Argentina: Javier Milei, anarco-capitalista

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Grande stupore ha suscitato in Occidente la vittoria, nelle primarie dell’11 agosto in Argentina, del semisconosciuto Javier Milei, leader anarco-capitalista (così ama definirsi) del partito di recentissima formazione “La libertad avanza” (LLA). A fronte dello stupore occidentale segnalo, peraltro, che già nel novembre del 2022, mentre ero a Buenos Aires, Julio Santucho, amico ed ex esponente di spicco dell’Erp/Prt (Ejercito revolucionario del pueblo / partido de los trabajadores), già costretto a fuggire dal paese negli anni della dittatura (quando i militari decimarono la sua organizzazione, uccisero suo fratello Roberto e fecero sparire la sua compagna incinta), mi parlò di un tal Milei e della grande presa che aveva, soprattutto tra i giovani e nelle classi popolari, nonostante un programma liberista estremo. Superfluo dire che non sarebbe stata dedicata la stessa attenzione a un paese impoverito da decenni di corruzione, impunità, evasione fiscale, clientelismo e passato attraverso feroci dittature se a contendersi il potere fossero rimasti i due soliti fronti: il peronismo, presente con il candidato Sergio Massa (attuale ministro del Tesoro) e la destra tradizionale, guidata da Patricia Bullrich. Due partiti caratterizzati da liti interne, nel nome di personalismi che non hanno certo contribuito a generare credibilità e soprattutto stabilità al paese.

La vittoria di Milei non è ovviamente definitiva, essendo solo l’esito delle “primarie aperte simultanee e obbligatorie”, previste dal 2009, che servono a indicare, con il voto popolare, i candidati alle elezioni presidenziali, fissate il 22 ottobre 2023, in cui saranno scelti i due contendenti più votati che andranno al ballottaggio il 10 dicembre. È però indicativa di una tendenza del paese ed è un termometro previsionale importante. Milei (con la LLA) ha ottenuto il 30,1% dei voti, vincendo in 16 distretti su 24, mentre Juntos por el cambio di Bullrich ha ottenuto il 28% e Union por la Patria di Massa il 27%. Distanze minime, ma indicative dello scontento degli argentini.

Il programma elettorale di Milei, deputato dal 1920, è tanto semplicistico quanto raccapricciante. Comincia con la proposta di eliminare una dozzina di ministeri, tra cui quello della Sanità Pubblica, destinato a confluire in un nuovo portafoglio definito “Capitale Umano” che raggrupperebbe sanità, welfare, lavoro, istruzione, ciascuno dei quali derubricato al rango di segretariato perdendo il rilievo che dovrebbero avere in una società democratica e progressista. Segue la privatizzazione del Conicet, organismo pubblico preposto, dal 1958, alla ricerca scientifica e tecnologica, che promuove e svolge ricerca in scienze naturali, mediche, sociali, nonché in ingegneria e tecnologia, definito da Milei parassita per i suoi 30.000 dipendenti a fronte dei 17.000 della Nasa e da chiudere affidando la ricerca ai privati! Viene poi la promessa della dollarizzazione, che si ricollega alla prima presidenza di Menem, considerata un periodo prospero per l’Argentina grazie alla parità tra peso e dollaro, dimenticando che quel periodo, definito della plata dulce (o denaro facile), fu in realtà una bolla economica che, dopo un breve lasso di tempo in cui la moneta forte (o meglio gonfiata artificialmente) fece sentire gli argentini ricchi, portò il paese alla catastrofe economica sfociati nella devastante crisi del 2001. Difficile, per di più, capire come Milei intenda effettuare questa manovra in un paese dove l’inflazione è al 130%, le riserve in valuta estera sono pressoché inesistenti, il debito con il Fondo Monetario è devastante e il 40% degli abitanti vive in condizioni di povertà. Ancora: nell’unico paese sud americano ove l’università è gratuita, tanto da richiamare migliaia di studenti dell’intero continente, Milei propone misure che, secondo uno studio dell’Università Nazionale di San Juan, costerebbero a ogni studente 2 milioni di pesos annui in tasse. C’è, poi, la privatizzazione dell’azienda petrolifera di Stato e la promessa di rompere con i Brics (“quei fottuti comunisti”). Ultima, ma non certo per importanza, viene la promessa del Ministero della Difesa e Sicurezza alla candidata a vice presidente, Victoria Villareal (avvocata di 48 anni figlia di Eduardo Marcelo Villareal, tenente colonnello alla guida, nel 1975, delle operazioni per annientare l’Erp nella zona di Tucuman), fondatrice del “Centro di studi legali sul terrorismo e le sue vittime” e, insieme, difensora dei militari imputati di crimini contro l’umanità durante la sanguinosa dittatura del 1976-1983, con un’operazione che rispolvera la teoria dei due demoni (sorella di quella italiana degli opposti estremismi), secondo cui, di fronte al terrorismo della sinistra (Montoneros ed Erp), l’esercito non poteva far altro che combattere duramente, anche a costo di sconfinare nella violenza, giustificata dalla situazione.

Milei si definisce anarco-capitalista, ha fondato la sua fortuna politica su un programma televisivo che parla di “sesso tantrico” e della disperazione e della rabbia di una nazione in cui il reddito medio mensile, per via della devastante svalutazione, equivale a circa 300 euro pro capite e dove il 40% della popolazione è in stato di povertà. Egli cavalca la rabbia del paese con slogan e frasi in cui promette di “dinamitare” il sistema politico e la Banca Centrale e in cui predica la necessità di portare armi per autodifesa, si scaglia contro l’aborto e i diritti LBGTQ e propone la libertà assoluta dei mercati. Si è scagliato contro Papa Francesco, definendolo «un fottuto comunista» e il «rappresentante del maligno sulla terra» per sostenere e promuovere la dottrina della giustizia sociale. «Gesù non pagava le tasse», è il motto di Milei, che vuole trasformare l’Argentina in un paese in cui l’efficienza capitalista sostituisca l’assistenza sociale e le tasse siano cancellate perché non bisogna sostener alcun tipo di welfare e i poveri possono vendere i propri organi al mercato aperto (frase auspicabilmente provocatoria, ma comunque pronunciata). Così come ha affermato che occorre smettere di erogare aiuti statali che sono «basati su quella atrocità che dice che dove c’è un bisogno nasce un diritto, la cui massima aberrazione è la giustizia sociale». Ultima chicca: il cambio climatico è una bugia socialista!

Paula Litvachky, direttrice del Centro per gli studi legali e sociali fondato da Perez Esquivel (premio Nobel argentino per la pace nel 1980), si dice molto preoccupata per la prospettiva che i militari, dopo 40 anni di democrazia, assumano un ruolo nei conflitti interni, militarizzando nuovamente la sicurezza e l’intelligence con commandos pronti per rapidi interventi a livello nazionale (come fa presagire la ricordata scelta di Villareal per il relativo ministero).

Cavalcare la rabbia proponendo soluzioni violente e usando termini violenti: questa è la strategia comunicativa di Milei e purtroppo pare funzionare, anche per l’incapacità dei partiti tradizionali di trovare soluzioni in un paese che sta affondando, con una moneta diventata la più debole del continente. In quest’ottica ci sono segnali assai inquietanti. Nei giorni immediatamente precedenti le primarie, il 10 agosto, in una mobilitazione pacifica di un gruppo di non più di 40 persone a Buenos Aires la polizia è intervenuta brutalmente, uccidendo per soffocamento Facundo Molares, giornalista di 48 anni: sebbene le telecamere e le testimonianze dimostrino che Molares stava tranquillamente fumando una sigaretta dopo avere parlato al drappello dei manifestanti, le autorità hanno fatto leva sul fatto che in passato aveva combattuto in Colombia con le Farc. Nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 agosto, poi, le piastrelle della memoria, messe di fronte a quattro scuole per ricordare i 35 studenti e i quattro professori desaparecidos durante la dittatura sono state vandalizzate: sui nomi dei desaparecidos sono comparse scritte come “assassini, terroristi, fottuti comunisti, non siete 30.00 desaparecidos” e, soprattutto, “Milei 2023”. Slogan identici sono comparsi in quattro scuole, facendo pensare a un attacco coordinato e organizzato, ad aumentare il clima di tensione determinato dall’uccisione di Molares. Si è trattato dell’ennesimo tentativo di negazionismo e revisionismo cui hanno prontamente risposto gli organismi dei diritti umani, prime fra tutte le Madres de Plaza de Mayo, che per bocca di Taty Almeida hanno esortato i giovani a non abbandonare la lotta. Le parole di Taty sono un balsamo che si spera funzioni in una situazione assai grave, attestata dalle parole di Costanza Rodriguez, portavoce degli studenti della scuola Claudia Falcone (in onore di una delle ragazze sequestrate, torturate e assassinate, come raccontate nel film La notte delle matite spezzate), che ha dichiarato: «Tutto è troppo violento, abbiamo paura», e di Malena Strauler, secondo cui «ci dà un senso di impotenza vedere l’avanzata della destra su temi che pensavamo di avere ormai introiettato».

Gli autori

Ugo Zamburru

Ugo Zamburru, psichiatra , è appassionato di America latina, di persone, di libertà e di solidarietà. È stato inventore e instancabile animatore, per oltre dieci anni, del Caffè Basaglia, crocevia e luogo di incontro per chi, a Torino e non solo, sogna un mondo diverso e si impegna per realizzarlo.

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