Perché votare Unione popolare

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A due settimane dalle elezioni del 25 settembre i giochi sembrano fatti. I sondaggi hanno già stabilito quali saranno i risultati. L’unica incertezza riguarda la possibilità per la destra di avere una maggioranza in grado di cambiare la Costituzione senza che tale cambiamento debba essere confermato da un referendum. Un accordo tecnico, e non programmatico, fra tutti i soggetti che si oppongono alla destra, avrebbe impedito, o comunque ridimensionato, il quasi sicuro successo, nei collegi uninominali, dell’unico rappresentante della destra, a cui si contrappongono più candidati – quelli del centro, del centro-sinistra, della sinistra. Costituzionalisti e politologi hanno sollecitato in più occasioni un accordo del genere (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/08/03/per-una-coalizione-demergenza-nel-maggioritario/), ma il PD ha scelto di muoversi in maniera schizofrenica, da un lato andando alla ricerca di un accordo programmatico con Calenda su posizioni indigeribili per altri possibili alleati, ma anche per il PD medesimo, se non rinnegando in parte le sue posizioni sull’ambiente e sulle questioni sociali (un accordo rifiutato poi da Calenda stesso un secondo dopo averlo sottoscritto), dall’altro proponendo alleanze a difesa della Costituzione contro la minaccia Meloni, con l’esclusione però dei Cinque Stelle, colpevoli di lesa maestà nei confronti di Draghi, da tale arco costituzionale.

Il PD ricorre all’appello al voto utile, usato già in altre occasioni, per convogliare più voti possibili sui suoi candidati. Ma può darsi che si riveli un’arma spuntata e che vi sia un forte aumento delle astensioni. Va ribadito che risulta assolutamente suicida il rifiuto piddino di un accordo con i Cinque Stelle, assieme ai quali il PD è stato al Governo e che risultano essenziali, anche dopo la forte riduzione dei consensi di quest’ultimo periodo, per un forte schieramento anti-destre. Il contrasto alle destre – destre di cui è ormai capofila riconosciuta Giorgia Meloni – ma anche ai centristi di Calenda e Renzi, probabili alleati delle destre perlomeno su alcune scelte, non va condotto solo per un sacrosanto rifiuto del fascismo, come da Costituzione, ma per le scelte devastanti contenute nei loro programmi, e cioè: il rilancio delle grandi opere, compreso il ponte sullo Stretto, il contrario di ciò che andrebbe fatto per opporsi alla crisi climatica e ambientale; la riproposta del nucleare, nonostante la bocciatura espressa attraverso un referendum, per far fronte alla crisi energetica – invece di impegnarsi a fondo sul terreno delle rinnovabili; la riduzione delle tasse attraverso la flat tax, che in effetti riduce le tasse ai redditi medio-alti, attaccando la progressività della tassazione prevista dalla Costituzione, con conseguenze gravi nella erogazione, già pericolosamente ridotta, dei servizi sociali da parte delle istituzioni; politiche inumane contro i migranti; il presidenzialismo, cioè l’elezione diretta del presidente della repubblica da parte dei cittadini-delle cittadine e non più ad opera del Parlamento, una misura populista che intacca il sistema parlamentare su cui si basa il nostro ordinamento; l’autonomia differenziata, che aumenta il divario fra le regioni più ricche di risorse e quelle più svantaggiate; la propensione a criminalizzare il dissenso e ad adoperare la forza per reprimerlo, con un uso di classe del carcere e una visione per cui l’istituzione deve essere debole con i forti e forte con i deboli; l’opposizione ai diritti civili secondo una visione bigotta e reazionaria della società, ostacolando il cammino dei movimenti delle donne e lgbtq; l’intreccio fra populismo e neo-liberismo, che produce governi come quello di Orban in Ungheria; la disponibilità a seguire le indicazioni della NATO, anche quando producono situazioni di guerra, senza la ricerca ostinata e continua di soluzioni pacifiche ai conflitti; l’impegno a potenziare le forze armate per renderle più efficienti, senza provvedimenti che limitino invece la produzione e il commercio delle armi.

Ce n’è abbastanza per essere decisamente contrari a quanto le destre propongono – e che, in alcuni casi, si ritrova anche nei programmi del centro-sinistra. E ce n’è anche abbastanza per non dare per scontato il loro prevalere alle prossime elezioni. Abbiamo argomenti forti da mettere in campo per motivare al voto anche coloro che, sfiduciati, si sono rifugiati nell’astensione o nella scheda bianca. Occorre cercare con convinzione di ricollegare le rilevanti attività in campo sociale sul terreno della solidarietà e della difesa dei diritti con l’impegno elettorale, in modo che vi sia una loro rappresentanza parlamentare.

All’interno di questa opera di contrasto alle destre è necessaria anche la ricerca di una presenza di sinistra, non subalterna al PD, nel prossimo Parlamento. Seppure per la costruzione di una sinistra visibile ed efficace nel nostro Paese occorrano tempi lunghi, una presenza del genere può costituire un punto di riferimento per l’indispensabile processo di rifondazione. Perciò voterò convinto Unione Popolare, di cui va sollecitato un ancor più forte impegno programmatico sul tema della pace (contro l’acquisto degli F35, per l’adesione dell’Italia al TPNA, per il sostegno a sistemi di difesa non armata e nonviolenta etc.), nella speranza di una condivisione diffusa di tale convinzione da parte di molte persone che avvertono la mancanza di una sinistra e che sono disponibili a sostenere l’inizio di un cammino comune. È evidente che il gioco si sta facendo sempre più duro e che il pericolo del predominio delle destre – destre in cui è centrale la componente fascista – è altissimo. Ma non dobbiamo comunque dimenticare ciò che dice John Belushi nel film Blues Brothers: «È quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare».

Gli autori

Moreno Biagioni

Moreno Biagioni, impegnato dal secolo scorso nel movimento antirazzista, antifascista e pacifista fiorentino, fa parte della Rete Antirazzista, del Comitato "Fermiamo la guerra", della Rete Antifascista di San Jacopino-Puccini-Porta al Prato.

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