Ambiente, parola sconosciuta ai politici

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Un articolo de Il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/09/14/cambiamenti-climatici-e-questione-ambientale-in-campagna-elettorale-quasi-assenti-i-leader-parlano-solo-di-politiche-energetiche-il-dossier/6802526/) evidenzia che il tema ambientale è pressoché assente dai discorsi dei politici.

A parte il fatto che a me personalmente questo è sufficiente per capire cosa farò il 25 settembre, penso che per chi abbia un minimo, ma dico un minimo, di sensibilità ambientale questa assenza risulti sconcertante. Ricordo bene quando negli anni Ottanta-inizio Novanta, nel mondo politico il tema era ben presente: fu istituito il Ministero dell’Ambiente; fu creato il Consiglio Nazionale per l’Ambiente cui partecipavano le associazioni ambientaliste, che venivano riconosciute; furono promulgate leggi importanti in campo ambientale, e anche la fondamentale “legge Ceruti” sulle aree protette, nazionali e regionali. Erano anni in cui la salute della nostra terra era molto migliore di quella attuale.

Eppure oggi, con la siccità, con le bombe d’acqua come quella attuale delle Marche, con l’estate uguale a quella del 2003, con il consumo di suolo che avanza a due metri quadrati al secondo, questi qua (non so come definirli) parlano di tutto meno che di ambiente. Qualcuno potrebbe obiettare che non è vero, si preoccupano del clima sostenendo la transizione energetica. Fuffa, la transizione energetica non deriva dalla preoccupazione per la Terra che lasceremo a figli e nipoti. È solo il nuovo grande business del capitalismo, che tra l’altro procura relativi vantaggi qui (relativi perché pannelli, soprattutto, ma anche pale consumano suolo) e danni immani ad altri paesi, dove le materie prime vengono estratte (basti leggere La guerra dei metalli rari di Guillaume Pitron): è solo un nuovo colonialismo. E i bonus fiscali in edilizia (che hanno spinto il PIL) a ben vedere sono l’ennesimo regalo all’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Che ringrazia per questo e per le nuove e devastanti linee ad alta velocità ferroviaria previste dal vecchio governo dell’ammucchiata.

Una classe politica inguardabile.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

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