I sondaggi e il rebus del voto

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I sondaggi hanno la funzione di offrire a tutti una fotografia di determinati aspetti delle realtà per aiutare a coglierne la dimensione. Affinché siano utili, non basta che siano svolti con professionalità, ma occorre che siano ben raccontati, diversamente il lettore potrebbe arrivare a conclusioni errate.

Secondo un recente sondaggio di BiDimedia pubblicato da la Repubblica, la coalizione di CDX sarebbe al 46,4% e quella di CSX al 31,1%. Già qui occorre rilevare un’inesattezza. In base alla legge elettorale vigente, questi dati di coalizione sono fondamentali perché i seggi si assegnano sulla base della cifra elettorale di coalizione. Tale cifra si calcola sommando i consensi raccolti da ogni lista coalizzata con esclusione di quelle che non hanno raggiunto l’1% dei consensi. La conseguenza è che la cifra di coalizione del CDX indicata dal sondaggio è corretta poiché ogni componente del CDX sarebbe sopra l’1%. Lo stesso non si può dire per il CSX dove la formazione di Di Maio sarebbe ferma allo 0,9% e di conseguenza non concorre a determinare la cifra di coalizione. La cifra di coalizione del CSX, il numeretto magico rilevante ai fini della conquista dei seggi, è pertanto attestato il 30,2% (e non il 31,1%), stando ai numeri del sondaggio.

Ma ecco i dati del sondaggio di BiDimedia (https://sondaggibidimedia.com/sondaggio-bidimedia-19-agosto/): Fratelli d’Italia: 24%; Lega: 13,6%; Forza Italia: 7%; Noi Moderati: 1,8%; Totale CDX: 46,4%. PD: 24,2%; Alleanza Sinistra Verde: 3,9%; Impegno Civico: 0,9% (non entra nel conteggio della cifra di coalizione); +Europa: 2,1%; Totale CSX: 30,2%. Seguono: M5S: 10%; Azione-Italia Viva: 5,2%. Tutte le altre liste sarebbero abbondantemente sotto il 3% ad esclusione di ItaliaExit che sarebbe a un soffio dalla soglia di sbarramento.

Analizzando gli altri sondaggi, la situazione non cambia granché e tutti confermano che Unione Popolare e Italia Sovrana e Popolare così come Alternativa per l’Italia di Adinolfi, sarebbero sotto l’1%, quindi lontanissime dalla possibilità di conquistare l’agognato 3% per entrare in Parlamento.

Per comprendere questi numeri, occorre tener presente che chi intende rafforzare la componente moderata del CDX, votando Noi Moderati di Toti e Lupi, in realtà finirebbe per rafforzare le altre componenti del CDX e in misura prevalente proprio FdI che non si può definire una forza politica moderata. Infatti, poiché la lista Noi Moderati non è attestata al 3%, sarà esclusa dalla ripartizione dei seggi ma prendendo più dell’1% concorre alla cifra elettorale del CDX facendo così ottenere più seggi alla coalizione, che in gran parte andranno a FdI poiché rappresenta di gran lunga la componente principale della coalizione. Allo stesso modo, chi vota la lista di Di Maio (Impegno Civico) non solo indebolisce il CSX perché al momento non contribuirebbe a determinare la cifra elettorale del CSX, ma indirettamente rafforza soprattutto il CDX, esattamente come tutte le altre liste che non supererebbero la soglia del 3%. Chi vota +Europa, in realtà vota PD, perché anche +Europa al momento non parteciperebbe alla ripartizione dei seggi, come già avvenuto nel 2018.

In sostanza, il 100% dei seggi sarebbe distribuito tra le forze politiche che raccolgono l’87,9% dei voti validi, mentre il 12,1% dei voti validi sarebbe disperso o contribuirebbe a eleggere candidati di liste diverse da quelli votati dagli elettori.

Se poi consideriamo che l’astensione si attesterà, secondo la più ottimistica previsione, intorno al 28% e le schede bianche e nulle saranno circa il 3% degli aventi diritto, si può concludere che la fotografia offerta dai sondaggi è che il Parlamento sarà deciso da circa il 60% degli aventi diritto.

Considerate questo mio intervento un contributo per rendere intelligibili i sondaggi che ogni giorno ci vengono propinati senza accompagnarli che le dovute informazioni sul sistema elettorale, le sole che consentono di prefigurare l’esito del proprio voto. Compreso ciò, ciascuno con consapevolezza voti la formazione che preferisce, anche incrociando le dita e sperando che la Salernitana vinca lo scudetto! Per quanto mi riguarda, mentre si dibatte delle ingerenze russe sul prossimo voto, mi chiedo se i sondaggi non siano una forma d’ingerenza sulle scelte degli elettori e se le soglie di sbarramento e il voto congiunto tra candidato uninominale e lista plurinominale non attentino alla libertà del voto. Quanti saranno gli elettori che in conseguenza dei sondaggi e dei meccanismi elettorali decideranno di votare altro o di non votare?

I sondaggi elettorali sono o non sono uno strumento apparentemente neutro e oggettivo per orientare verso “il voto utile” di veltroniana memoria? Chissà, ma che fine fanno il pluralismo e la democrazia se ogni elettore comincia a valutare cosa faranno gli altri per decidere come votare?

Se voglio rafforzare i moderati, è meglio votare Noi Moderati del CDX o la lista di Renzi e Calenda? O forse meglio dirottare il voto su Forza Italia… E un elettore di sinistra, fa bene a votare Unione Popolare o Italia Sovrana e Popolare o è meglio che rafforzi una sinistra più sbiadita come quella di Alleanza Sinistra Verde piuttosto che non avere alcuna sinistra? Gli europeisti, fanno bene a votare +Europa o è meglio che votino direttamente Calenda o Letta? Il voto diventa un rebus quando può avere effetti opposti a quelli desiderati dall’elettore.

Gli autori

Sergio Bagnasco

Sergio Bagnasco vive in provincia di Pavia e lavora nel campo dell’editoria. Da sempre orfano di sinistra, si occupa di politica e in particolare degli aspetti relativi a rappresentanza, costituzione e istituzioni. Fa parte del direttivo nazionale del Comitato per la difesa della Costituzione,

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