Il successo di AfD in Germania: alcune riflessioni

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Con la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, si erano aperte ragionevoli speranze per una situazione internazionale positiva che lasciasse alle spalle gli anni della Guerra Fredda. In realtà non è andata così. Si è aperta una nuova stagione di conflitti, ed è iniziato un “grande gioco” molto più globale di quello raccontato da Peter Hopkirk sullo scontro geopolitico tra Russia e Gran Bretagna, in buona parte dell’ottocento, per il controllo dell’Asia centrale. Nel più recente “grande gioco”, ancora in corso principalmente tra Russia-Cina-USA-Israele, per ridisegnare il controllo geopolitico su varie aree del pianeta rafforzando il proprio dominio economico e militare, l’unico che ha “giocato” a carte scoperte e senza barare è stato, a suo tempo, Michail Sergeev Gorbacev con il tentativo di riformare positivamente l’URSS con PerestrojKa e Glasnot. La caduta del Muro, e fu decisivo il non intervento sovietico voluto da Gorbacev, pose fine, seppur simbolicamente, al lungo periodo di 44 anni di Guerra Fredda che, di fatto, aveva in gran parte cristallizzato la situazione internazionale, con alcune gravi eccezioni come l’intervento dell’URSS in Afganistan dal 1979 al 1989 o l’intervento USA in Vietnam dal 1970 al 1975. Guerre da cui entrambe le super potenze uscirono sconfitte. Ma con la caduta del Muro e la fine del controllo globale esercitato dai due blocchi, di USA e URSS, si è aperta una lunga fase, tuttora in corso, di instabilità e di gravi conflitti interni e internazionali di cui ci si informa e si discute solo se lambiscono i confini europei.

Nella disattenzione è caduto anche il percorso di unificazione della Germania, al punto che solo oggi ci si interroga su come sia stata possibile l’ascesa vertiginosa di AfD, partito che si ispira al “Deutschland uber alles” nell’interpretazione di superiorità razziale del regime nazista. Fino a poco tempo fa, poco era stato capito e ancor meno fatto per fermare l’ascesa di forze filo naziste che, soprattutto nell’ex Germania dell’Est, si sono unificate nel progetto iper reazionario dell’AfD. Solo oggi, a tempo scaduto, si riconosce che l’unificazione della Germania non è stata un “passo di danza” per i cittadini dell’Est ma, al contrario, un passaggio traumatico, gestito con scarsa lungimiranza dalla Germania dell’Ovest.

Forse parlare di tedeschi di serie B, riferendosi ai Lander della Germania dell’Est come la Sassonia Anhalt e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, è eccessivo ma in questi territori prevale il sentirsi discriminati perché, rispetto all’Ovest, c’è una forte disparità economica e sociale accompagnata da una mancanza di rappresentanza nei ruoli chiave dello Stato. Nel processo di unificazione, passato attraverso le forche caudine della Treuhandanstalt, l’Agenzia governativa che si è occupata della privatizzazione e liquidazione del tessuto industriale dell’Est, sono state aperte delle ferite sociali che ancora bruciano. Il passaggio da un sistema pianificato, centralizzato e statale, al libero mercato capitalista ha portato al fallimento e alla chiusura di migliaia di aziende e, sommando anche il lavoro nella pubblica amministrazione e in agricoltura, nei primi anni 90 sono stati distrutti nei Lander dell’Est quasi quattro milioni di posti di lavoro. E ancora oggi esiste una forte differenza delle retribuzioni a sfavore dei territori dell’ex DDR dove risultano inferiori del 20-30% rispetto all’Ovest… Di contro permane anche un tasso di disoccupazione più elevato. Nella storia della privatizzazione dell’apparato industriale dell’ex DDR non può essere tralasciato l’omicidio irrisolto di Detlev Karsten Rohwedder, Direttore dell’Agenzia Treuhandanstalt, che cercava di risanare salvando il più possibile aziende e posti di lavoro, e la sua sostituzione con Birgit Breuel, che ne capovolse la strategia praticando una svendita e privatizzazione selvaggia anche delle aziende migliori, e in molti casi si è trattato di colossali “regalie” a favore di industriali senza garantire alcun ammortizzatore sociale ai lavoratori. Tardiva e persino provocatoria la tenue autocritica della Breuel, in cui successivamente ha ammesso che i cittadini dell’Est hanno pagato un costo sociale altissimo e che molte privatizzazioni sono state oggetto di truffe e speculazioni per la grave mancanza di controlli.

La decisione di Angela Merkel, presa nel 2015, di accogliere un milione di profughi dalla Siria ha agito come ulteriore destabilizzazione della difficile situazione sociale nei Lander dell’Est, e nei fatti ha facilitato l’ascesa del’AfD che ha raccolto, come fanno tutti i partiti o movimenti di destra, il consenso su un radicale e xenofobo programma contro l’immigrazione.

Una riunificazione ancora in corso d’opera per eliminare le disuguaglianze tra Est e Ovest e l’immigrazione straordinaria del 2015, che si è aggiunta a una già forte presenza di cittadini stranieri pari a circa 10 milioni (che fanno della Germania il Paese europeo con il più alto tasso di immigrati), sono state il terreno ideale per facilitare l’ascesa dell’AfD. L’ulteriore crisi della Volkswagen, che minaccia il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, e in Sassonia Anhalt sono presenti tre importanti stabilimenti del gruppo, i costi della crisi collegata alla guerra Russia-Ucraina che soprattutto in Germania, con il blocco degli acquisti di gas e petrolio russi e il conseguente ridimensionamento delle esportazioni verso l’Est europeo, ha aggravato la brusca frenata dell’ex “locomotiva d’Europa”, hanno ulteriormente aggravato il malessere nei Lander dell’Est già in forte sofferenza. E quando l’economia entra in crisi e saltano gli equilibri sociali la destra reazionaria ha buon gioco ad ampliare il proprio consenso, senza avere alcuna capacità e necessità di indicare soluzioni, limitandosi a indicare l’immigrazione come la causa di tutti i problemi.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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2 Comments on “Il successo di AfD in Germania: alcune riflessioni”

  1. non occorre andare cosi indietro nella storia per spiegare l esito delle elezioni di domenica.
    A berlino il partito del Cancelliere non ottiene nemmeno un seggio.
    questo non c entra nulla con la DDR, né con Gorbaciov, che peraltro volle cambiare talmente “positivamente”
    (cosi scrive l Autore) che poi di fatto visse in esilio, fuori dalla Russia.

    Il crollo verticale dei partiti di governo, in Germania come in altri Paesi, é per una politica ispirata a un ideologia tossica che tira dritto per la sua strada non curante degli effetti sul popolo. Se gli stabilimenti VW chiudono e se i tedeschi (e tutti gli europei) sono sempre piu poveri é perche la Germania (Scholz e poi Merz) ha deciso di ´RINUNCIARE al gas russo, esattamente come vogliono di Americani e come voleva Draghi. Un documento del Congresso USA del 2019 – cioé prima della guerra – attesta la volonta politica di danneggiare Nordtream: questa non é una chiacchiera complottista, ma un atto formale del parlamento USa!

    1. Concordo pienamente con Joachim. C’è però da dire che le voci di una diffusione di idee nazistoidi in quelle regioni risalgono molto molto indietro. Ero a Berlino per studio nel 2003 e già mi sconsigliavano di addentrarmi in certi quartieri.
      Questo perché la delusione della riunificazione era stata cocente e immediata (e comprensibile).

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