Elogio obtorto collo del voto disgiunto alle regionali

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Voi che avete il cuore a sinistra, voi che siete grillini, e vi disperate perché nelle prossime regionali il vostro voto rischia di non fare da tappo al dilagare del razzismo e del fascismo di Salvini (e della sua controfigura Bergonzoni), sappiate che c’è un modo di moltiplicare il voto per due: in modo che da una parte votate là dove vi porta il cuore; dall’altra dove vi porta l’angoscia per l’arrivo di questa destra devastante.
Si chiama voto disgiunto, e prevede la possibilità di “votare disgiuntamente per un candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste”, come recita l’articolo 10 comma “c” della legge elettorale regionale.
In questo modo – come si dice – l’elettore della sinistra radicale o del M5S può colpire i classici due piccioni con una fava: ribadendo da una parte la propria fiducia nei rappresentanti della propria parte politica; dall’altra contribuire al fallimento dell’attacco leghista alla Regione votando disgiuntamente per il candidato presidente Bonaccini, e assicurandogli in questo modo, nel caso di una sua vittoria anche di un solo voto sulla Bergonzoni, una maggioranza di almeno 27 seggi su 50.

Mi rendo conto che sia un tantinello esagerato elogiare questa possibilità di voto offerta da una legge iper-maggioritaria, votata in tutta fretta a 4 mesi dalle regionali del 2014, che sembrava fatta apposta per tagliare cespugli e cespuglietti e far confluire i voti sullo zoccolo duro della screditatissima burocrazia pidina, cui bastò il voto del 17,5% degli aventi diritto per tenere la Regione (col 63% degli elettori che allora rimase a casa).
Ma oggi il truce tam tam salviniano sta risvegliando l’anima riformista e democratica della regione: ce lo dicono le piazze stracolme di sardine questi giorni. E siccome fra queste sardine ci sono anche coloro che – come me – non si riconoscono nel PD, ma aborrono Salvini, penso sia utile ricordare questa possibilità che ci è offerta di non tradire la nostra appartenenza, ma contemporaneamente dare una mano a disarcionale Salvini prima ancora ch’egli tenti di montare in sella.

Per la prossima volta penso sia auspicabile il varo di una più tranquilla ed equilibrata legge elettorale proporzionale che valorizzi le diversità e ripristini il dialogo fra le forze democratiche. Ma per ora urge a mio avviso duplicare il voto di chi pur non riconoscendosi in Bonaccini, possa obtorto collo votarlo disgiuntamente, se non altro per non sentirsi piovere addosso la colpa di una malaugurata vittoria di Salvini.
Ritengo infine che se una posizione simile fosse assunta da partiti e movimenti forse ci sarebbe ancora uno spazio negoziale per imporre a Bonaccini una svolta programmatica sul piano della sanità, delle privatizzazioni, etc., per il varo di una nuova legge elettorale, e infine per il definitivo abbandono del processo “secessionista”.

Leonardo (Dino) Angelini

Leonardo (Dino) Angelini, psicologo psicoterapeuta, ha studiato Sociologia a Trento e Gruppoanalisi presso la Sgai di Milano. Vive a Reggio Emilia, dove dal 1971 ha lavorato dapprima nel CIM di Jervis, e successivamente nell’Ausl occupandosi sempre di bambini, adolescenti, famiglie, pre-scuola e scuola. È stato responsabile del Consultorio Giovani dell’Ausl di Reggio Emilia.

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2 Comments on “Elogio obtorto collo del voto disgiunto alle regionali”

  1. Il PD in Emilia Romagna come in tutte le altre regioni che andranno al voto da qui a primavera, aveva tutto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale anche evitando l’elezione diretta del Presidente con la modifica dello Statuto, come è reso possibile dall’art.122 della Costituzione. Non l’ha fatto nonostante l’avanzata delle destre è molto evidente da due anni. Credo che non lo farà neanche in futuro se il problema dell’iniquità del maggioritario non sarà posto per tutte le regioni e non solo singolarmente. E queste sette partite regionali sono ovviamente un’opportunità per sollevare la questione.

    1. E’ indubbio che l’opzione per il voto disgiunto finisca con l’avere un senso molto limitato se si riduce ad una opzione individuale. Sarebbe molto diverso se partiti movimenti\o si disponessero, magari insieme, sul piano negoziale. E certamente, come dice lei, Francesco Tanzanella, sarebbe stato ancora più importante se fosse nato per tempo un movimento per il passaggio al proporzionale.
      Ma tant’è: putroppo io non credo affatto che Salvini sia ‘già’ sconfitto dalle sardine. Così come non credo che le sardine possano incidere sulla definizione di un programma antiliberista da parte di Bonaccini; almeno fino a quando non accetteranno il pluralismo.
      Come dice Musacchio: “Se pensi che un movimento, che è grande perché ci confluiscono in tante e tanti, sia più forte perchè dice una sola cosa e cancella le diversità, ignori ciò che ha fatto grandi i movimenti: e cioè il pluralismo, il prendere parola. Sei Candide e forse non sei neanche candido. Ma la fiducia nelle piazze di sapersi illuminare è grande, ed è ciò che conta.”

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