Le tre destre e le masse popolari

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La crisi generale del capitalismo si aggrava e si esprime in ogni attività e in ogni  campo, perfino all’interno degli organi giudiziari e istituzionali. Ma, nonostante il suo fallimento, il capitalismo viene sempre riproposto nel medesimo modo: ricerca della massima competitività e del massimo profitto, a danno dei diritti, dei salari, delle pensioni, dei servizi, dello Stato sociale, dell’ambiente, della sicurezza e con il dilagare della corruzione e il mancato rispetto della Carta costituzionale.

Nel Paese cresce l’insofferenza per il corso catastrofico delle cose che la borghesia impone per far fronte alla crisi del suo sistema sociale, economico, civile, culturale. Si diffonde nelle masse popolari la volontà di “cambiamento”, il rifiuto di continuare a vivere con 5 milioni di disoccupati, con il lavoro, precario, con il taglio dei salari e delle pensioni, con la cancellazione dei diritti, con il peggioramento dello Stato sociale e della realtà che stiamo vivendo. Ma se si andasse a votare oggi, i partiti di destra otterrebbero oltre il 50% dei voti con molti giovani, lavoratori, pensionati e precari che li votano. Perché succede questo? cosa fare per recuperare a una visione e a un impegno a sinistra il popolo che vota a destra?

Per rispondere a queste domande è necessario chiarire cos’è la destra in Italia. Ci sono in realtà tre destre.

La prima destra è quella del grande capitale economico e finanziario che, attraverso la finanziarizzazione dell’economia riesce a fare profitti intensi (investendo in azioni e dividendosi azioni) senza investire nell’industria, nelle infrastrutture, nell’ambiente, esportando capitali all’estero ed evadendo il fisco. Oggi il peso dell’economia virtuale rispetto all’economia reale è otto volte maggiore. E anche chi investe nell’economia reale lo fa seguendo il modello liberista a danno dei ceti subalterni mentre lor signori aumentano ogni anno i loro profitti. Credo che le persone attive di questa destra votino soprattutto la Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia ma anche (forse in ugual misura) il PD o altri partiti liberal o di sinistra moderata. Sono individualiste e sempre pronte a cambiare casacca in base ai loro interessi “di bottega”. Quindi non saranno mai recuperabili a una visione di sinistra vera, radicale e sono da combattere.

La seconda destra è quella “ideologizzata” di coloro che pensano che la vita sia fatta per i furbi (“ognuno per sé e Dio per tutti”), che fregare il prossimo sia un merito perché significa che chi si è fatto fregare è di razza inferiore. Individualisti, razzisti, omofobi, ma sempre pronti a mettersi in gruppo per colpire “le zecche comuniste” e anche quando svolgano una qualche attività sociale, lo fanno in modo caritatevole e al fine di ottenere consensi al loro mondo fascistoide con il mito di Hitler e Mussolini. Queste persone le troviamo soprattutto negli stadi. Sono sostanzialmente dei “coglioni”. Votano per i partiti di estrema destra: Casa Pound, Lega, Forza Nuova, Fratelli d’Italia. La maggioranza non è recuperabile, ma una minoranza, che troviamo anche nelle fabbriche, potrebbe essere recuperata verso posizioni di sinistra radicale.

La terza destra è quella dei “bottegai”, delle partite Iva, dei liberi professionisti (medici, avvocati, notai, architetti, ingegneri etc.), di coloro che pensano di dare troppo allo Stato (e qualche volta hanno ragione) ma che denunciano quasi sempre redditi inferiori a quelli reali e spesso anche a quelli dei propri dipendenti. Essi, essendo dei falsi poveri, sfruttano al massimo lo Stato sociale che viene concesso alle fasce più deboli. Ma assieme a loro ci sono anche gli operai, i pensionati, i precari, i disoccupati, insomma coloro che hanno subìto i danni della crisi economica imposta dal capitalismo e hanno voltato le spalle alla “sinistra” ritenendola colpevole, perché l’hanno vista occuparsi dei diritti dei migranti e dei gay, dei diritti civili, ma non occuparsi di loro. Una sinistra che non è stata in grado sviluppare iniziative rivendicative e di lotta per cambiare le loro condizioni economiche, normative, sociali e, quindi, il sistema in cui viviamo. Una sinistra che non è più sinistra da molto tempo e che di fatto (come è avvenuto con il PD di Renzi) è diventata artefice delle politiche economiche imposte dalla Unione Europea e dalla destra capitalista. Credo che le fasce popolari (e molti magari iscritti alla CGIL) che oggi votano a destra e appoggiano lo slogan “prima gli Italiani”, in prospettiva si renderanno conto che anche la Lega è un partito di destra contrario ai loro interessi. Penso quindi che la maggioranza di questi strati popolari, sia pure con difficoltà, possono essere recuperati a un impegno di sinistra radicale. Ma come?

La questione è capire come fare crescere lo spirito di rivolta “rivoluzionario” delle masse popolari. Questo spirito anima la resistenza che spontaneamente il proletariato e le altre classi popolari oppongono alla borghesia anche attraverso molti movimenti sociali sulla conversione ecologico/ambientale, contro le armi, per la pace, per l’applicazione dei principi costituzionali e di altri diritti. Ma ciò non basta. È necessario che si traduca in un impegno su un progetto rivendicativo economico e sociale che sbocchi in un cambiamento di sistema e, in prospettiva, in un avanzamento verso l’instaurazione del socialismo del terzo millennio. Il cambiamento, peraltro, non avverrà spontaneamente. Occorrerebbe avere un vero e forte partito comunista, che invece non esiste.

In questo contesto un ruolo essenziale di chi opera a sinistra, nel sindacato dei lavoratori, degli intellettuali, di chi “resiste” e continua a  “volere la luna” è non solo di coinvolgere le masse popolari nelle fabbriche, nelle scuole, nei territori e a livello generale in forme di resistenza ma di farle divenire soggetti attivi per  cambiare il modello sociale, dando in questo modo una risposta efficace all’aspirazione di individui e organismi a costituire un partito comunista all’altezza del suo compito storico.