L’armadio della vergogna

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Le parole di netta condanna dei crimini nazisti, pronunciate dal Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Fossoli, nell’ex campo di concentramento del modenese, sono importanti ma quel truce periodo storico fu ben più complesso e, oltre alla complicità del fascismo made in italy, si dovrebbe anche condannare l’uso da parte degli USA di criminali nazisti, in funzione anticomunista, in cambio di coperture e sottrazione alla giustizia.

Nella memoria collettiva del Paese sono Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto le due località che segnano le stragi più ignobili e violente compiute dalle truppe d’occupazione tedesche coadiuvate da fascisti italiani. Ma esse non sono state le sole stragi nazifasciste: rappresaglie e guerra aperta contro i civili per seminare il terrore sulla popolazione inerme colpirono ripetutamente l’entroterra toscano ed altre zone del centro e del nord Italia.

L’estate del 1944 registrò l’avanzata delle truppe alleate e il crescere della Resistenza; di contro le armate tedesche nelle sue varie formazioni e i fascisti aderenti alla Repubblica di Salò, avviati verso la sconfitta, mostrarono il loro volto più feroce. Nel giugno 1944 ci fu la strage di Forno: 68 civili massacrati per rappresaglia dalle SS e dai fascisti della X MAS comandati da Umberto Bertozzi. Sempre sulle Alpi Apuane ci furono il massacro di Fivizzano e l’eccidio, ancora più atroce, del borgo di Vinca: 173 civili orrendamente scannati dalle SS, Brigate Nere di Carrara e Guardia Nazionale Repubblicana. A Bergiola Foscalina, sempre nella provincia di Carrara, ennesimo eccidio ad opera dei tedeschi, al comando di Walter Reder, e dei repubblichini. Nomi di località, a volte poco conosciute, e sostantivi che si ripetono come in una macabra filastrocca: eccidio, massacro, crimine, rappresaglia… Ma è importante e necessario leggere nel dettaglio le pagine di storia di quelle stragi, per allontanarsi dai numeri e avvicinarsi alla vita rubata alle vittime, per cogliere fino in fondo l’orrore del nazifascismo e perché conoscere il passato prossimo del nostro Paese permette di capire alcune delle ragioni dello “scivolo nero” del presente, le cui cause risalgono alla mancata epurazione dei fascisti dalle istituzioni civili e militari al termine della guerra, e all’impunità loro concessa.

Il fascista Umberto Bertozzi della X MAS, partecipe della strage di Forno e responsabile di oltre 100 omicidi volontari, rappresenta molto bene il percorso involutivo del dopoguerra che di fatto garantì l’impunità grazie a una magistratura ancora in gran parte inquinata dal fascismo e alla mancata epurazione dalle istituzioni dei funzionari fascisti. Dapprima condannato alla pena di morte con fucilazione, ebbe in secondo grado la pena commutata in ergastolo, successivamente commutato in 30 anni, ridotti poi a 19 e infine, dopo la sua scarcerazione nel 1952, la Corte d’assise d’appello di Venezia, nel febbraio 1963, estinse i suoi crimini ai sensi del provvedimento di amnistia di Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia del Governo De Gasperi, del 22 giugno 1946.

Con semplici ma lapidarie parole il Presidente Sandro Pertini, in una intervista a Oriana Fallaci su l’Europeo del 27 dicembre 1973 (http://www.oriana-fallaci.com/pertini/intervista.html), spiegò come fu fatto fallire, ad opera della DC, il rinnovamento democratico delle istituzioni da cui ben pochi fascisti furono allontanati e molti furono introdotti, in particolare come collaboratori dei Servizi, in seguito alle pressioni americane, in funzione anticomunista (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/01/15/uno-spiraglio-sulle-stragi-nere/).

Due esempi su tutti. Karl Hass, ufficiale responsabile dello spionaggio SS, che nel settembre 1943 arrestò la principessa Mafalda di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III, per poi rinchiuderla nel lager di Buchenwald, collaboratore di Herbert Kappler nel rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 e nella successiva deportazione ad Auschwitz,  collaboratore attivo di Erich Priebke nell’organizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, invece di essere giudicato per i suoi crimini fu reclutato nell’Agenzia statunitense Counter Intelligence Corps e utilizzato, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, per contrastare il Fronte Democratico Popolare nelle elezioni del 1948. Anche il criminale di guerra Klaus Barbie, il “Macellaio di Lione”, capo della Gestapo che fece dell’Hotel Terminus un luogo di tortura e massacro dei partigiani francesi  tra cui Jean Moulin, eroe e uomo simbolo della Resistenza francese, fu arruolato nel Counter Intelligence Corps. Klaus Barbie, divenne quindi un agente al servizio del controspionaggio dell’esercito statunitense e fu partecipe del golpe del 1980 in  Bolivia, così come altri nazisti arruolati nell’anticomunismo USA parteciparono ai golpe in Cile e Argentina, perché se il Nazismo fu un cancro che avvolse l’Europa le sue metastasi si sparsero in Sud America, grazie anche al supporto dell’impunito regime franchista, favorendo l’affermazione di regimi golpisti e dittatoriali.

Nel nostro Paese, all’inizio, le inchieste sulle stragi dei civili furono fatte con la ricostruzione dei fatti, l’individuazione dei carnefici e delle vittime, ma in pochissimi casi si arrivò a processi e ancor meno a condanne. Poi scese il silenzio. Fino al 1994 quando casualmente in uno scantinato della Procura Militare di Roma fu trovato un vecchio armadio, con le ante girate contro il muro: «l’armadio della vergogna», come lo definì Franco Giustolisi uno dei rari, e ormai estinti come categoria, giornalista d’inchiesta che rilanciò su l’Espresso la scoperta dell’armadio fatta dal procuratore Antonino Intelisano che indagava sul criminale nazista Erich Priebke. L’armadio della vergogna conteneva 695 fascicoli e un registro con 2274 notizie di reato riguardanti le stragi nazifasciste da Sant’Anna di Stazzema all’eccidio delle Fosse Ardeatine (F. Giustolisi, L’armadio della vergogna, ed. Nutrimenti, 2004).

L’insabbiamento delle inchieste, all’indomani della seconda guerra mondiale e negli anni della guerra fredda, fu determinato dalle pressioni USA che, in funzione anticomunista, non esitarono, sottraendoli alla giustizia, a utilizzare i nazisti e, con il Patto di Madrid del 1953, riconobbero anche il regime golpista e fascista di Franco che grazie a questo riconoscimento sopravvisse fino alla morte del dittatore nel 1975. In sostanza i nemici mortali della democrazia, nazismo e fascismo, divennero gli alleati cui ricorsero gli USA negli anni della guerra fredda, garantendo l’impunità dei crimini in cambio di una lotta comune contro l’Unione Sovietica.

Gli atti, ormai dimenticati, della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento dei fascicoli relativi a crimini nazifascisti, istituita il 15 maggio 2003,  potrebbero dare anche alcune risposte rispetto agli anni delle “stragi di Stato” e  al ruolo dei Servizi nella “strategia della tensione” perché c’è un filo nero che rimanda all’immediato dopoguerra per la mancata epurazione dei fascisti, che restarono saldamente nei centri di potere istituzionali e militari, e per l’uso spregiudicato della collaborazione con nazisti, voluta dagli USA per contrastare qualunque ipotesi di una reale svolta politica in Italia. Per questo nel nostro Paese si è spesso parlato di “sovranità limitata”.

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

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