Il fallimento annunciato della controffensiva ucraina e le menzogne di Stoltenberg

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Le guerre sono fatte anche di menzogne e di silenzi.

Nel 1971 il Washington Post pubblicò una serie di documenti segreti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti da cui risultava che l’Amministrazione aveva ingannato gli americani fornendo all’opinione pubblica informazioni false e “ottimistiche” sulle cause e sull’andamento della guerra del Vietnam. I Pentagon papers suscitarono uno scandalo rivelando il cinismo delle autorità politiche e militari che avevano inutilmente sacrificato la vita di decine di migliaia di giovani americani pur essendo consapevoli che la guerra, iniziata sulla base di una menzogna (il falso incidente nel golfo del Tonchino), non poteva essere vinta.

Oggi, più di 50 anni dopo, sembra di assistere a un déjà vu. La controffensiva di primavera dell’esercito ucraino contro la Russia, che avrebbe dovuto portare le truppe di Zelensky a raggiungere il Mar D’Azov nell’arco di 60-90 giorni, è fallita, annegata in un mare di sangue. Ebbene, un’approfondita inchiesta dello stesso Washington Post, condensata in due lunghi articoli pubblicati il 4 dicembre, fa emergere i retroscena della programmazione e preparazione dell’operazione, rivelando notizie e fatti dolosamente taciuti all’opinione pubblica occidentale e agli stessi ucraini. I media italiani hanno sorvolato, ma ciò è solo una conferma del divorzio dalla verità della nostra narrazione mainstream.

L’inchiesta dimostra che la controffensiva dell’esercito di Zelensky è stata pianificata in sede NATO dai vertici militari americani con la collaborazione di ufficiali britannici. Le truppe ucraine da impiegare nella controffensiva sono state addestrate in una base dell’esercito degli Stati Uniti a Wiesbaden in Germania. Ufficiali militari ucraini, statunitensi e britannici hanno organizzato otto simulazioni di guerra a tavolino per costruire un piano di campagna. Sono state prese in considerazioni le difese della Russia e studiato un piano d’attacco. I pianificatori hanno calcolato che la controffensiva avrebbe avuto uno sbarramento di fuoco russo e un tappeto di mine tale che le perdite ucraine sarebbero state fra il 30 e il 40%. In questo contesto le probabilità di successo, secondo i calcoli del software NATO, non superavano il 50%.

Ora, dunque, lo sappiamo. La NATO, non solo ha armato l’esercito ucraino, ma ne ha addestrato le truppe e, soprattutto, ha spinto irresponsabilmente l’Ucraina a scatenare una controffensiva che non aveva alcuna probabilità ragionevole di successo, pur sapendo che avrebbe richiesto un pesante bilancio di perdite; 40% delle truppe impiegate vuol dire centomila morti. E, per ottenere il consenso dell’opinione pubblica, è stato taciuto che si pianificava il sacrificio della “meglio gioventù” ucraina in vista di un obiettivo impossibile. Addirittura, alcuni leader europei come la Von der Layen e la Metsola hanno avuto l’impudenza di rivendicare la fornitura di armi all’Ucraina come una risorsa per “salvare vite”.

Come era prevedibile (e previsto), la controffensiva ucraina si è immediatamente impantanata e sono sorte divergenze fra ufficiali ucraini e comandi NATO, i quali ultimi hanno rimproverato alla parte ucraina di essere casualty adverse, cioè di “voler morire poco”, meno di quanto sarebbe stato necessario per vincere la guerra. Il 7 settembre Stoltenberg, dinanzi alla Commissione esteri del Parlamento europeo, ha continuato a mentire sulle sorti della controffensiva, dichiarando che gli ucraini erano vittoriosi e avanzavano di cento metri al giorno. Ancora il 29 novembre Stoltenberg ha dichiarato che l’Ucraina ha prevalso e ha riportato una grande vittoria, salvo smentirsi quattro giorni dopo, il 3 dicembre, dichiarando: «Dobbiamo prepararci alle cattive notizie». In un articolo del 16 dicembre il New York Times, ha analizzato una presunta vittoria della controffensiva ucraina, l’attraversamento del fiume Dnipro nella regione meridionale di Kherson. Il giornale ha raccolto alcune testimonianze scioccanti di marines ucraini sopravvissuti che hanno descritto l’offensiva come una missione suicida, con ondate di soldati falciate sulle sponde del fiume o nell’acqua, prima ancora di raggiungere l’altra sponda.

Prima o poi le madri, i padri, i fratelli, le spose chiederanno conto a Zelensky e ai leader occidentali della vita dei loro cari, sacrificata sull’altare della protervia degli USA e della NATO. Prima o poi Stoltenberg sarà perseguitato da un incubo: vedrà comparire in sogno un esercito di morti che si rialzeranno dal fango delle trincee, con le bende sulle ferite e le divise ancora insanguinate e gli chiederanno con la voce flebile dei fantasmi: restituiteci la vita di cui ci avete derubato. Allora Stoltenberg impallidirà come Macbeth alla vista del fantasma di Banquo.