Messico. Claudia Sheinbaum: una vittoria nel segno di Amlo

Claudia Sheinbaum è il nuovo presidente messicano, la prima donna a guidare il paese: questo è il risultato delle elezioni che l’hanno vista trionfare con un vantaggio del 30% rispetto alla sua principale rivale, Xochitl Galvez, rappresentante di una coalizione di destra e centrodestra. Un risultato schiacciante, del resto in linea con le previsioni, dal momento che Claudia rappresenta la continuità con il mandato di Amlo, Andres Manuel Lopez Obrador, il presidente in carica che la ha nominata suo delfino e che gode di una popolarità che supera il 60%.

Sheinbaum ha una lunga storia politica che corre parallela a quella di Amlo che, quando era sindaco di Città del Messico, l’ha nominata assessore all’Ambiente nel 2000, in qualità di tecnica (Claudia ha una laurea in fisica e una master in ingegneria ambientale, coautrice di un panel sul cambio climatico che nel 2017 le è valso una menzione al premio Nobel). Nel 2014 Amlo si stacca dal PRD (Partito della rivoluzione democratica) e fonda Morena, con al suo fianco Claudia. Una storia che arriva fino all’investitura come sua erede politica alla guida del Messico, tanto che in molti sono convinti che mentre Claudia avrà il ruolo istituzionale, Amlo la manovrerà dietro le quinte, forte del suo grande consenso popolare. Eppure le storie di Claudia e Amlo sono diversissime: lui arriva da una famiglia della borghesia mediobassa, padre di origine mestiza e zamba (incroci tra spagnoli e nativi da parte del nonno, tra afrodiscendenti e nativi da parte della nonna), mentre il ramo materno è di origine spagnole, delle Asturie. Lei è di famiglia ricca, i genitori sono di origine ebrea, dalla Lituania e dalla Bulgaria, il padre è ingegnere e la madre professoressa universitaria. Da universitaria ha militato in un collettivo di sinistra, per poi approdare al Prd dove ha conosciuto Amlo.

La schiacciante vittoria di Claudia è stata celebrata con grande enfasi negli ambienti progressisti per una serie di motivi.

Il primo accento è stato posto sul genere, ovvero il fatto che sia una donna a guidare finalmente il Messico, paese con grande tradizione machista, ove si verificano oltre mille femminicidi l’anno (ma secondo i dati informali sono molti di più). Il diritto di voto alle donne in Messico data dal 1953, nel 2019 una riforma costituzionale ha sancito la parità di genere e nel 2023 è stato depenalizzato l’aborto. Inoltre il sindaco che ha preso il posto di Claudia alla guida della capitale è un’altra donna, Clara Brugada, senza dimenticare che il Messico è il quarto paese al mondo per rappresentanza femminile in Parlamento (l’Italia e al settantottesimo posto). La prima dichiarazione della Sheinbaum alla notizia della vittoria è stata proprio una citazione sul suo essere donna: «Non sono qui da sola. Siamo arrivate tutte, con le nostre eroine che ci hanno regalato la nostra patria, con le nostre antenate, le nostre madri, le nostre figlie e nipoti». Una bella dichiarazione, ma che non ha incontrato l’approvazione delle decine di migliaia di madri che cercano i loro figli scomparsi durante il tragitto migratorio verso gli Stati Uniti o desaparecidos per la violenza dei narcos e la corruzione e complicità della polizia e dell’esercito, come mi raccontano queste donne che ho accompagnato nella loro ricerca di verità e giustizia. Ana Enamorado che vive a città del Messico, madre dello scomparso Oscar e che ha fondato una rete di supporto ai familiari dei migranti centroamericani scomparsi in suolo messicano e Socorro Gil Guzman, di Acapulco, in cerca di suo figlio Johnatan e fondatrice di un movimento di madri nella sua città, mi ripetono che nessun governo come quello di Amlo ha perseguitato i difensori dei diritti umani e ostacolato le ricerche, tanto che per l’ultimo comizio di Sheinbaum nello Zocalo hanno strappato i manifesti che ricordavano alcuni scomparsi, tra cui proprio Oscar, ed è stato fatto su ordine di Amlo. Poiché è evidente la continuità tra Amlo e Claudia le madri temono che questa politica continui, come la esternalizzazione delle frontiere per cui in base a un accordo tra Stati Uniti e Messico il confine con il Guatemala, nella città di Tapachula, è diventata una sorta di Lampedusa in salsa messicana, con centri di detenzione che esplodono, violenza, complicità tra polizia e delinquenza, narcos inclusi. Ma come mi dicono le madri, saranno ben liete di vedere che con Claudia ci sarà un cambio di paradigma, ma non ci sperano molto.

Un altro dato interessante è quello che riguarda l’ambiente. Amlo ha iniziato una serie di megaprogetti in collegamento tra di loro che avranno un impatto devastante. Si tratta del Tren Maya,1500 km di ferrovia che uniranno Palenque e Cancun, un sito archeologico e una località balneare che secondo le stime dei tecnici attireranno 6 milioni di turisti, con la costruzione di resort, campi da golf, piscine, il tutto straziando la foresta. Il fragile equilibrio di quel territorio vedrà, oltre alla deforestazione, la scomparsa dei cenotes, sorta di piscine naturali con acque cristalline ove nuotano il giaguaro e altre specie animali. Si assisterà alla contaminazione delle fonti di acqua dolce e verranno interrati dei fiumi. La gentrificazione aumenterà i prezzi e attirerà la criminalità, pronta a offrire a quella fiumana di turisti droga e prostituzione. Inoltre il Tren Maya si unirà al Corredor Transoceanico, che unirà le due sponde del Pacifico e dell’Atlantico nell’istmo di Tehuantepec, la parte più stretta del Messico, 200 chilometri da percorrere facendo concorrenza al canale di Panama che è più largo e che dopo la nazionalizzazione è caduto sotto l’influenza della Cina. Verranno inoltre portate a tre le raffinerie, sarà costruita una piattaforma petrolifera al largo delle coste del Tabasco e tutto questo scacciando le comunità indigene, i cui leader vengono perseguitati e uccisi. Inoltre l’appalto è stato affidato, senza gara, alla Marina, il che significa difficoltà nei controlli. Questi lavori formeranno inoltre una barriera ulteriore contro i migranti e infatti hanno la benedizione degli Stati Uniti, mentre il grosso dei capitali è fornito dalla Deutsch Bahn, società ferroviaria che aveva costruito i treni deputati a portare le persone nei campi di sterminio nazisti. Da segnalare che, nonostante la specializzazione in tema di clima, la Sheinbaum, quando era sindaco di Città del Messico, ha iniziato la costruzione di un ponte per automobili che stava rovinando la laguna di Xochimilco, luogo meraviglioso e patrimonio dell’umanità, cosa che le ha attirato numerose critiche, come pure la gestione della seconda ondata di Covid che ha visto la città essere una delle più colpite percentualmente per numero di decessi. Un fatto increscioso nel suo mandato di sindaco la Sheinbaum lo subì durante i lavori per la metropolitana, affidata all’uomo più ricco del Messico, Carlos Slim. Nel corso di tali lavori ci fu un incidente in cui morirono 27 operai, conseguenza degli scarsi controlli sulla sicurezza.

Rispetto alla criminalità si rileva che la politica di non belligeranza di Amlo con lo slogan di «abrazos, no balazos», ovvero, come ha ripetuto più volte, «Non si può spegnere il fuoco con il fuoco», è stato un totale fallimento, vedendo un netto aumento dei crimini e degli omicidi. Invece Claudia, mentre era sindaco della capitale, è riuscita ad arginare la violenza e, se attualmente in Messico si verificano circa 80 omicidi al giorni, nella capitale si erano ridotti.

A favore di Amlo e quindi della continuità con Claudia sono invece i dati che vedono l’economia aumentare del 3,2%, con una serie di provvedimenti che, secondo i dati della Banca Mondiale hanno tolto dalla povertà 8 milioni di messicani, garantendo ad Amlo grandi consensi. Alfredo Lopez, scultore e militante, cofondatore del centro culturale La Resistencia, mi dice che Amlo gli ricorda Luis Echevarria, presidente messicano dal 1970 al 1976. Costui nel 1968, nella veste di segretario degli Interni, era stato uno dei mandanti, il 2 ottobre del 1968, del massacro di Tlatelolco, in cui centinaia di manifestanti disarmati vennero uccisi da membri dell’esercito, in un periodo in cui si verificarono censure, torture ed omicidi di giornalisti dissidenti, politici ed attivisti. Con questo ingombrante e sanguinoso fardello sulle spalle Echeverria, diventato Presidente, tentò di diventare un leader del terzo mondo, strinse rapporti con la Cina non allineandosi ai due blocchi della Unione Sovietica e degli Stati Uniti, nazionalizzò le miniere, raggiunse una crescita economica del 6.1% e diede asilo alla moglie di Allende, Hortensia Bussi e a esuli cileni e poi ad argentini in fuga dalla dittatura. Mentre veniva applaudito dalla comunità internazionale e raggiungeva grande popolarità interna per i risultati economici, Echeverria si rivelava nel suo lato autoritario tanto che sotto la sua presidenza iniziarono in America Latina i famigerati voli della morte, ovvero gettare dagli aerei in volo gli oppositori giù nell’oceano. Un’ombra sul suo operato fu anche il massacro del Corpus Christi, avvenuto il 10 giugno del 1971, quando migliaia di studenti in corteo nella capitale vennero attaccati dalle forze speciali, con un bilancio di 120 morti e centinaia di feriti. Così come Echevarria ebbe una grande popolarità per i risultati economici e l’apertura verso i militanti in fuga dalle dittature cilena ed argentina, riuscendo a mimetizzare gli aspetti sanguinosi della repressione, così Amlo con i dati economici e il suo carisma riesce a minimizzare la repressione verso i migranti e verso i difensori dei diritti umani, oltre alle devastazioni ambientali spiegati come sviluppo che porterà ricchezza. La popolarità di Amlo che ha spinto in maniera decisiva la carriera di Claudia fino alla presidenza è un elemento che mette in discussione il fatto che lei riesca ad avere una reale autonomia politica.

La Sheibaum è definita come una tecnica con poca capacità empatica, oltre che la candidata ombra di Amlo. A fronte delle celebrazioni dei presidenti ed ex presidenti progressisti latinoamericani e alle congratulazioni di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, segnaliamo le titubanze degli attivisti dei diritti umani e dei familiari dei desaparecidos, oltre alle critiche degli zapatisti. Tocca a Claudia smentire con le sue politiche i dubbi che incombono sul suo mandato, visto come la prosecuzione del lavoro di Amlo e perciò ci aspettiamo da lei rispetto degli attivisti, dei diritti umani e dell’ambiente, oltre a serie misure di controllo della corruzione, della violenza e della complicità tra narcos e parte degli apparati militari e della polizia.

Ultimo rilievo interessante è il fatto che molte schede elettorali hanno visto il nome dei desaparecidos segnati dai loro familiari: decine di migliaia di schede a comporre quella rete in attesa di verità e giustizia, una sorta di partito dei desaparecidos che denuncia poca fiducia nello Stato e il timore che la loro lotta continui ad essere invisibilizzata e ostacolata.

Gli autori

Ugo Zamburru

Ugo Zamburru, psichiatra , è appassionato di America latina, di persone, di libertà e di solidarietà. È stato inventore e instancabile animatore, per oltre dieci anni, del Caffè Basaglia, crocevia e luogo di incontro per chi, a Torino e non solo, sogna un mondo diverso e si impegna per realizzarlo.

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