Complotti o capitalismo della sorveglianza?

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La formazione del Governo Draghi, le vicende che l’hanno favorita e accompagnata, la sua accettazione acritica da parte delle forze politiche in Parlamento (all’infuori della destra neofascista e di qualche esponente, in numero inferiore alle dita di una mano, di Sinistra italiana) e della quasi totalità della stampa nazionale hanno aperto in quel che resta della sinistra un confronto sulle prospettive che si aprono. Le domande sono chiare: dove stiamo andando? E, ancora, che fare? A questo dibattito, su cui stanno arrivando molti e appassionati contributi, Volere la Luna dedicherà una particolare attenzione.

Complotti, complottisti e complottanti mi inquietano. Sottendono una visione teologica della società e della storia. Come se ci fosse sempre un “grande disegno” lucido e programmato che guida e dirige il mondo. Così come il salvatore Draghi ci può salvare, c’è una soggettività maligna che trama contro di noi! Simmetrie teologiche, appunto.

Non è una cosa solo di destra: conosco comunisti, con esperienza, che continuano a pensare che i capitalisti abbiano un perenne disegno globale per mantenerci poveri e impedire l’avvento del comunismo. Marx diceva che anche i capitalisti sono alienati, sottomessi alle leggi del capitale.

Ciò che mi turba di più è che i complottismi, nelle diverse forme, a cascata ci convincono di essere dotati di una volontà soggettiva determinante. Se c’è una soggettività nemica globale, ciascuno di noi possiede una soggettività per sconfiggerlo. Un’illusione che ha spesso trasformato il marxismo in una sorta di messianico destino al mutamento. Marxianamente penso che solo determinate condizioni possono permettere collettive prese di coscienza e collettive azioni di trasformazione. Non c’è volontà soggettiva che tenga.

Il “capitalismo della sorveglianza” non ha bisogno di complotti per esercitare il controllo. L’ha già fatto trasformandoci tutti in consumatori, prima ancora o senza essere produttori. Poi per consolidare questo controllo basta un telefonino a testa, frequentare i social, l’installazione delle telecamere in città e guardare la televisione. Noi non siamo più cittadini siamo sudditi.

La dura legge del capitalismo, nonostante i capitalisti, impone di consumare, ciò è garantito dalla produzione, questa va salvaguardata sopra tutto!

La follia alla quale stiamo assistendo è prodotta dall’imperativo della produzione a tutti i costi. Perché ciò sia possibile i produttori devono essere salvaguardati (ma sono in netto aumento gli infortuni sul lavoro!). Per questo è necessario salvaguardare il precario sistema sanitario e ridurre il contagio. Non c’è pietà, altrimenti si sarebbe fatto subito qualcosa per cambiare il sistema sanitario e renderlo più efficiente. C’è solo il bilancio costi/benefici! Quindi si può/deve limitare o fermare ciò che non è immediatamente produttivo, il superfluo: i divertimenti, quello che crea piacere, anzi lo si stigmatizza (vedi la campagna anti-assembramenti). Così, mentre si grida ai quattro venti l’importanza della scuola, la si chiude, invece di renderla più agibile, riducendo gli alunni/studenti per classe e assumendo nuovo personale.

Il “capitalismo della sorveglianza” non sceglie di costruire una crisi sanitaria se questa riduce il PIL e aumenta i debiti dello Stato, non se lo può permettere. Invece garantisce di gestire la crisi sanitaria con le regole del capitale: profitti privati e costi pubblici. Ma c’è un limite anche a questo… Deve, nell’immediato, mantenere un certo consenso, così si penalizzano solo i bambini e i giovani, che sono improduttivi e comunque consumano e non votano o votano poco. Soprattutto garantisce i produttori facendoli lavorare. Non è un caso che nei TG non ci siano più immagini sullo stato dei trasporti nelle città italiane. Lì ci sono i veri assembramenti ma sono produttivi!

In tutto questo non c’è alcun disegno ma solo le regole dell’accumulazione del capitale, che la politica degli uomini, per lo più inetti e ansiosi, gestisce senza progettualità. D’altronde l’unica progettualità possibile sarebbe quella di superare il capitalismo, ma la politica lavora per il capitale e il capitale ha un solo progetto: riprodurre se stesso.

Dobbiamo preoccuparci? Sì. Perché qui si gioca la partita dell’estensione della democrazia autoritaria, oggi la forma ideale di democrazia per il “capitalismo globale della sorveglianza”. Sì, dobbiamo preoccuparci e resistere, per questo dobbiamo estendere e diffondere la critica e le forme collettive e pubbliche di disobbedienza.

Marco Sansoè

Marco Sansoè ha insegnato Lettere per 40 anni nelle scuole superiori. Segretario provinciale del PRC a Biella dal 1996 al 2008 è uscito dal PRC nel 2009. Dal 2008 anima il Laboratorio sociale "La città di sotto", fa parte del “Coordinamento Biella Antifascista” e collabora con la web radio "betteRadio".

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