Argentina 1983-2023

Il prossimo 10 dicembre si celebrano quarant’anni dal ritorno della democrazia in Argentina. Il XX secolo è stato segnato da sei colpi di Stato militari, ma l’ultimo, che ha portato alla dittatura civile-militare durata dal 1976 al 1983, ha avuto caratteristiche senza precedenti. Il golpe del ’76, seguito dal succedersi di quattro diverse giunte militari, si pose obiettivi molto più ambiziosi dei colpi di Stato precedenti, progettando una vera e propria rifondazione dell’ordine sociale. I militari annunciarono l’inizio di un nuovo ordine che prevedeva un cambiamento nel modello di accumulazione, la distruzione dell’industria nazionale e l’indebitamento del paese, in un circolo vizioso di crescita instabile che dura ancora oggi. La narrativa militare degli anni ’70 era quella della “lotta al comunismo” poiché in quegli anni esistevano gruppi rivoluzionari – fondamentalmente i Montoneros e l’ERP – che, peraltro, erano già stati quasi decimati quando iniziò il governo dei militari. Tutto ciò ha prodotto una sorta di “terrorismo di Stato”. La particolarità dello Stato terrorista consisteva nell’alto grado di controllo e disciplina esercitati sulla società e nella persecuzione di tutti coloro che si opponevano al regime. La dittatura ha negato a buona parte dei cittadini argentini i diritti più elementari attraverso omicidi, rapimenti, torture, stupri e sottrazione di bambini, con una violenza la cui massima espressione è stata la sparizione forzata di persone.

Negli ultimi 40 anni l’Argentina ha attraversato fasi di diversa difficoltà sul piano giuridico, politico, economico e sociale. Successi, ma anche delusioni e frustrazioni hanno segnato questi decenni in cui la democrazia è stata spesso fortemente minacciata: dalla condanna in sede giudiziaria del terrorismo di Stato, con il rapporto “Mai più” e il processo alle giunte militari, fino alle rivolte dei militari di basso rango della fine degli anni ’80. Se negli anni ’90 regnava l’impunità per i crimini della dittatura (vi fu la grazia presidenziale per coloro che erano stati condannati nel processo contro i militari), la crisi economica e sociale del 2001-2002 ha segnato una svolta, dando luogo a un diffuso rifiuto nei confronti della politica: “que se vayan todos!” [“andatevene tutti!”] era lo slogan delle proteste di piazza. Superata la crisi del nuovo millennio, con il riordino dell’economia, le politiche di Memoria, Verità e Giustizia nei confronti del terrorismo di Stato hanno cominciato a prendere slancio, riaprendo i processi contro la dittatura per crimini contro l’umanità e favorendo le numerose politiche della memoria in diversi spazi e soprattutto nello spazio pubblico.

In questo contesto sono emersi, negli ultimi anni, diversi gruppi sedicenti libertari. La figura di Javier Milei (https://volerelaluna.it/?s=Milei), uno stravagante economista di estrema destra che si definisce anarco-capitalista, a capo del partito La Libertad Avanza (LLA), è stata quella che ha avuto maggiore risonanza. Milei ha iniziato a fare apparizioni pubbliche negli studi televisivi e sui social network. Il suo profilo è aggressivo e le sue espressioni sono di una violenza estrema, sia verbale che politica. La sua fissazione è quella di distruggere lo Stato, poiché qualsiasi minimo intervento statale è da lui assimilato al comunismo. Milei critica fortemente la “casta politica” come responsabile di tutti i mali dell’Argentina, proponendo la dollarizzazione dell’economia. Alla LLA aderisce uno spettro diversificato di politici. I suoi elettori provengono da tutte le classi sociali, con una predominanza di giovani e maschi. Milei ha ottenuto la più alta percentuale di voti nelle elezioni primarie per la presidenza, lo scorso agosto, superando i partiti storici che rappresentavano il bipartitismo argentino.

Oltre ad essere stravagante, Milei ha una personalità molto particolare e mistica: afferma che i suoi cani sono i suoi figli, che sono clonati da un cane morto qualche anno fa (Conan) e che attraverso questo animale comunica con Dio. Allarmano le idee e le proposte che esprime: è contro la giustizia sociale; insulta gli eroi della nostra storia, compreso Papa Francesco; vuole privatizzare lo Stato in tutte le sue istituzioni, tranne la Giustizia e le Forze Armate; è favorevole al porto d’armi gratuito, alla vendita di organi umani e di bambini. Antifemminista, Milei si oppone all’interruzione volontaria di gravidanza. Forte negazionista della dittatura civile-militare del ’76, afferma senza esitazione che i militari hanno commesso solo “eccessi”, servendosi delle stesse parole che usarono costoro per difendersi nel processo alle giunte militari. Insomma, si tratta di un fascista neocoloniale che propone “soluzioni magiche”.

Il 22 ottobre si sono svolte le elezioni generali in tutto il Paese. La Libertad Avanza con Javier Milei candidato ha ottenuto il 29.98% dei voti e dovrà affrontare Sergio Massa di Unión por la Patria (una coalizione di forze di centro e centro-sinistra a guida peronista), che ha ottenuto il 36,68% dei voti. Il 19 novembre ci sarà il ballottaggio per la Presidenza. È ancora presto per prevedere come risponderà la cittadinanza. Quello che si può dire è che in questo momento tanto critico una parte della Coalizione Juntos por el Cambio (la terza forza politica, di destra), ha deciso di sostenere LLA, allo scopo di battere il centro sinistra di Unión por la Patria.

Siamo di fronte a un voto cruciale, che definirà il modello del Paese, oggi sull’orlo del collasso. L’Argentina attraversa attualmente una grave crisi economica e sociale con il 40% di povertà relativa e quasi il 10% di povertà assoluta. I valori fondamentali e i principi della convivenza democratica che pensavamo fossero radicati nella nostra società sono in pericolo. Questi valori rischiano di essere sostituiti con la visione più estrema del capitalismo: una società senza alcun freno per i potenti, che avranno la libertà di far valere la legge del più forte.

Gli autori

Gabriela Cauduro

Gabriela Cauduro è professoressa e ricercatrice presso l'Università di Buenos Aires su temi legati alla memoria, alla giustizia e alla verità sul terrorismo di Stato in Argentina e in America Latina. Si occupa di femminismo, dissidenza e nuove mascolinità nel mondo del lavoro. Collabora con le Madres de Plaza de Mayo, Línea Fundadora.

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