Arginare il razzismo di Salvini. E poi?

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Rosa Parks sale sull’autobus 2857 nella città di Montgomery in Alabama, ha la pelle nera e in base alle regole non può sedere nei posti davanti e nemmeno in quelli centrali: sono riservati ai bianchi. Quel giorno (1 dicembre 1955) Rosa, al rientro della sua giornata di lavoro come sarta, si siede e non si alza dal posto che ha scelto; il conducente chiama la polizia che l’arresta per condotta illecita. Da quel gesto, coraggioso, nascerà un’importante protesta, con il boicottaggio dell’uso dei mezzi pubblici da parte della comunità degli afroamericani guidata da Martin Luther King, contro il segregazionismo a cui seguirà, il 28 agosto 1963, la storica Marcia su Washington per il Lavoro e la Libertà. «I have a dream» («Ho un sogno»): il discorso simbolo contro il razzismo. Seguirono anni con una forte richiesta di cambiamenti sociali e di aperture culturali: Nino Ferrer, geniale e anticonformista musicista, nel 1967 cantò «Vorrei la pelle nera».

Millennio e secolo attuali, anno 2009: in piena sottoclasse dell’“eterno ritorno” di Friedrich Nietzsche, Matteo Salvini, già leader leghista in Lombardia, chiede all’ATM di riservare sulla metropolitana vagoni per le donne e posti a sedere solo per i milanesi, e la sua collega di partito Raffaella Piccinni chiede “vagoni per extracomunitari”, (Repubblica.it del 7 maggio 2009), già richiesti sui treni, nel febbraio 1999, da Borghezio autore di gravi azioni razziste come la disinfestazione di posti su cui sedevano persone di colore (La Repubblica, 7 febbraio 1999).

Siamo nel 2019 e Matteo Salvini, con questo pedigree, è Ministro dell’Interno e la Lega ha un consenso elettorale elevato anche da parte degli italiani del Centro Sud d’Italia, a lungo bollati dalla Lega come “terroni di merda”. Brutta cartina tornasole del pessimo stato, sociale e culturale, in cui si trova il nostro Paese.

Molti politologi hanno parlato di grande abilità politica di M. Salvini, ma questo in realtà è solo un tentativo maldestro di non volere fare i conti con chi ha malgovernato il Paese negli ultimi venti anni, e più che delle presunte capacità politiche di Salvini si dovrebbe parlare della mediocrità di una classe politica più impegnata a garantirsi l’autoriproduzione nella gestione del potere che a risolvere alcuni dei numerosi problemi del Sistema Italia. Ed è proprio sulla non soluzione dei problemi che M. Salvini, aiutato da M. Renzi che ha definitivamente svuotato il PD della quota, già minima, di ideali e programmi riconducibili alla sinistra, ha costruito il successo elettorale leghista. L’aver lasciato a Salvini la bandiera della modifica, seppur parziale, dell’ingiusta controriforma pensionistica Fornero attuata dal Governo Monti con voto favorevole anche del PD, l’aver concesso un aumento esponenziale della flessibilità e l’abolizione dell’art. 18 con il Jobs Act (Governo Renzi) ha spianato la strada a un sensibile consenso dei lavoratori verso la Lega. Salvini ha quindi costruito il consenso grazie all’imbuto nero e autorisucchiante in cui è scivolato il centro sinistra, sempre più centro e sempre meno sinistra,  e al vortice di litigiosità che avvolge una sinistra che nel Paese esiste ma che non trova alcuna degna rappresentanza istituzionale.

Ma Salvini, nonostante la rendita di posizione, favorita in maniera esponenziale dalla debolezza altrui e dagli “splendidi” assist forniti dall’Unione Europea in tema di migranti, ha finito per dimostrare la sua mediocrità politica nell’aprire una crisi di Governo che, pur in una posizione di forza, gli è scappata di mano tra fughe in avanti e maldestri tentativi di marcia indietro.

Non c’è da gioire per il probabile accordo di governo tra un M5S inadeguato e contradditorio e un PD che è un contenitore vuoto di contenuti di sinistra e ancora egemonizzato dal renzismo, ma nell’assenza totale di una sinistra dispersa in mille rivoli, seppur reali, e priva di una rappresentanza istituzionale, per lo meno verrebbe messa all’angolo la parte peggiore di questo Paese che in questo momento, in caso di elezioni, ci condannerebbe a un decennio di dominio totale della destra egemonizzata dal duo Salvini&Meloni.

Ma da subito, se si vuole ridare voce alla sinistra, bisogna uscire dagli steccati autoreferenziali di gruppi e partitini per privilegiare programmi e comportamenti che uniscono rispetto a quelli che dividono, pena il continuare a restare  marginali e ininfluenti.

About Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav

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