“Dentro la zona rossa”

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Dentro la zona rossa di Francesco Fantuzzi e Franco Motta (Sensibili alle foglie, 2020) è un interessante saggio scritto a due mani, ma usufruendo di un buon numero di testimonianze e riflessioni di altri pensatori. La riflessione, articolata e profonda, riguarda il tema della pandemia e fa diretto riferimento al lockdown primaverile. Non si tratta di un mero racconto né della semplice descrizione di comportamenti e sensazioni vissuti in quel periodo.

Gli autori si impegnano ad andare a fondo scandagliando le vere cause della pandemia. Cominciano con analizzare la narrazione della vicenda del Coronavirus, le immagini utilizzate e diffuse dai mezzi di comunicazione di massa, l’approccio dei politici e dei vertici dell’economia, le stesse parole d’ordine miste alla retorica bellica che andava e va per la maggiore. Evidenziano la contrapposizione tra il «nulla sarà come prima» declamato e il «ritorno alla normalità» e la «ripresa» invocati: cioè in concreto proprio un ritorno ad un mitico “prima”. Quello che emerge è il conflitto tra un modello di economia e, con essa, di società, globalizzate e la possibile convivenza con l’ecosfera di cui facciamo parte. Risalta l’insostenibilità di un sistema economico per cui ciò che si vende è buono e ciò che non si vende è cattivo, e in cui la stella polare è il profitto, presentato ideologicamente come buono e salvifico. Un sistema che insiste sul mito della crescita (materiale) infinita in un ambiente finito a dispetto di ogni buon senso, per non parlare delle scienze della natura. Un sistema, ancora, che esalta la competizione e dunque le disuguaglianze. Un sistema infine che il Covid-19 ha decisamente sfidato mettendone empiricamente a nudo le inconsistenze: le difficoltà incontrate da un servizio sanitario pericolosamente indebolito dal mito delle privatizzazioni, avallate e perseguite trasversalmente da gran parte del ceto politico; l’incapacità a distinguere tra ciò che è utile a tutti e ciò che aggrava in realtà la situazione e predispone a crisi future a tempo ravvicinato. Un sistema in cui si contrappongono l’economia (quella economia) e la salute, anzi addirittura la vita degli esseri umani.

Scrivendo di questi argomenti oggi, mentre siamo nel bel mezzo di una seconda ondata, preannunciata ed esorcizzata nel passato recente, e tra l’altro col timore di una possibile se non probabile terza ondata, si possono aggiungere ulteriori elementi di riflessione.

È ormai emerso esplicitamente il conflitto tra il benessere dell’economia (assicurato dal meccanismo produzione/consumo non importa di che e a ritmo crescente) e quello degli esseri umani in quanto tali, ben riassunto nell’infelice frase del presidente di Confindustria di Macerata: «Le persone sono un po’ stanche e vorrebbero venirne fuori, anche se qualcuno morirà, pazienza». Lo vediamo di fronte al tira e molla sul tema dell’apri/chiudi originato dalle due spinte opposte. Eppure la sua lezione il Covid l’ha impartita in maniera molto esplicita mostrando come l’invivibilità ambientale è proprio dovuta ai meccanismi perversi innescati dal mito del mercato come demiurgo che risolve tutti i problemi, laddove invece l’evidenza empirica mostra che ne è all’origine. Se noi siamo costretti a rallentare, la situazione ambientale del pianeta migliora visibilmente e rapidamente, se ci lanciamo nella “ripresa” e sogniamo un “rilancio”, la situazione ripeggiora e allora il virus ci dà un’altra botta. Fuor di retorica, chi più chi meno, pare che non vogliamo proprio imparare la lezione e cambiare davvero qualcosa. Non si tratta naturalmente di sostituire uno schema ideologico con un altro schema ideologico, ma concretamente di avviare comportamenti razionali e compatibili con le regole non negoziabili né emendabili del mondo fisico. E si tratta di renderci conto di quanto sia utile e necessario aderire al principio «o se ne esce tutti insieme, o non ne esce nessuno».

Decisamente Dentro la zona rossa è uno stimolo molto utile per una riflessione che siamo chiamati tutti a fare.

Angelo Tartaglia

Angelo Tartaglia è professore emerito di Fisica presso il Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino. Si occupa, tra l’altro, di impatto delle attività umane sull’ambiente, di effetto serra e di perturbazioni dell’atmosfera generate da immissioni di gas. Da anni è impegnato nell’applicazione della logica dei sistemi ai problemi trasportistici, con particolare riferimento al progetto delle ferrovie ad Alta Velocità. È consulente della Unione Montana Val Susa e del Comune di Torino sulle questioni del TAV.

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