Il “cuore di tenebra” dei nostri giorni

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«Via crucis del Venerdì Santo
Papa Francesco trasforma la Via Crucis in una propaganda politica a favore dell’accoglienza dei migranti concepiti come “i nuovi crocefissi di oggi”.

Cari amici, questa sera nella rievocazione della Via Crucis Papa Francesco ha affidato i testi delle meditazioni e delle preghiere a suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente dell’associazione “Slaves no more” (Mai più schiavi). Prima ha sostenuto che oggi sono troppi i “calvari sparsi per il mondo”, tra cui “i campi di raccolta simili a lager nei Paesi di transito, le navi a cui viene rifiutato un porto sicuro, le lunghe trattative burocratiche per la destinazione finale, i centri di permanenza, gli hot spot, i campi per lavoratori stagionali”, e che “Il deserto e i mari sono diventati i nuovi cimiteri di oggi”. Poi si è spinta al punto di affermare che i migranti sono “i nuovi crocifissi di oggi”.
“Mentre i governi discutono, chiusi nei palazzi del potere, il Sahara si riempie di scheletri di persone che non hanno resistito alla fatica, alla fame, alla sete. Quanto dolore costano i nuovi esodi! Quanta crudeltà si accanisce su chi fugge: i viaggi della disperazione, i ricatti e le torture, il mare trasformato in tomba d’acqua”. “Possa la morte del tuo figlio Gesù donare ai Capi delle Nazioni e ai responsabili delle legislazioni la consapevolezza del loro ruolo a difesa di ogni persona creata a tua immagine e somiglianza”, insieme “a tutti i poveri, agli esclusi dalla società e ai nuovi crocifissi della storia di oggi, vittime delle nostre chiusure, dei poteri e delle legislazioni, della cecità e dell’egoismo, ma soprattutto del nostro cuore indurito all’indifferenza”. “Ti preghiamo per coloro che ricoprono ruoli di responsabilità, perché ascoltino il grido dei poveri che sale a te da ogni parte del globo”, invitando a “incontrare e riconoscere i nuovi crocifissi di oggi”.
Cari amici, dire che i migranti sono “i nuovi crocefissi di oggi”, non è solo blasfemo, è innanzitutto del tutto infondato, è soprattutto un crimine perché istiga a emigrare, promuove l’esodo di decine di milioni di persone, mette a repentaglio la nostra sicurezza e il futuro dei nostri figli. Questo Papa è parte integrante di una strategia immigrazionista finalizzata alla eliminazione degli Stati nazionali e delle identità localistiche per promuovere un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata con una umanità omogeneizzata e omologata, all’insegna di un meticciato globale. Questo Papa ha fatto dell’accoglienza dell’immigrato un dogma di fede, ha santificato l’immigrato concependolo come Gesù indicato come l’immigrato eccelso, ha scomunicato i cristiani contrari alla follia dell’auto-invasione da parte di giovani africani nel pieno della fertilità maschile e prevalentemente musulmani. Trasformare anche il Venerdì Santo, la commemorazione della passione e della morte di Gesù, in una ennesima ossessiva propaganda politica a favore dell’accoglienza dei migranti, significa non avere più rispetto per Gesù Cristo ed aver venduto l’anima alla più pericolosa strategia di annientamento non solo della nostra civiltà ma della Chiesa cattolica stessa. Papa Francesco va denunciato e contrastato. Dobbiamo manifestare in modo organizzato e pubblico il nostro dissenso dalla strategia immigrazionista, globalista, relativista e islamofila che oggi ha in Papa Francesco il suo più autorevole e fervido promotore.»

Queste parole così stridenti con lo spirito della Pasqua, con la messa in croce di un uomo che per molti è figlio di Dio poi risorto e per moltissimi un maestro di misericordia e di etica, l’ebreo palestinese che promulgò da un monte le beatitudini e da una croce eretta su un altro monte il perdono per coloro che l’avevano torturato e crocifisso, sono state scritte su Facebook da Magdi Cristiano Allam, un musulmano convertito al cattolicesimo, battezzato nel 2008 durante la veglia pasquale in piazza San Pietro da papa Benedetto XVI, al tempo non ancora emerito, testimone e padrino l’allora onorevole ciellino Maurizio Lupi.
Non occorre commentarle, queste righe: si fanno l’esegesi da sole. La prima reazione è di rabbia e anche di vergogna. E leggendo i commenti sulla Rete di paura per la corrente di odio che sta allagando questo infelice paese. Ma poi prevale una sorta di pietas: ci si domanda come vive, nel suo intimo e nel suo immaginario, un uomo in grado di distorcere in questo modo, e sicuramente in buona fede, quell’ annuncio di salvezza in cui afferma di credere e che un pontefice gli ha certificato con quello che nella dottrina si chiama “lavacro di rigenerazione”. Che fantasmi si agitano dentro quest’ uomo dallo sguardo ridente ma dal sorriso che si irrigidisce in una smorfia? Quali demoni lo tormentano? Quali sofferenze ha subito prima di aggiungere al suo nome anche quello di Cristiano e che ancora lo tormentano? Ognuno di noi porta con sé i suoi segreti e spesso, anzi quasi sempre, nemmeno noi stessi li riconosciamo. Ma l’ ondata di commenti plaudenti quella no, non sollecita la nostra capacità di immedesimazione e di comprensione. E il manifesto di Boccasile ripreso recentemente da Forza Nuova, ma che potrebbe benissimo illustrare anche lo scritto di Magdi Allam, mette un brivido pure a chi non c’era a quei tempi e a chi, come me, pensa che parlare di fascismo oggi in Italia sia sviante. Forse si sta preparando qualcosa anche peggiore del fascismo storico, ma di cui ancora non abbiamo il nome. E quindi nemmeno la possibilità di individuarlo nelle sue componenti storiche, sociali, inconsce, strumentali, progettuali. Kurtz, il misterioso demone di Cuore di tenebra, muore dicendo: “L’orrore, l’orrore…”.

 

About Gianandrea Piccioli

"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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