Patto di stabilità e politiche migratorie: l’egemonia della destra

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Solo pensando al progetto di Europa postbellica elaborato a Ventotene da giganti come Altiero Spinelli possiamo dirci con orgoglio europei, e accettare di essere membri di un’Unione che, però, di quel sogno solidale, pacifista, democratico delle origini ha conservato ben poco. E quel poco è messo oggi ancor più a rischio da una politica comunitaria che, alla vigilia delle elezioni europee, per tentare di arginare la paurosa avanzata delle destre sovraniste e persino fasciste ne assume i connotati, cioè si fa destra essa stessa.

Prendiamo il patto di stabilità: dopo un lungo tira e molla tra Italia e Francia da un lato e Germania e paesi frugali dall’altro, in “zona Cesarini”, all’ultimo momento utile è arrivato l’accordo. Tutti firmano, tutti o quasi festeggiano rivendicando la vittoria. Il rientro dal debito sarà graduale per i paesi più esposti, sette anni di tempo per l’Italia, una bustina di dolcificante nel rigore neoliberista di cui i greci dovrebbero conservare un nitido ricordo. Ma l’aspetto che fa accapponare la pelle è la decisione, applaudita in particolare dal Governo Meloni, di scorporare dal computo dell’indebitamento la spesa militare. Non quella sanitaria, si badi bene, ma quella militare per consentire ai paesi membri di riempire gli arsenali svuotati dalla “solidarietà bellica” all’Ucraina, come ci ordinano la Nato e gli Stati Uniti. Ribaltando l’antica e saggia parola d’ordine di Sandro Pertini, riempire gli arsenali e svuotare i granai. C’era una volta il modello europeo, c’era una volta il welfare universale, lo Stato sociale non si concilia con il liberismo di guerra.

Sempre in zona Cesarini, l’Unione Europea ha rimesso mano all’annoso problema dell’immigrazione. L’ha fatto nel modo peggiore, sempre inseguendo le paure istillate dalle forze reazionarie e xenofobe nelle popolazioni europee impoverite, spinte a individuare il nemico in chi sta un po’ peggio. Il testo finale della risoluzione che dovrebbe superare gli accordi di Dublino parla di “solidarietà obbligatoria”: è un imbroglio perché chi non vuole accogliere i migranti che gli toccherebbero (Orban è categorico, “neanche uno in casa mia”) potrà benissimo continuare a tenere le porte sbarrate e alzare muri cavandosela con una multa. La priorità per i legislatori europei è “chiudere le frontiere, non proteggere” chi fugge da guerre, fame e dittature (lo dice il direttore di Save the Children Europe). I migranti dovranno essere identificati in sette giorni alle frontiere e le espulsioni di chi in base alle leggi vigenti si vedrà negato il diritto d’asilo dovranno essere più veloci, con «procedure affrettate, garanzie e ricorsi limitati, mancanza di accesso all’assistenza legale e medica e carenze nelle cure necessarie per i gruppi vulnerabili», come denuncia la Caritas. Macron ha già provveduto in proprio al restringimento dei diritti dei migranti con una legge così di destra e securitaria da essere sottoscritta persino da Marine Le Pen. È la prima volta di un allargamento di fatto del governo francese all’estrema destra. Razzismo e nazionalismo sono cose troppo serie per lasciarle nelle mani dei soli razzisti e nazionalisti.

Se ci vuole memoria, sogno e utopia per continuare a difendere questa Europa pensando che un’altra Europa è possibile (https://volerelaluna.it/che-fare/2023/12/21/leuropa-la-sinistra-e-la-necessita-di-pensieri-lunghi/), dirsi orgoglioso di essere italiano è ancora più difficile in questa Italia governata dalla destra-destra che quando serve utilizza anche la ruota di scorta dei centristi transfughi dal Pd: Calenda e Renzi. Restando al tema di queste considerazioni incentrate sulla scelta tra salute dei cittadini e armamenti, la finanziaria del Governo ha trovato i soldi non per rinnovare i contratti pubblici scaduti ma per aumentare gli stipendi di militari e forze dell’ordine. Dove li ha trovati? Nelle tasche di medici, infermieri e maestri elementari che vedranno decurtata la loro pensione salvo lasciare il lavoro solo dopo i 72 anni di età. Più che lasciare il lavoro, i medici lasciano l’Italia e vanno a lavorare in paesi più riconoscenti nei confronti di chi salva vite umane. In compenso importiamo in Italia medici a basso costo dai Balcani e dai Caraibi.

Sui migranti, poi, l’Italia imita la Gran Bretagna e stringe accordi con l’Albania per deportarvi migranti indesiderati. L’accordo tra Giorgia Meloni e Edi Rama è stato bloccato dalla Corte Costituzionale del paese delle aquile dopo le proteste dell’opposizione. Il paradosso che fa cadere le braccia è che Edi Rama è il capo di un governo socialista e l’opposizione è guidata dalla destra di Berisha. E ancora, con un decreto, l’ottavo in materia, il governo che ha ridotto il peso della spesa sanitaria sul pil ha deciso di inviare altre armi all’Ucraina in barba a una Costituzione in cui si afferma il ripudio della guerra. Il voto parlamentare è stato aggirato grazie a un automatismo previsto dall’adesione alla Nato; il dibattito in aula si potrà fare l’anno prossimo, dopo che i nuovi cannoni made in Italy avranno iniziato a sparare contro il nemico. E nel dibattito parlamentare, quando ci sarà, ancora una volta saranno solo i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi e Sinistra a votare contro. Cantava Claudio Lolli in “Quello lì (Compagno Gramsci”): «Va bene che il Parlamento non conta niente / però non è proprio il posto per certa gente» (https://volerelaluna.it/commenti/2023/12/18/litalia-sospesa-tra-una-destra-brutale-e-un-morto-che-cammina/).

Gli autori

Loris Campetti

Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Laureato in chimica, già nella seconda metà degli anni Settanta è passato al giornalismo. A “il manifesto” fino al 2012, ha ricoperto tutti i ruoli e si è occupato prevalentemente di lavoro e lotte operaie. Ha scritto molti libri di inchiesta e due mesi fa è stato pubblicato da Manni il suo primo romanzo, “L’arsenale di Svolte di Fiungo”.

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2 Comments on “Patto di stabilità e politiche migratorie: l’egemonia della destra”

  1. Concordando su tutto lo scritto e il senso, correggerei la citazione di Pertini. Se non ricordo male era proprio il contrario : Svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai . O forse non ho capito io ….

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