Riforma elettorale: ritornare alla Costituzione

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onorevole Deputato, onorevole Senatore,

gli eventi politici degli ultimi mesi hanno portato alle estreme conseguenze un malessere profondo che da lungo tempo erode la vita delle istituzioni politiche. In primo luogo la crisi che ha portato alla caduta del Governo Conte 2, aperta proprio nel momento in cui il Paese aveva bisogno di una guida rafforzata per uscire dalla pandemia ed avviare un processo di ricostruzione e di rinnovamento destinato ad incidere sul nostro futuro, ha messo in evidenza la distanza siderale fra i bisogni dei cittadini e le dinamiche dei palazzi della politica. In secondo luogo la nascita di un governo di emergenza, sostenuto da forze politiche contrapposte, ha accelerato i processi di scomposizione dei partiti, sia dal punto di vista della rappresentanza parlamentare (come dimostra la vicenda dei 5Stelle), sia dal punto di vista politico (come dimostra la vicenda del PD), anche a destra si sono aperte divaricazioni.

Sono anni che registriamo una crescente sfiducia dei cittadini nei partiti e nelle istituzioni politiche rappresentative, un male oscuro che corrode la democrazia italiana ed incoraggia la crescita delle più disparate forme di populismo e di antipolitica. Adesso tocchiamo con mano quanto sia stato dannoso lo snaturamento della rappresentanza politica perseguito inseguendo, con le fallaci scorciatoie di premi di maggioranza, una maggiore governabilità.

Nel disegno costituzionale spetta a tutti i cittadini associati in partiti di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49). Il compito dei partiti è di selezionare una classe dirigente politica con il concorso inscindibile dei cittadini elettori, in modo da creare un canale di comunicazione permanente fra la società e le istituzioni. Con l’estinzione dei partiti politici come organizzazioni politiche di massa e con l’introduzione di sistemi elettorali sempre più elitari, la composizione delle assemblee parlamentari purtroppo è diventata dominio esclusivo di ristrettissime oligarchie. Gli elettori non possono mettere becco nella scelta dei propri rappresentanti, né attraverso i canali di partito (che non esistono più), né attraverso le preferenze sulla scheda elettorale, non più consentite dal 1994. Di conseguenza i componenti delle assemblee elettive sono, in senso effettivo, non più rappresentanti del popolo, bensì rappresentanti del capo politico che li ha nominati, selezionandoli in base ai livelli di fedeltà alla propria persona. Questa situazione di estraniazione della rappresentanza dalle domande politiche, dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini è la causa principale del disagio dei cittadini. Le convulsioni politiche e istituzionali che stiamo attraversando impongono un cambiamento di rotta, si deve ripristinare il modello costituzionale fondato sulla centralità del Parlamento, dove le domande, i bisogni e i conflitti che percorrono la società possano essere rappresentati e trovare composizione attraverso il confronto e il dialogo politico.

Per ridare valore alla rappresentanza è necessario agire su due fronti, quello dei partiti e quello dei sistemi elettorali. Il metodo democratico deve valere per tutti i partiti che partecipano alla competizione elettorale, non possono essere consentite delle satrapie, ci vogliono delle regole per disciplinare la partecipazione degli iscritti e i loro diritti esigibili, i congressi, il finanziamento, la formazione delle liste. Per questo occorre una legge sui partiti, sul loro funzionamento. Tuttavia il primo passo per il rinnovamento dei partiti deve venire dal sistema elettorale che deve di nuovo collegare la rappresentanza dei partiti alla volontà espressa dal corpo elettorale, al quale si deve rispondere. Per questo è essenziale ed urgente riavviare il percorso di riforma del sistema elettorale che in questo momento risulta bloccato. A nostro avviso la riforma deve seguire i seguenti criteri.

La rappresentanza di ciascun partito non può essere gonfiata da artifici elettorali, come avviene nei sistemi maggioritari, escogitando premi di maggioranza. I sistemi elettorali devono garantire il pluralismo, senza soglie di accesso se non quelle implicite date dal numero degli eletti, e l’eguaglianza dei cittadini nel voto, sia in entrata che in uscita, consentendo agli elettori, attraverso la loro scelta diretta, di concorrere con i partiti nella selezione del singolo deputato o senatore. Per questo non è più tollerabile il sistema delle liste bloccate che assicura un privilegio nella scelta dei parlamentari non più al partito-organizzazione di cittadini, ma a ristrette oligarchie, se non ad una singola persona. Il sistema delle preferenze, nel rispetto della differenza di genere e malgrado inconvenienti, che peraltro si possono prevenire con regole adeguate, può ridare dignità e ruolo adeguato all’associazionismo e alle forze vive della società civile, contribuendo in tal modo anche al rinnovamento dei partiti. Possono esistere anche altre possibilità di scelta diretta da parte dei cittadini, sempre a condizione che venga garantito che l’elettore possa indicare direttamente chi lo deve rappresentare.

È nei momenti di maggiore difficoltà che devono venire fuori le energie per il cambiamento. In questo momento di crisi della politica è necessario mettere in discussione gli aspetti di incostituzionalità dell’attuale legge elettorale, a partire dal voto unico obbligatorio per il collegio uninominale e la circoscrizione, per dar vita a una riforma elettorale autenticamente proporzionale, che restituisca agli elettori la facoltà di scegliere i propri rappresentanti in piena libertà, e per questa via porre le basi per ricostruire un rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni democratiche.

Chiediamo che il Parlamento si assuma la responsabilità di intervenire con urgenza per evitare l’onta che si vada di nuovo a votare con una legge elettorale che la Consulta potrebbe dichiarare incostituzionale, in quanto contraria ai diritti di partecipazione politica dei cittadini. Per quanto ci riguarda prenderemo tempestivamente tutte le iniziative necessarie per evitare che le prossime elezioni politiche si svolgano con una legge elettorale incostituzionale.

12 marzo 2021

La lettera è sottoscritta dal presidente del Coordinamento, Massimo Villone

Coordinamento per la democrazia costituzionale

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