C’era una volta l’informazione

image_pdfimage_print

Una delle tante nefaste conseguenze del Covid (alla faccia di quelle anime candide che credevano che dopo sarebbe stato meglio) non sarà solo di avere della gente più grassa e dei ragazzi più ignoranti ma anche di aver perso una bella fetta di informazione.

Le poche volte che guardo i notiziari televisivi, sono infarciti di numeri su tamponi, ricoveri e morti. Quasi che non muoiano ogni anno più di 190.000 persone per tumore e 50.000 nella sola Pianura Padana per inquinamento. Deve passare solo una parte dei morti. Condita con stupidissime interviste per la strada del tipo «Lei si è vaccinato? Fa anche il tampone?». Dopo il bollettino di guerra sul Covid (non abbiamo forse un generale a combatterlo?), solo la politica governativa (senza un filo di critica), poi altri morti per le ragioni più svariate e un po’ di gossip e/o di sport.

Forse la gente non se ne rende conto, ma anche grazie alla pandemia, il livello dell’informazione è scaduto drasticamente. Passano solo certe notizie (condite da non-notizie) e manca totalmente la critica. I media sono totalmente asserviti al potere e i giornalisti, se vogliono conservare il posto di lavoro, sono solo più dei valletti accondiscendenti. E questo della perdita del lavoro è tanto più vero per la carta stampata visto che è arcinota la crisi in cui si dibatte l’editoria. Quindi non resta al giornalista che asservirsi alla logica padronale se tiene famiglia o una casa in affitto. Questo – oltre alle aggressioni fisiche e alle intimidazioni – dovrebbe emergere in una classifica sulla libertà di stampa come quella che viene annualmente redatta da Reporters sans Frontieres. Quanto è libero il giornalista di fare il suo mestiere?

Per fortuna residua ancora un mondo in cui le notizie filtrano ed è quello della rete. Il resto è omologazione. O dittatura?

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto con altri autori: "Piste o peste"; "Disastro autostrada"; "Torino. Oltre le apparenze"; "Verde clandestino"; "Loro e noi. Storie di umani e altri animali"; "Il mare privato". Come unico autore: "Regole minime per sopravvivere"; “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino”; "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni"; "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo". Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con Il Fatto Quotidiano.

Guarda gli altri post di:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.