C’è poco da esultare in Emilia Romagna

Volerelaluna.it

03/02/2020 di:

Si è conclusa la peggiore campagna elettorale della storia: due candidati e due coalizioni minestrone che hanno basato il loro affannato e adolescenziale strepitare non su programmi e idee, ma esclusivamente sulla paura. Una, attraverso il suo ingombrante leader (il vero competitore di Bonaccini), ha speculato sulla paura dell’immigrato e del diverso; l’altro sulla paura di Salvini, dell’odio e del ritorno del fascismo.

Un quadro davvero desolante e inquietante, non solo per le esecrabili pulsioni xenofobe leghiste. Ma ci sarà davvero da esultare per lo scampato pericolo? Basta aver allontanato lo spettro, pur opprimente, del ritorno del fascismo, anche in versione citofono, per sentirsi sollevati?

Un’analisi non superficiale del voto e dei flussi elettorali offre alcuni elementi di riflessione, cui i vincitori dovrebbero fin da subito prestare estrema attenzione:

– pur avendo recuperato in termini assoluti, il Pd, con un 34% di consensi, è oggi ancor meno autosufficiente e ha necessità di appoggiarsi a coalizioni infinite dove l’identità già sbiadita del centro-sinistra rischia di perdersi nei mille rivoli pseudo civici. Una torta sempre più ridotta e da spartire tra tanti commensali sempre più diversi tra loro;

– la Lega, con quasi il 32%, ha confermato ‒ purtroppo ‒ la tendenza su base nazionale: dunque, non ha vinto, ma nemmeno perso e gode di un consenso ormai strutturale anche nella nostra Regione;

– Bonaccini ha ricevuto un’ulteriore spinta dal voto disgiunto dell’elettorato 5 stelle e da liste di sinistra che non appartenevano alla coalizione: un provvidenziale strumento che tuttavia non rappresenta uno stabile sostegno al suo governo;

– il consenso a Bonaccini ha tenuto soprattutto nelle città, a conferma dell’accorata chiamata alle armi di un sistema di potere traballante, ma ancora ben radicato nei centri di potere cui tanti, troppi, devono aver cura delle proprie convenienze personali per potersi permettere di abbandonarlo;

– il voto è stato puntellato dalla decisiva novità delle Sardine che, nonostante il loro apparire sotto vuoto per la povertà delle proposte, hanno rigalvanizzato, seppur provvisoriamente, l’elettorato giovanile.

Elementi, come si comprende agevolmente, sufficienti a conseguire il risultato e a recuperare voti, ma non stabili e di lungo termine. Un voto esclusivamente contro, che non ha permesso di comprendere le idee e le ragioni di un candidato che, non a caso, ha nascosto il logo del partito cui appartiene dietro un volto appena tratteggiato.

Ragioni poco chiare, così come le differenze con la controparte. Infatti, appare evidente la progressiva convergenza dei due schieramenti su una visione della società e dell’economia basate sulla riduzione dei diritti, sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, del suolo, sulla svendita dei beni comuni, sul dogma della crescita e del Pil. Una visione insostenibile per il pianeta e i suoi abitanti, che porta l’Emilia Romagna a essere una delle regioni più inquinate e cementificate d’Italia e con, caso unico nel panorama nazionale, due multiservizi quotate in borsa.

Non a caso, il folle impianto Forsu di Reggio Emilia (per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani) è stato approvato dalla uscente giunta regionale, così come la pessima nuova legge urbanistica che non segnerà affatto un cambiamento a un trend costante e preoccupante.

Quando libertà fa rima con liberismo, il rischio è che, prima o poi, i richiami e gli appelli alla paura non bastino più. Ecco perché, dopo aver stappato il lambrusco, servirà qualcosa di più rosso e di più frizzante per convincere un’altra volta, l’ennesima, un elettorato sempre più frammentato e rassegnato al meno peggio.