Due libri diversamente “politici”

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Tra la politica e i cittadini si è, da tempo, aperta una voragine. Accade in molte parti del mondo. In Italia in modo particolare. Lo dimostrano la disaffezione dal voto, la crescita di populismi e sovranismi e, prima ancora, il successo dell’originario Movimento 5Stelle (mix un po’ naif di demagogia e protesta, non a caso scioltosi come neve al sole appena diventato forza di governo o, comunque, parte del sistema politico). Ricomporre la frattura – cosa che pure dovrà accadere – non sarà facile. Bisognerà ricominciare da capo ma, per farlo, si deve prima, come sempre è accaduto nella storia, finire, chiudere una stagione. Inutile pensare a una rigenerazione di questo sistema ché un reale cambiamento deve passare attraverso una profonda discontinuità di prassi e di comportamenti. Di comportamenti, appunto.

Per questo, se si vuole davvero fare politica, occorre cercare altrove rispetto ai palazzi del potere e del governo. È quel che fanno due libri recenti, pur assai diversi tra di loro, che hanno in comune una profonda politicità pur, all’apparenza, occupandosi d’altro: Geografia della speranza. Viaggio nell’Italia che resiste di Martina Di Pirro (Edizioni Gruppo Abele, 2020) e Belle persone. Storie di passioni e di ideali di Fabio Balocco (Edizioni Cevitou, 2020)

Il primo è un lungo viaggio attraverso l’Italia tra associazioni e realtà aderenti alla Rete dei Numeri Pari (http://www.numeripari.org/) impegnate a vario titolo nei settori dell’assistenza, della cooperazione, del mutualismo, della cultura, dell’educazione, della solidarietà. È – quella descritta anche intervistandone alcuni animatori – una rete ampia, che si sviluppa nelle aree metropolitane come nella provincia, che tiene insieme il Nord, il Centro e il Sud, Palermo Catania e Marsala come Castelfranco Veneto e Trezzano sul Naviglio, passando per Crotone e Bari… E – come scrive Marco Revelli nella postfazione – è solo la punta dell’iceberg che la rete dei Numeri Pari contiene, e che costituisce il tessuto di quel “fare società” che oggi è prioritario rispetto al novecentesco “fare politica” come forma più alta dell’“impegno”: «Non è, quella dell’associazione di volontariato Emmaus di Palermo o del Centro sociale Sappusi di Marsala, della Kroton Community o della Parrocchia San Sabino di Bari, di RiMaflow o delle Famiglie in Rete, per fare solo riferimento ad alcune “tappe”, una semplice attività “ancillare”: un intervento sul ”margine” di una società altrimenti sana come continuano a pensare i tanti “professionisti della politica” che si illudono di guidare il Paese quando in realtà lo accompagnano sul piano inclinato che da tempo lo tira giù. È un’opera primaria di restauro e conservazione della sfera pubblica e della forma democratica. È appunto la forma nobile del “Politico” come arte della tessitura sociale. Riannodando i fili della convivenza, aprendo all’altro i troppi “Sé” chiusi in se stessi, costruendo legame e mostrandone le forme e gli effetti, includendo gli esclusi e “fuori luogo”, educando alla relazione, fanno l’unica Politica che serve oggi, nel tempo dell’impotenza dei Governi e dell’avarizia delle Istituzioni».

Diverso, ma convergente, il secondo libro: Belle persone. In esso, Fabio Balocco, racconta, come è scritto nel sottotitolo, storie di passioni e di ideali. Sedici ritratti di persone eterogenee: un giornalista, un contadino, una ambientalista, una docente, un regista, una lavoratrice precaria, un libraio, una attivista… Non delle star, ma delle «persone da tenersi strette» e in cui ci si può riconoscere, che aprono spiragli su «un altro modo di vivere», attento all’essere più che all’avere. Anche qui ricorro a parole tratte dalla presentazione del libro, questa volta di Tomaso Montanari: «“Non ho fiducia nell’umanità, ma ho fiducia in molte singole persone”, dice a Fabio Alessandro Hellmann, con una frase che potrebbe essere l’epigrafe di questo libro: un libro rigenerante, ritemprante. Lo si chiude con la voglia di riprendere il cammino. Come dopo aver bevuto a una fonte, durante una lunga traversata. Un libro che è un atto di amore per la vita, nonostante tutto. Un libro che provoca: fin dal titolo. Perché in un mondo inchiodato all’immagine delle persone belle, parla invece di belle persone. Non si tratta di una compagnia mondana, o pettinata. Le belle persone hanno la pelle graffiata, e graffiano – ha detto Pedro Almodóvar. Un contrasto che nella cultura occidentale ha un senso profetico, da Socrate in poi. […] Usare “bello” in senso morale, come fa questo libro, è già in sé una provocazione, in una società che ha definitivamente scisso la bellezza (e il successo, ad essa strettamente collegato) da ogni significato morale. E infatti le “belle persone” che parlano nelle pagine del libro – dice uno di loro, il mio amico Maurizio Pagliassotti – sono “disadattati: io mi sento tale, anche se perfettamente integrato in questo sistema. In frigo ho la birra, domattina vado a farmi un giro sulla bicicletta prodotta a Taiwan. Cerco di non essere una merce, cerco di alimentare il più possibile il mio disadattamento. Oggi è un dovere essere disadattati, è il minimo essere disadattati in un mondo che va velocemente verso la catastrofe”. [E tutto questo] è politica: perché riapre un orizzonte di speranza, connette esperienze, crea una rete morale. Una collettività di intenti».

Pochi tratti che bastano a chiarire l’assunto iniziale. Si tratta di due libri davvero “politici”. Più di molti resoconti giornalistici sulle tante crisi stucchevoli che – anche in questi giorni – si intrecciano, più di tanti studi politologici sulle dinamiche elettorali e l’agonia dei partiti politici, più delle troppe “prediche inutili” degli opinion leaders spesso con troppe opinioni e poca leadership… Più politici – continua Marco Revelli «perché, anziché attardarsi sulla superficie della nostra democrazia malata o perdersi nel labirinto della endemica crisi istituzionale, lavora[no] nel profondo. Sui presupposti della democrazia e sui fondamenti della dimensione politica. Che sono, nell’un caso e nell’altro, la “socialità” in forma di “relazionalità”. La pre-esistenza del “legame sociale” come rapporto non effimero tra persone».

Insomma, due libri da leggere.