Un partito della scienza e dell’intelligenza

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La notte scorsa sono stato tormentato da un incubo. Mi apparivano, in rapida successione, i volti di personaggi poco raccomandabili che urlavano ai quattro venti: «Ho fatto il mio partito, votate per me!». I nomi dei loro gruppi politici si manifestavano per un attimo tra le nuvole grigie, ma, essendo privi di un chiaro significato, non facevo nemmeno in tempo a memorizzarli. A un certo punto, un ennesimo faccione, che sembrava quello di Santoro, è saltato fuori gridando: «Quasi quasi faccio il mio nuovo partito della Sinistra che non c’è». A quel punto mi sono svegliato di soprassalto, terrorizzato e scosso da tremiti.

Per fortuna, dopo un po’, il sonno è tornato a darmi sollievo e, meraviglia, sono passato a un sogno relativamente sereno. Il cielo sullo sfondo è diventato azzurro, e, dietro una nuvola chiara, è risuonata una voce che infondeva una piacevole sensazione di saggezza.

«Ciao, sono Antonio», mi ha detto. «Ciao Antonio, figlio mio, mi fa piacere sentirti, ma perché mi chiami a quest’ora della notte?». «Macché tuo figlio, potrei essere il tuo bisnonno, se non fossi morto nel ’37». «Ahh, quell’Antonio! Che onore. Come mai hai deciso di venirmi a trovare?». «Sai, vado in giro per le case come un fantasma, in pena per quello che sta capitando in Italia e nel Mondo, e nella tua libreria ho notato i miei Quaderni. Mi sono chiesto se tu, come tanti altri che si dicono di sinistra, hai capito bene il mio pensiero. Non sarà che tieni lì i libri importanti solo per fare bella figura con gli amici?».

Molto preoccupato per un’eventuale interrogazione di verifica, ho borbottato qualcosa come: «Ma certo, il concetto di egemonia…» e poi mi sono impappinato in parole senza senso. Antonio, per fortuna, mi è venuto subito in soccorso: «Stai tranquillo, non sono le singole teorie che voglio ribadire, ma il senso complessivo di un impegno continuo di studio, di ricerca e di verifica. Tanto più oggi, in questo mondo che corre sempre più veloce… e forse, speriamo di no, verso la disfatta finale. Noi comunisti abbiamo fiducia nell’umanità, ma a certe condizioni: le divergenze e i conflitti hanno un loro senso, però le liti di basso livello, rancorose e cariche di opportunismo, sono inaccettabili. Purtroppo, le vedo anche in quella che ancora può chiamarsi Sinistra…». «Beh, scusami, con tutto il rispetto, ma, riguardo alle spaccature nella Sinistra, anche tu non ti sei tirato indietro». Il tono di Antonio si indurisce leggermente: «Eh no! Non puoi confondere i contrasti su questioni strategiche fondamentali con le beghe di questi gruppi litigiosi. È vero che ho partecipato alla scissione dal vecchio Partito Socialista, ma ho sempre cercato di ricucire le varie anime della Sinistra, tenendo aperto il confronto anche con le posizioni anarco-sindacaliste. Il titolo del mio quotidiano, L’Unità, ti dice ancora qualcosa?». «Perdonami, hai ragione. Ma adesso, secondo te, cosa dovremmo fare? Sembra che per questa malattia della Sinistra litigiosa e masochista non ci sia nessuna cura efficace». «Forse una sorta di Superpartito della Scienza potrebbe essere utile…». «Vuoi dire che il governo andrebbe affidato agli scienziati?! Una riedizione in grande dei governi tecnici?».

Antonio quasi s’arrabbia, ma riesce a non perdere la calma: «Ma perché blateri prima di capire? Figurati se immagino di mettere tutta la politica in mano agli scienziati! E, per di più, dopo il bell’esempio del vostro ministro-scienziato Cingolani… Per non parlare di quelli che, durante la pandemia, si sono lanciati sulla ribalta mediatica, provocando più confusione che chiarezza. Certo, ci sono scienziati che possono dare un ottimo contributo, indispensabile sulle questioni ambientali ma, in generale, alla società conviene che ognuno sia impegnato in base alle proprie inclinazioni e alla formazione ricevuta. No, ciò che mi interessa è il riferimento al metodo scientifico: continua ricerca, verifiche incrociate delle ipotesi e delle teorie, rigore. E poi, cercare di esprimere le leggi naturali o sociali con formule semplici, di grande bellezza… ti ricordi E = mc2? Non apro bocca, temendo qualche altra domanda trabocchetto. Così la voce dalle nuvole prosegue: «Il socialismo che ha avuto grande peso nell’evoluzione del nostro pensiero, quello di Proudhon e poi di Marx ed Engels, si è chiamato, non a caso, “scientifico”. Quelli, per dirla col vostro linguaggio volgare di oggi, si facevano un culo così a studiare, pensare e scrivere. E anch’io, a dire la verità, non ho mai smesso. Invece, di questi tempi, se mi metto a orecchiare le vostre riunioni politiche, mi pare che molti parlino prima di pensare».

Esito ancora a intervenire, per paura di una nuova figuraccia, ma poi non resisto: «Hai ragione, è proprio così, ma non c’è il rischio che il Superpartito sia riservato agli intellettuali, mentre lavoratrici e lavoratori restano fuori?». Invece di sbottare, Antonio mi risponde in modo sorprendentemente pacato: «Quello della cultura e della sua diffusione è sempre stato un problema al centro dei miei pensieri. Ma se la cultura è sostanzialmente la capacità di interpretare ciò che ci sta capitando intorno e di fare sensate previsioni sul prossimo futuro, allora non è detto che sia appannaggio dei laureati. La voglia e gli strumenti per capire si coltivano anche a partire dalle esperienze concrete, soprattutto se condivise e analizzate con altri. Perché forse i vecchi Consigli di fabbrica non producevano cultura? E le scuole di partito? E la stampa indipendente, quando quasi tutti iniziavano la giornata col quotidiano sotto il braccio? Adesso la questione si è fatta più complicata, il mondo stesso è molto complicato e qualche precisazione è necessaria. Torniamo, per capirci, alle cosiddette scienze esatte: la fisica, la matematica, la biologia… Gli scienziati elaborano teorie e fanno scoperte, si può presumere nell’interesse di tutto il genere umano, ma poi, dietro di loro, arrivano gli inventori, i tecnologi che lavorano all’applicazione pratica di quelle scoperte. Questi, in molti casi, producono innovazioni utili, ma purtroppo, altrettanto spesso, cose dannose o proprio terribili, guidati dalle logiche del potere e del guadagno. Su quel nodo dovrebbe intervenire la politica, per incoraggiare le innovazioni che mirano al bene comune e tenere sotto controllo le altre. Per fare questo occorrono un insieme di conoscenze specialistiche e il continuo aggiornamento. Quindi c’è una cultura che deve essere diffusa, aperta a tutti, che però si deve incrociare con competenze molto specifiche…».

«Va bene, ma non mi è ancora chiaro che riflesso ha tutto questo sull’attività politica di tutti i giorni…». «Te lo spiego. Mentre in democrazia le informazioni e le conoscenze per fare scelte ragionate dovrebbero essere a disposizione di tutti, quando ci si addentra nel mestiere della politica strettamente inteso, questo non basta. A chi si propone per governare è richiesto di capire non solo ciò che va o non va nell’interesse dei propri elettori, ma anche come si fa concretamente a risolvere i problemi e a raggiungere gli obiettivi. Sintetizzo due fasi fondamentali. Prima di tutto andrebbe applicato il criterio, comune nel campo scientifico, per cui, di fronte a una bella teoria ci si chiede innanzitutto cosa potrebbe metterla in crisi e non farla funzionare. Per noi, questo è il passaggio dall’utopia e dalle false promesse dei populismi al socialismo scientifico e alla politica della responsabilità. In secondo luogo, le decisioni di un governo e del Parlamento si concretizzano attraverso leggi e decreti, che dovrebbero essere scritti con assoluta chiarezza. Invece la loro stesura viene affidata, per lo più, a una congrega di ex magistrati che producono norme confuse, rimandando a un’infinità di leggi precedenti, comprese quella fasciste, e nascondendo tra le righe anche disposizioni dell’ultima ora, non discusse democraticamente. Lo ha denunciato recentemente anche quell’anziano giurista… un certo Sabino (Cassese, ndr) che non è certo un comunista. Ma la maggior parte dei parlamentari non sarebbe in grado di scrivere quelle leggi». «Hai proprio ragione: si è visto cosa è successo al Movimento 5Stelle, che ha creduto di rivoluzionare la politica portando in Parlamento gente del tutto impreparata». Beh, è l’invenzione di un comico… noi pensavamo ai partiti come luoghi di partecipazione e di formazione. Poi qualcuno ha voluto farli diventare strumenti per un rigido indottrinamento e lì è iniziata una lunga crisi, con esiti disastrosi. Fino alla nascita del loro contrario: raggruppamenti in cui ognuno può sostenere la prima cosa che gi salta in mente».

Sento un suono che sembra di sbadiglio e, dopo un breve silenzio, Antonio si scusa: «Abbi pazienza, ma sono proprio stanco. E poi tu dovresti digerire quello che ti ho detto, magari parlandone con altri. Però potrei tornare tra qualche notte, per rendermi conto se hai capito e per proseguire i nostri ragionamenti». Mi sprofondo in ringraziamenti mentre, tra me e me, penso: «A rieccolo con le interrogazioni. Questo ha capito che all’università sono stato tra quelli che sostenevano il “voto politico” e vuole farmela pagare…».

Ma ecco che sento una nuova voce, poco più di un sussurro: «Il Superpartito della Scienza… certo una provocazione, però stimolante!». Nello stesso momento si disegna sulla nuvola un grafico con due assi cartesiani. Accanto a quello delle y è scritto, verso l’alto, “vantaggioso per gli altri”, mentre, verso il basso, “dannoso per gli altri”. L’asse delle x riporta a destra, con la freccia della crescita, “vantaggioso per sé stesso” e, dalla parte opposta, “dannoso per sé stesso”. Risollevato improvvisamente dalla preoccupazione, esclamo con entusiasmo: «Carlo, sei proprio tu!?». «Si, sono Carlo, ma come hai fatto a riconoscermi?». «Chi non conosce Carlo M. Cipolla, l’autore di Allegro ma non troppo? Io ho sempre pensato che avrebbero dovuto darti il Nobel per l’Economia. Gli economisti spiritosi sono così rari… forse sei l’unico». «Veramente io non sono stato proprio un economista, ma solo uno storico dell’economia». «Non cambia niente! Preferisci il Nobel per la Storia, oppure quello per la Filosofia? Hai condensato nel tuo grafico una riflessione sull’essere umano più illuminante di quanto si possa trovare in tanti pomposi trattati». «Ti ringrazio, ma un poco mi imbarazza essere conosciuto per quel semplice schema, mentre ho scritto numerosi testi più impegnativi». «Capisco, ma è normale che sia così. Hai sentito quello che diceva poco fa Antonio sulla bellezza delle formule semplici? La tua è perfetta, o quasi». «Perché, c’è qualcosa che cambieresti?». «Pochissimo, ma la renderei un po’ più attuale e più politica con due semplici aggiornamenti». «Spiegami».

«Tu dividi le persone in quattro categorie, che collochi nei quadranti corrispondenti. Spieghi che gli “Intelligenti” sono coloro che riescono a essere vantaggiosi per sé stessi e contemporaneamente vantaggiosi per gli altri. Perfetto! All’opposto definisci “Stupidi” quelli che fanno cose dannose per gli altri, ma al tempo stesso dannose per loro medesimi. Anche questo perfetto! Sono meno convinto dell’espressione “Bandito” per chi riesce a essere vantaggioso per sé stesso, mentre fa cose che danneggiano gli altri». «Perché non ti piace “Bandito”?». «Perché richiama l’idea di qualcuno che tende a essere escluso, scacciato dalla società, come sarebbe giusto. Invece oggi alcuni, i poveri e i diversi, sono banditi fin dalla nascita, senza aver fatto male a nessuno, mentre quelli che si arricchiscono e conquistano potere ai danni degli altri, o del popolo intero, non vengono affatto banditi; anzi, sotto sotto, molti li ammirano. Ti basta l’esempio di Berlusconi? … e ce ne sono tanti altri. Quindi preferisco “Delinquenti” o qualcosa di simile». «D’accordo. E l’altra modifica?».

«Veniamo a quelli che agiscono in modo vantaggioso per gli altri, ma dannoso per sé stessi. Tu li chiami gli “Sprovveduti” e non sbagli. Però direi di rendere più significativo questo quadrante, in senso storico e politico, mettendoci anche gli Eroi e i Martiri. Voglio dire che a loro dobbiamo grande rispetto, ma in sostanza, col proprio sacrificio, non sono così determinanti per migliorare la società: sono molto più utili gli “Intelligenti”». «Ci devo pensare, ma forse non hai tutti i torti…». Preso dall’entusiasmo, insisto senza lasciarlo replicare: «E sai cosa ti dico? Proporrò ad Antonio, se tu sei d’accordo, di allungare il nome del Superpartito, chiamandolo “della Scienza e dell’Intelligenza”. Stimolare le persone a essere più intelligenti serve a ribadire che la vita migliora solo se si agisce nell’interesse comune. Gli ambientalisti, quelli veri, lo dicono tutti i giorni, ma lo stesso principio vale per l’economia e per ogni altro aspetto delle relazioni umane, tra i popoli e con la natura. A proposito di economia, tu che te ne intendi puoi confermare qual è la risorsa principale di cui disponiamo: la capacità di collaborare, unendo il proprio vantaggio a quello degli altri». «Come darti torto…».

«Ma allora, se noi della Sinistra non siamo capaci a collaborare … (la voce mi trema) vuol dire che siamo diventati ss, ssst…». «Stupidi!?».

In hompage Hieronymus Bosch, La visione di Tondalo, Museo Lazaro Galdiano, Madrid

 

 

Gli autori

Franco Guaschino

Franco Guaschino, laureato in Scienze Politiche, ha lavorato soprattutto nella comunicazione visiva. Prima fotografo, poi regista e produttore, ha realizzato documentari, filmati promozionali e qualche opera di finzione. Negli ultimi dieci anni di attività si è dedicato alle montagne, nel quadro di quello che si chiamava “Laboratorio dello sviluppo sostenibile”. Da qualche anno in pensione, vive in una casa in mezzo ai boschi, sulla montagna sopra Torre Pellice.

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