L’Argentina allo sbando

image_pdfimage_print

La stravagante immagine del nuovo presidente argentino Javier Milei ha fatto il giro del mondo e – com’è ormai consuetudine nella società contemporanea – una serie di tratti grotteschi ne hanno definito l’estetica e, con essa, un riassunto sufficiente per sapere qualcosa di ciò che accade da queste parti. Il nuovo presidente clona quelli che chiama i suoi “figli”, che in realtà sono i suoi cani, ed afferma di fare sedute spiritiche con quello giudicato più saggio, Conan, morto anni fa. È stato ritratto da tutta la stampa occidentale con il suo strumento di campagna elettorale, una motosega. Anche il suo paragone dello Stato con un pedofilo in un asilo è rapidamente verificabile su Internet. Questi tratti lo hanno reso il nuovo e fugace personaggio che riempie alcuni momenti di intrattenimento nella stampa europea e americana. Questo non è tuttavia, di gran lunga, l’aspetto più drammatico.

L’Argentina soffre di diversi mali cronici. Il più paradigmatico è forse l’inflazione. Una forma di confisca di beni ai cittadini da parte del Governo. Ma l’inflazione non è solo un fenomeno economico. È anche un fenomeno profondamente politico che incide sulla distribuzione del reddito e della ricchezza («una misura del conflitto su chi ottiene cosa dalla produzione totale», direbbe Galbraith). L’Argentina sta attraversando da molti anni un grave processo inflazionistico, che si è rapidamente e progressivamente aggravato negli ultimi 18 mesi. Ho letto con un senso di agrodolce l’allarme dell’Istat secondo cui nei primi 7 mesi del 2023 i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati in Italia dell’11,4%. Per mettere rapidamente in prospettiva i lettori non abituati a leggere notizie dall’Argentina, nello stesso periodo l’inflazione argentina è stata del 50,6% (127% annualizzato). Ma se prendiamo gli ultimi 7 mesi, da luglio 2023 a gennaio 2024, l’inflazione cumulativa è stata del 92,8%, pari al 270% annualizzato. Questo genera incertezza e povertà per la maggior parte della popolazione.

Le ragioni dell’inflazione sono molteplici e ogni specialista ne attribuisce la responsabilità a fattori diversi. Brevemente, diremo che a contribuire a questa situazione sono l’enorme debito pubblico del Paese (che nel secondo trimestre del 2023 ammontava a 403.836 milioni di dollari nominali, pari all’88,4% del PIL argentino e che viene finanziato con l’emissione di pesos), la scarsità di credito internazionale (che causa la mancanza di valuta estera essenziale per le transazioni commerciali con l’estero) e la limitata capacità di esportazione del Paese (con gravi restrizioni alla generazione di ricchezza). La scarsa disponibilità di dollari da parte dello Stato, delle aziende e degli importatori crea difficoltà quotidiane nella vita delle persone, poiché l’incertezza permanente del grado crescente di una inflazione che si modifica a ritmi giornalieri, impedisce di fatto anche la disponibilità regolare dei beni di base, e crea una situazione di penuria crescente. Sebbene la mancanza di forniture riguardi un’ampia gamma di aspetti della vita quotidiana degli argentini, poche carenze sono più drammatiche delle forniture sanitarie di base. Il governo in carica fino all’8 dicembre 2023 ha reagito a questi problemi con politiche di controllo dei prezzi, basate su arbitrarie autorizzazioni selettive dei materiali di produzione importabili, differenze dei valori di scambio tra dollaro e pesos (ufficiali e non ufficiali) superiori al 100%, modifiche dei regolamenti statali che sono diventati progressivamente più complessi e inefficienti.

In questo contesto di angoscia, incertezza e ansia, l’8 dicembre 2023 gli argentini hanno votato per un nuovo governo. Le elezioni sono state vinte da una forza (“La Libertad Avanza” di Javier Milei) che si potrebbe definire di estrema destra e che, grazie anche al sostegno della destra più tradizionale (“Juntos por el Cambio” dell’ex presidente Macri), ha sconfitto al ballottaggio il partito peronista al potere. Il presidente Milei si definisce un anarco-capitalista con idee liberali. Tuttavia, come di solito accade con i partiti di destra in Argentina, il liberalismo è confinato alla sfera economica, mentre il conservatorismo più profondo è esercitato nella sfera politica.

In campo economico, la nuova amministrazione ha proceduto subito a eliminare ogni intervento statale sui prezzi e ha disposto una svalutazione del 100% del peso rispetto al dollaro. Questo è ciò che molti uomini d’affari e gli attuali funzionari chiamano “aggiustamento dei prezzi”. Le conseguenze immediate sono state un aumento dell’inflazione del 29% nel solo mese di dicembre. Ma alcuni prodotti essenziali, come i medicinali, dall’8 dicembre 2023 al 2 gennaio 2024 sono aumentati in media del 46%. Questo aumento è stato estremamente eterogeneo. Se si prende ad esempio un portafoglio di 370 farmaci essenziali, gli aumenti per diverse categorie di prodotti variano dal 24% al 200%, secondo criteri che non obbediscono a valori economici reali, ma a scelte assolutamente preferenziali tra le aziende farmaceutiche che li producono e li commercializzano. Dato che in Argentina (e nel mondo) il costo di produzione dei farmaci e i margini di profitto delle aziende sono del tutto sconosciuti, questo comportamento dimostra piuttosto che, lasciati alle regole del libero mercato, i farmaci sono aumentati in modo anarchico. Si può presumere che nessuna azienda perda denaro o diventi non redditizia, ma l’ampiezza della gamma di aumenti per i farmaci di base (farmaci di sintesi chimica non brevettati) è così ampia che difficilmente può essere spiegata dalle sole variabili economiche. I farmaci essenziali sono un bene anelastico. Diventa così molto probabile che la situazione del migliore accesso attuale dei farmaci dell’Argentina rispetto alla maggior parte dei Paesi della regione, non sarà più sostenibile. E per completare il quadro è bene ricordare che il nuovo presidente pensa e dichiara che «il miglior sistema sanitario possibile è un sistema sanitario privato in cui ogni argentino paga per i propri servizi».

In un Paese in cui il 40,1% della popolazione vive in povertà occorre prestare molta attenzione al monitoraggio dell’accesso ai beni di base. Il nuovo Governo sta cercando molto di più di un’economia di mercato: sta pensando, piuttosto, a una società di mercato, dove chi ha qualcosa da scambiare ne fa parte e chi non ha nulla è semplicemente espulso. Una rivista satirica si è chiesta come avrebbero reagito i mercati alla mancanza di persone…

Anche a livello politico le intenzioni sono chiare. A poche ore dal suo insediamento, il presidente Milei ha chiesto al Congresso nazionale poteri incompatibili con lo Stato di diritto. Ha inviato un ambizioso progetto di legge chiedendo di concedergli ampi poteri legislativi che costituiscono una sorta di autorizzazione legale a governare con cambiamenti radicali della legislazione senza dover passare dal Congresso. Da aggiungere la criminalizzazione della protesta, esasperando le pene per semplici blocchi stradali, e proponendo una norma per cui qualsiasi assembramento di tre o più persone in strada può essere considerato una manifestazione di cui avvisare preventivamente il Ministero degli Interni. I temi del contratto sociale argentino non sono numerosi, ma la difesa del diritto di protesta e lo smantellamento dell’apparato repressivo statale sono ben radicati.

L’Argentina deve affrontare sfide complesse. Forse quella più di fondo è la costruzione di una definizione di cittadinanza. Dalle promesse-slogan del governo precedente a quelle del governo attuale, l’Argentina vive costruendo uno dopo l’altro immaginari retorici che pretendono di sostituire la realtà. E in una società affascinata e succube di leader, sono molti quelli che credono che partecipare alla vita pubblica significhi semplicemente votare per chi fa promesse più affermative e dure di un futuro in cui tutto è sotto controllo.

Gli autori

Alejandro Macchia

Alejandro Macchia, medico argentino, ricercatore internazionalmente in cardiologia e salute pubblica, coordinatore di programmi di monitoraggio della pandemia nella Subsecretaria de Planificación Sanitaria del Ministerio de Salud de la Ciudad de Buenos Aires. Giudice del Tribunale Permanente dei Popoli.

Guarda gli altri post di:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.