Contro il sistema elettorale maggioritario: un appello a Mattarella

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Non sono un costituzionalista e non pretendo di disporre di approfondite competenze giuridiche; tuttavia come cittadino e intellettuale interessato alla vita politica democratica, mi sembra opportuno invocare l’intervento del Presidente della Repubblica per contrastare la manipolazione autoritaria della Costituzione attualmente in corso. Il Presidente Mattarella non può intervenire direttamente nel dibattito sulla riforma costituzionale per non interferire con gli altri organi costituzionali; tuttavia, in qualità di supremo custode della Costituzione, potrebbe e dovrebbe intervenire sulla connessa e fondamentale questione della legge elettorale e del premio di maggioranza (o di minoranza?).

C’è da auspicare che Mattarella intervenga con comunicazione ufficiale alle Camere per ribadire semplici ma fondamentali principi generali di libertà e democrazia: le elezioni e i sistemi elettorali non possono essere manipolati e devono rappresentare al massimo grado – ovvero senza meccanismi distorsivi – la volontà popolare nelle sue diverse articolazioni. La governabilità, pur in linea di principio desiderabile, non può diventare l’obiettivo primario dei sistemi di voto. Essa, infatti, può e deve essere garantita dalle forze politiche in Parlamento ma non può essere imposta forzatamente da meccanismi che pregiudichino la rappresentatività del voto. Se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, allora il voto dell’uno deve contare esattamente quanto il voto dell’altro. Sistemi elettorali che possano alterare il principio di equa rappresentanza e che subordinino ex ante l’espressione della volontà popolare alla presunta necessità di formare sempre e comunque un governo forte e stabile sono in linea di principio distorsivi della volontà popolare, e quindi incostituzionali. Un forte premio di maggioranza che stravolga la volontà popolare per dare tutto il potere a un uomo o a una donna tradisce lo spirito della Costituzione. La sovranità appartiene al popolo e la legge elettorale dovrebbe rappresentare al massimo livello la volontà popolare.

La sinistra ha dato finora risposte molto deboli di fronte alla orribile proposta di riforma costituzionale avanzata da Giorgia Meloni. Ha controbattuto affermando che con questa legge il Presidente della Repubblica perderebbe potere rispetto al premier eletto direttamente dal popolo. Questo è sicuramente vero ma è un argomento debole. Il vero nodo è la legge elettorale. L’elezione diretta del premier si giustifica solo se questi ha la maggioranza assicurata in Parlamento, e la futura legge elettorale sarà forzatamente congegnata in modo che una minoranza ottenga la maggioranza e in modo da dare un grande premio di maggioranza ai partiti del premier. Dunque la maniera più efficace di respingere la legge truffa è proporre con forza il sistema elettorale proporzionale, l’unico per cui ogni voto conta come esattamente tutti gli altri voti. Senza premi di sorta. Il progetto della Meloni deve essere respinto perché, con il premier eletto plebiscitariamente dal popolo e con una maggioranza precostituita del Parlamento, il potere si concentrerebbe enormemente in una sola persona; ma anche, e soprattutto, perché, da quel che trapela, esso prevede un sistema elettorale completamente stravolto e non rappresentativo.

Purtroppo la sinistra è stata – e lo è in parte tuttora – affascinata dai sistemi elettorali maggioritari (vedi il PD ipermaggioritario di Walter Veltroni e la proposta del “Sindaco d’Italia” dell’ex segretario Matteo Renzi) caratteristici dei sistemi monarchico-presidenziali di stampo anglosassone. Anche il perdente Enrico Letta (il segretario PD che ha dovuto lasciare il posto a Elly Schlein) era a favore del sistema maggioritario. Il Movimento 5 Stelle da parte sua è sempre stato incerto sui sistemi elettorali, anche se Giuseppe Conte recentemente si è detto favorevole al proporzionale. Continuare sulla strada del maggioritario sarebbe fallimentare e rappresenterebbe il maggiore punto debole della sinistra di fronte al progetto costituzionale della destra.

Occorre fare capire all’opinione pubblica che concentrare il potere in una sola persona è sempre sbagliato, sia che il premier sia la Meloni sia che lo diventi qualunque altro. Occorre fare comprendere che la proposta di controriforma della Meloni stravolge la Costituzione in senso fortemente autoritario: non solo perché il premier verrebbe eletto direttamente dal popolo (e quindi godrebbe di maggiore legittimazione e potere del Presidente della Repubblica nominato dalle Camere e dai delegati regionali), ma soprattutto perché garantirà alla coalizione che arriverà prima nella competizione elettorale un premio immeritato (che tra l’altro potrebbe scattare indipendentemente dalla percentuale di voti effettivamente conquistati). A quel punto il Parlamento sarebbe eletto da una minoranza di elettori/elettrici e, paradossalmente, potrebbe perfino cessare di funzionare perché il premier eletto dal popolo avrebbe comunque sempre assicurata una maggioranza blindata. La (contro)riforma Meloni prevederà probabilmente un premio pari al 15% della rappresentanza parlamentare alla coalizione che vincerà le elezioni (con sistema maggioritario), con una soglia minima del 40% dei voti conquistati: dunque è eversiva nei confronti della volontà popolare. Ciò rappresenta un vero e proprio assalto al Parlamento che la sinistra dovrebbe denunciare e rigettare con forza spiegando ai cittadini l’imbroglio e la truffa. Una legge elettorale di questo tipo sarebbe un ostacolo insormontabile al principio della rappresentatività degli elettori. Il Presidente della Repubblica Mattarella, che è il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini, dovrebbe esprimere pubblicamente la ferma contrarietà a sistemi elettorali falsati e distorsivi, strumentali alla conquista e alla concentrazione del potere da parte di una sola fazione, o addirittura di un solo uomo/donna.

Non c’è dubbio che un sistema maggioritario con premio porti per sua natura a falsare la volontà popolare. È quindi innanzitutto sul sistema elettorale che la sinistra deve chiarirsi le idee e battersi. Nonostante le teorie a favore del maggioritario di politologi come Angelo Panebianco e Roberto D’Alimonte, i sistemi maggioritari – occorre ribadirlo – distorcono, per definizione e per la loro stessa natura, la rappresentanza parlamentare e quindi non rappresentano la volontà popolare. Sono contro l’articolo 1 della Costituzione secondo cui «la sovranità appartiene al popolo». Il sistema proporzionale di voto è l’unico rappresentativo e democratico. Non a caso le elezioni per il Parlamento Europeo sono basate esclusivamente sul proporzionale e nel nostro Paese dopo la Seconda Guerra Mondiale e la liberazione dal fascismo le elezioni sono state di tipo proporzionale. Il maggioritario è il sistema scelto dal “Piano di rinascita” di Licio Gelli e dalla Loggia P2.

Il motivo per cui il proporzionale è l’unico sistema che in uno Stato di diritto garantisce pienamente la democrazia è semplice, perfino banale: se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e tutti la devono rispettare in ugual misura; e, in particolare, se tutti secondo la legge devono pagare le tasse e contribuire alle spese statali in proporzione al loro reddito, allora tutti devono avere un diritto di voto esattamente pari a quello degli altri. No taxation without representation. Il sistema proporzionale di voto è l’unico democratico perché garantisce che tutti i cittadini siano rappresentati in misura esattamente paritaria; e realizza concretamente una utopia positiva, quella dell’eguaglianza, perché la legge è uguale per tutti e quindi tutti devono potere esprimere le loro opinioni e la loro rappresentanza con uguale peso. Il voto del contadino è uguale a quello del cittadino, il voto del ricco è uguale a quello del povero, il voto di una donna è uguale a quella di un uomo e il voto di un analfabeta è uguale a quello del laureato. Il voto di chi è in minoranza vale e conta come il voto di chi è in maggioranza. Al contrario il sistema maggioritario rende i voti disuguali e falsa la rappresentatività: potrebbe anche essere chiamato “minoritario” perché può facilmente assicurare la maggioranza dei seggi alla minoranza degli elettori.

Il sistema maggioritario introdotto nel 1993 con le iniziative referendarie avviate da Mariotto Segni aveva l’obiettivo illusorio di contrastare la corruzione del sistema dei partiti e di ostacolare la tendenza a formare governi deboli e caduchi basati su maggioranze incerte e poco coese, frutto dei compromessi tra partiti diversi. Ma il maggioritario non risolve i problemi della “partitocrazia”: anzi li peggiora. Infatti con la Seconda Repubblica i partiti non sono migliorati, anzi, sono diventati “partiti personali”, ovvero trampolini elettorali per la conquista del potere governativo da parte di singoli leader; inoltre la corruzione partitocratica non è diminuita ma aumentata e le grandi lobby, a partire da quelle televisive e finanziarie, hanno prevalso. I governi dei partiti personali in qualche caso sono diventati più stabili ma il sistema politico complessivamente è peggiorato e tutti i dati economici e sociali dimostrano che con i governi maggioritari l’Italia non è cresciuta: anzi, si è impoverita ed è diventata molto più diseguale sia sul piano sociale che territoriale mentre la corruzione della politica da parte delle lobby è diventata endemica.

Occorre ribadire ciò che per i Costituenti era un punto fisso: il voto deve rappresentare la volontà popolare. La legge elettorale proporzionale fu introdotta dopo la fine del fascismo e della guerra: fu concepita per le elezioni dell’Assemblea Costituente e poi recepita come normativa elettorale per la Camera dei Deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Il principio proporzionale non venne però inserito in Costituzione. E questo a mio parere è stato un errore perché i sistemi elettorali costituiscono il fondamento della democrazia, e quindi i loro principi di funzionamento dovrebbero essere costituzionalizzati per non lasciare spazio a stravolgimenti e a manipolazioni. In effetti in tutto il mondo la prima cosa che le forze reazionarie vogliono modificare quando arrivano al potere, o anche in vista della loro presa di potere, è proprio il meccanismo elettorale.

Secondo i proponenti, i sistemi maggioritari avrebbero il vantaggio di obbligare i partiti ad allearsi prima delle elezioni, di facilitare il bipolarismo così da garantire la governabilità. Ma forzare i sistemi elettorali in modo da squilibrare la rappresentatività e garantire ex ante la governabilità significa semplicemente andare verso la tirannia o la dittatura. Il maggioritario favorisce il voto plebiscitario su questo o quel leader ma toglie potere ai partiti che rappresentano il popolo. Per questo la sinistra dovrebbe avere come bandiera irrinunciabile un sistema elettorale proporzionale.

In homepage, Pittore del Nord Italia, Paggio con tre cani, una marmotta e una scimmia, fine XVII – inizio XVIII secolo, olio su tela, Milano, Villa Necchi Campiglio

Gli autori

Enrico Grazzini

Enrico Grazzini, giornalista economico, è autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Ha collaborato con diverse testate, tra cui il “Corriere della Sera”, “MicroMega”, “il Fatto Quotidiano”. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali. Ha pubblicato da ultimo con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una moneta pubblica libera dal debito".

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