Gli italiani e i “migranti” nella Legione straniera

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Mentre la guerra è di nuovo diventata una orrenda dimensione quotidiana che travolge parti del mondo non così lontane, i nostri mai troppo lodati governanti si preoccupano di tramandare il ricordo di altre guerre, lontane nel tempo e nello spazio che, se appena si avesse un minimo senso del pudore, si dovrebbero almeno stigmatizzare. Mi riferisco a un’interrogazione parlamentare del 9 maggio scorso presentata dalla senatrice Michaela Biancofiore, del Gruppo Civici d’Italia – Noi Moderati, che ha come oggetto quei legionari italiani che si arruolarono nella Legione straniera (vale a dire nell’esercito coloniale francese) per combattere contro il movimento Viet Minh guidato da Ho Chi Min.

La senatrice Biancofiore ricorda che «oggi, grazie al giornalista altoatesino Luca Fregona, questa storia italiana rimossa dalla memoria è riemersa in tutta la sua drammaticità». Riporto un passaggio dell’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro degli Esteri: «In Italia si era persa la memoria – come avvenne per la tragedia delle foibe, dove morirono circa 5.000 italiani – del dramma e del destino dei cosiddetti legionari italiani, perlopiù altoatesini, della mia terra, ma anche giovani strappati alle zone depresse del Piemonte, del Friuli, della Sicilia e dell’Abruzzo, che furono arruolati in maniera subdola con una campagna manifesti e stampa da parte della Francia e di alcuni intermediari, per combattere la guerra in Indocina; una guerra non loro, di cui non sapevano assolutamente niente, perché non lo sappiamo nemmeno noi, essendo sparita dai libri di storia (sic!); tutto questo passando per l’arruolamento nella cosiddetta Legione straniera francese, che era peraltro un addestramento atroce, del quale quei ragazzi non sapevano niente». Notevoli due affermazioni: la volontà del recupero memoriale e il fatto che della guerra d’Indocina non si sappia nulla. Prosegue: «Come tutti sappiamo, la Legione straniera francese viene vista in Italia come un qualcosa di sporco, un qualcosa di legato ai galeotti, e invece no. I nostri ragazzi venivano adescati casa per casa, con la promessa da parte della Francia di un futuro, addirittura della cittadinanza, di stipendi e pensioni, e invece sono morti […] senza avere peraltro alcun riconoscimento da parte dello Stato italiano. Soltanto il Movimento sociale italiano negli anni ’50 si è occupato un po’ della questione di cui nessuno sa nulla […]. Ecco, Ministro, le chiedo se l’Italia si vuole mettere una mano sul cuore e chiedere ovviamente alla Francia non solo di restituire un luogo dove poter piangere i nostri ragazzi morti in quella guerra che non apparteneva loro, ma soprattutto che vengano loro riconosciute le pensioni di guerra. Alfredo Decarli (uno dei legionari caduti, ndr), infatti, come tanti altri, ha consacrato la sua vita per una Nazione che non era la sua e non ha visto riconosciutagli la stella d’argento».

A queste nobili parole (seguite da applausi dell’assemblea) risponde il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando, dopo i ringraziamenti di rito, che è appena caduto il settantesimo anniversario della battaglia di Dien Bien Phu, dove molti dei legionari italiani persero la vita. Tajani aggiunge che i legionari italiani, nella gran parte erano «migranti economici che hanno lasciato il nostro Paese, uscito dalle macerie della Seconda guerra mondiale, alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita». E poi promette: l’ambasciata a Parigi si farà parte attiva presso le autorità competenti francesi al fine di acquisire informazioni su questi casi: «In particolare, nel dialogo con le autorità francesi, verrà attirata l’attenzione sull’eventuale mancata corresponsione di indennità o altri riconoscimenti previsti dalla legge francese».

Nella replica la senatrice Biancofiore, pienamente soddisfatta, recupera non soltanto la conoscenza della storia ma anche della microstoria e respinge – ossequiosamente – la definizione di “migranti economici” per i suoi compaesani di un tempo finiti nella Legione straniera. «Questi ragazzi non erano giovani migranti, almeno non quelli altoatesini». Alto Adige über alles! Migranti economici saranno quelli provenienti da altre zone depresse dell’Italia mentre gli altoatesini «erano proprio adescati casa per casa; addirittura ci sono sui giornali altoatesini dell’epoca le denunce fatte dai genitori rispetto al fatto che c’erano degli adescatori pagati dalla Francia. Il patto era chiaro: tu combatti per la Francia, la Francia ti dà un buono stipendio, vitto, alloggio e, al congedo, anche un lavoro e la cittadinanza, patto – anche questo – che è stato disatteso».

Anche questo accade nelle aule del nostro Parlamento: ad onor del vero, c’è da constatare che quando, come in questo momento, tutto va bene a livello internazionale e nazionale, qualcuno, particolarmente zelante, può legittimamente dedicarsi a casi minori e riportarli alla luce. Sono certa che Biancofiore e Tajani troveranno un’intesa e che la definizione “migranti economici” non sfiorerà più, con il suo tanfo di miseria, l’orgogliosa popolazione altoatesina. Migranti economici saranno stati i piemontesi, i siciliani, i veneti che formavano il numeroso gruppo di italiani (tra i 7.000 e i 10.000) nella Legione straniera. Alla senatrice Biancofiore vorremmo far sapere che l’“adescamento” è stato un metodo spesso praticato dai governi italiani otto-novecenteschi per convincere i più poveri a lasciare la beneamata patria. Se proprio non ci vogliamo discostare dal periodo di cui stiamo parlando, basterà ricordare l’accordo uomo-carbone, sottoscritto nel 1946: il Belgio accolse migliaia di lavoratori italiani nelle miniere di carbone belghe, promettendo loro condizioni di vita e di lavoro che non vennero mantenute e, nel contempo, assicurando all’Italia una importante fornitura di carbone. È appena il caso di evidenziare che di “migranti economici” italiani ne abbiamo tuttora: come spiegare altrimenti l’esercito di medici e infermieri, stimati in circa 180.000, che nei primi vent’anni del 2000 ha preferito andare a lavorare all’estero? L’esodo continua: nei primi tre mesi del 2024 le richieste dei professionisti della sanità per andare a lavorare all’estero sono state circa 1.500. Più di mille riguardavano medici. Ma certo, queste sono preoccupazioni minori, alla stregua dei dati dell’ultimo rapporto ISTAT sulla situazione del Paese, dati insignificanti o almeno da interpretare con l’ottimismo trionfalista della premier. Cosa vuoi che sia un quasi 10% di individui collocati nella fascia di povertà assoluta? L’economia cresce – ci ripetono ossessivamente Meloni e i suoi – quindi va tutto bene.

Probabilmente ho visto giusto: è proprio la rosea congiuntura nazionale ed internazionale che ha portato Biancofiore ad occuparsi della ormai lontana guerra di Indocina, uno dei tanti abomini voluti dall’Occidente, a danno di inermi popolazioni locali. Pare, comunque, che anche in quella sporca guerra – e le guerre sono sempre sporche, ma questa in particolare fu così definita dagli stessi francesi – ci siano state centinaia di legionari che disertarono e passarono dalla parte degli oppressi. Per ricordarci che c’è sempre una possibilità di riscatto, persino dallo stato miserando di mercenario.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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