia. Sono cinque mesi che le principali forze politiche che dovranno costituire l’Alleanza per la Costituzione discutono della necessità di definire un programma comune con il quale affrontare le prossime elezioni politiche, ma il programma ancora non si vede. Non è un caso se questo programma non è venuto ancora alla luce perché ci sono dei nodi sui quali è difficile trovare una sintesi. Il Movimento 5 stelle ha effettuato una consultazione dei propri iscritti sulle principali questioni programmatiche da sottoporre al giudizio degli elettori con la Convenzione Nova-Parola all’Italia, svoltasi a Milano il 19-20 settembre. Nel capitolo “Pace, guerra e riarmo”, i risultati sono stati nettissimi. Nel voto degli iscritti, il punto relativo al non proseguire nell’invio di armi all’Ucraina ha ottenuto il 91,7%, mentre il primato del diritto internazionale ha raggiunto il 98,3%. La contrarietà al piano di riarmo europeo ha ottenuto il 94,1% e quella all’aumento della spesa per la difesa il 91,8%. Questi profili programmatici implicano una profonda svolta rispetto all’integralismo atlantista e alla politica bellicista dell’Unione europea sostenuta a spada tratta dal partito unico della guerra del quale fanno parte i socialisti europei, compreso il PD.

La questione relativa all’invio di armi all’Ucraina può sembrare un punto secondario nell’economia di un programma necessariamente più vasto, invece è una cartina di tornasole che marca la differenza fra una politica che persegue la pace, in armonia con i principi supremi della Costituzione italiana, e una politica disumana e bellicosa che punta a rilegittimare la guerra come strumento della politica internazionale e a prepararci alla guerra con la Russia, agitando una minaccia che non esiste. Il problema riguarda che tipo di futuro vogliamo immaginare per l’Italia ed i popoli europei. Se intendiamo rassegnarci al futuro prospettato dalla NATO e dalla Von Der Leyen che vogliono prepararci a combattere una guerra, che ritengono inevitabile, con la Russia; un futuro che, nella migliore delle ipotesi ci farà vivere sotto l’incubo di una minaccia perenne di guerra, governata da algoritmi che sfuggono al controllo umano. Oppure se vogliamo abbassare le spade e intraprendere la strada della distensione e della coesistenza pacifica fondata sulla fiducia, il dialogo e la cooperazione economica.

Bene ha fatto Conte a ribadire che non firmerà nessun programma in cui sia previsto l’invio di nuovi armamenti all’Ucraina. Immediatamente c’è stata una levata di scudi da parte dei custodi dell’ortodossia atlantica del PD, fra cui Quartapelle, Guerini, Sensi, Fassino e Gori. La corrente “riformista” del PD si è riunita in conclave a Prato il 26 settembre per ribadire la posizione. Per l’europarlamentare Giorgio Gori l’invio di armi a Kiev non è trattabile. «L’unità va bene ma non a ogni costo, non se il prezzo è la rinuncia dei valori del Pd», ha aggiunto, parlando anche della legge contro l’antisemitismo. Evidentemente per i c.d. riformisti la fornitura di armi a Kiev (e quindi lo spirito bellico che la giustifica) rientra fra i valori non negoziabili che definiscono l’identità del PD. Per chiarire ancor meglio la propria identità, i “riformisti” si sono dissociati dal No alla legge bavaglio sull’antisemitismo recentemente deciso dalla segreteria del partito. Evidentemente l’ortodossia atlantica e la complicità con Israele sono due opzioni inseparabili. Poiché nessuno può rinunciare alla propria identità per i riformisti sarebbe meglio sciogliere l’alleanza e perdere le elezioni. Questi allarmi della componente “riformista” marcano il divorzio fra questo balordo gruppo dirigente e il popolo degli elettori del PD. Non risulta che il PD abbia fatto una consultazione del suo popolo come ha fatto il movimento 5 Stelle. Se l’avesse fatta molto probabilmente sarebbe venuta fuori l’avversione per la guerra condivisa dalla maggior parte del popolo italiano, e i “riformisti” si sarebbero scoperti dei generali senza esercito. Questa volta, però, non sarebbe possibile ripetere il colpo di genio di Enrico Letta che, per fedeltà atlantica, nel 2022 ha rotto l’alleanza consegnando l’Italia nelle mani di Meloni e dei suoi partner. Per questo saggiamente la Schlein ha respinto gli appelli alla rottura e ha dichiarato che una composizione si troverà.

A questo punto bisogna precisare che la doverosa solidarietà con il popolo ucraino per le sofferenze causate dalla guerra, non può tradursi, anzi è contraddetta da quelle azioni che alimentano la guerra all’infinito. Come ha osservato il generale Mini, «vedere un paese europeo disastrato, una popolazione europea decimata e offrire la prospettiva di ulteriori distruzioni e massacri non è solidarietà, come non è patriottismo fare annegare la Patria in un mare di sangue per compiacere il più forte, piuttosto che discutere del proprio destino e dei propri interessi». Il popolo ucraino è stanco di guerra, ce lo dicono i numeri. Nel gennaio del 2026, secondo l’ex Ministro della difesa Fedorov circa due milioni di giovani risultavano ricercati per evasione dalla mobilitazione perché evidentemente non vogliono essere mandati al massacro dal Governo Zelensky incoraggiato dal nostro sostegno. Di conseguenza per le forze armate diventa sempre più difficile procedere all’arruolamento forzato dei giovani ucraini. Una inchiesta pubblicata da Babel il 23 giugno 2026, firmata dalla giornalista Kateryna Lykhohliad, documenta un regime di violenze micidiali a cui sono sottoposti i giovani coscritti (forzosamente arruolati) durante l’addestramento presso uno speciale reggimento d’assalto. I falsi amici dell’Ucraina sono in realtà i suoi carnefici. Risuonano di piena attualità le parole di Papa Francesco nell’intervista alla TV svizzera del 9 marzo 2024: «Ma credo che è più forte quello che vede la situazione, pensa al popolo e ha il coraggio della bandiera bianca e negoziare. […] Quando tu vedi che sei sconfitto, che la cosa non va, avere il coraggio di negoziare. E ti vergogni, ma se tu continui così, quanti morti (ci saranno) poi? E finirà peggio ancora […]. Non avere vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggio».

Se la coalizione vuole dimostrare una vera solidarietà con l’Ucraina deve assume come prioritario il diritto dei popoli che vivono in quella terra a non subire ulteriormente le piaghe della guerra, allora sarà più facile trovare un a sintesi che sia compresa nelle urne dal popolo italiano e sarà possibile allontanare dagli orizzonti del nostro paese l’incubo di una guerra suicida con la Russia.

Gli autori

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).

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3 Comments on “L’Italia, il riarmo e i falsi amici dell’Ucraina”

  1. Articolo non molto condivisibile. In primo luogo, in sostanza non nomina la Russia e Putin: secondo l’autore fermare la guerra non è un compito della Russia, che l’ha iniziata, ma di tutti gli altri. In secondo luogo non vengono minimamente considerati tutti i tentativi diplomatici fatti dall’Europa e dagli USA e falliti. Trump è pessimo, e proprio per questo ha cercato in tutti i modi di favorire Putin e di minacciare Zelensky, e non ha ottenuto nulla. In terzo luogo ci sono limiti al senso delle consultazioni democratiche e infatti la Costituzione vieta i referendum in materia fiscale e di politica internazionale. È chiaro che se Conte fa ina consultazione tra i suoi ottiene che sono contrari alla guerra, tutti lo siamo. Però li consulta su due aspetti, politica internazionale e costo del riarmo che sono precisamente quelli che i Costituenti avevano prudentemente sottratto al giudizio popolare.

  2. Trovo l’articolo pienamente condivisibile.
    L’Ucraina, con tutte le sue implicazioni e i drammatici scenari continuamente evocati dalla propaganda benpensantista e bellicista, è il vero motivo della longevità del governo Meloni, un governo che tira a campare di fronte alle urgenze economico-ambientali e dà risposte soltanto securitarie ad una società sempre meno coesa e con una frattura drammatica tra vecchie e nuove generazioni.
    Siamo purtroppo prigionieri del sistema maggioritario e la principale forza di opposizione, il PD, è un partito che si divide tra le sue molte anime. Continuando così il fronte dell’opposizione non si compatterà e andremo incontro alla nascita di un regime che sconvolgerà l’assetto costituzionale. La Segreteria del PD, a mio avviso, ha solo una strada corretta davanti a sé: rafforzare il legame con il M5S e gli Ambientalisti, concordare un programma forte e di rottura. Idee forti aiutano una comunicazione chiara ed efficace. Sono i temi dell’inflazione, del lavoro, della sicurezza, della pace che attraggono il voto perché restituiscono un orizzonte a chi non ce l’ha.
    Non scommetterei troppo sull’aritmetica del voto indotta da Futuro Nazionale, certamente organico all’attuale maggioranza.
    La vera alternativa è perdere ingloriosamente e per…sempre.
    La vittoria nell’ultimo referendum dovrebbe insegnare qualcosa.

  3. pace è assenza di guerra? anche. ma è anche qualcosa di più. adesso si discute sulla legge elettorale: così si saprà chi governa e su che basi, e via andare. la maggioranza relativa non può avere il diritto di decidere per tutti gli altri, che sono maggioranza effettiva. cosa vuol dire? che la politica ha il compito di trovare le soluzioni, anche di compromesso per risolvere i problemi. è per questo che eleggiamo le camere. scendendo alla guerra, che è un bel scendere, continua ad essere compito dei politici risolvere. non solo gli attaccanti e gli attaccati, anche chi si sente coinvolto. quanto della politica internazionale cosa si è fatto per limitare una parte ed anche l’altra a continuare sui fronti di guerra, piuttosto che ai tavoli di discussione? la russia è colpevole? perchè non la si è fermata con tutti i mezzi? l’ucraina è una dittatura? perchè l’abbracciamo? israele è condannata dai tribunali? cosa si aspetta a mettere in atto reazioni? hamas ha assassinato? togliamogli gli aiuti che si sanno che arrivano. il pd è spaccato? quando mai non lo è stato? esiste ancora? ciò vuol dire che in qualche modo riesce a cavarsela. la destra comanda? cosa serve per allontanarla?

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