Violenza di Stato e guerra civile in Perù

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Non c’è solo il Brasile. In tutta l’America latina i tentativi di correggere gli spaventosi squilibri sociali, economici e politici, a tutt’oggi vigenti a favore dei più benestanti, provocano la reazione scomposta delle classi dominanti. Il solo fatto che le classi diseredate si sollevino in massa, pretendendo quel minimo di emancipazione che è la base stessa della dignità umana, è vissuto come un’intollerabile minaccia dagli ultimi eredi di una tradizione di dominio secolare. Dal golpe in Bolivia contro Evo Morales all’assalto bolsonarista di Brasilia, nemmeno l’utilizzo degli strumenti democratici mette al riparo dalla violenza chi lotta in nome dell’uguaglianza. Da ultimo, il rovesciamento del presidente peruviano Pedro Castillo, reo di aver sottratto la vittoria elettorale a Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore del Paese e paladina dell’estrema destra, ha suscitato nell’establishment una reazione così brutale da aver precipitato il Paese sull’orlo della guerra civile. Ne è drammatica testimonianza l’appello al rispetto della democrazia rivolto dagli studiosi di politica peruviana di tutto il mondo al Governo in carica, che pubblichiamo di seguito.
C’è molto da imparare, anche sulle nostre sponde dell’Atlantico, da questi drammatici avvenimenti. Anche da noi l’odio per i poveri è tornato a manifestarsi senza remore; anche da noi il timido tentativo di far fronte alla questione sociale ha portato i dominanti a rifugiarsi tra le braccia della tecnocrazia e dell’autoritarismo; anche da noi il sistema si chiude su se stesso e risponde alla disperazione (sociale, climatica, migratoria) con la repressione. Soprattutto, anche da noi si progetta di ulteriormente chiudere i residui spazi democratici imprimendo una torsione autoritaria alla Costituzione nel nome del presidenzialismo, dell’uomo forte, della decisione che stronca ogni discussione. Tra i molti elementi di debolezza delle società sudamericane, proprio il presidenzialismo ha, sul piano istituzionale, un ruolo-chiave. Sistemi incentrati sul leader carismatico creano fratture e ostilità nella società, ulteriormente dividendo quel che la politica dovrebbe invece unire. Tanto più, in sistemi a multipartitismo esasperato, in cui la promessa di stabilità, che il presidenzialismo porta con sé, si scontra con la realtà di un Parlamento ingovernabile e indisponibile al compromesso. Sarebbe il caso di pensarci attentamente, prima di cadere anche noi in questa situazione.
(la redazione)

I sottoscritti, docenti, ricercatori e studiosi di politica peruviana, dichiarano quanto segue:

Esprimiamo il nostro più energico rifiuto del corso autoritario adottato dal Governo di Dina Boluarte e Alberto Otárola. Azioni di repressione e violenza sproporzionata infrangono i principi dello stato di diritto e hanno lasciato un doloroso bilancio di 55 connazionali morti e oltre 1.200 feriti. Inoltre, si è ingiustificatamente intervenuti contro sedi sindacali e di partito ed è stato criminalizzato il possesso di libri di scienze sociali. Questo fine settimana si è intervenuti violentemente contro l’Università Nazionale di San Marcos, effettuando quasi 200 arresti arbitrari, senza la presenza del pubblico ministero e impedendo il lavoro degli avvocati difensori. Esprimiamo la nostra solidarietà alla comunità di San Marcos.

Dopo sei settimane di governo senza rettifica o riconoscimento degli abusi, risulta chiaro che questi non configurano eventi isolati, ma piuttosto un modello di condotta che ci pone in una pericolosa transizione verso l’autoritarismo. Siamo ben consapevoli che ci sono gruppi violenti e antidemocratici interessati a intensificare gli scontri e quindi a minare la democrazia. Gruppi che hanno commesso atti barbari che condanniamo, come bruciare un membro della polizia nazionale, dare fuoco a edifici pubblici o alla casa di un membro del Congresso. Tuttavia, lo Stato è obbligato a distinguere gli atti criminali dalla protesta legittima e ad agire secondo i parametri della legge.

La retorica della guerra e la repressione indiscriminata per la quale ha optato il Governo rendono certa una profonda frattura nel Paese. Questa posizione legittima gli estremisti che cercano di dimostrare che non esistono soluzioni democratiche possibili. La nostra storia mostra che, quando le forze di sicurezza sono state inviate per ristabilire l’ordine senza una direzione o un controllo democratico, abbiamo subito situazioni tragiche. Oggi né l’Esecutivo né il Legislativo effettuano tale controllo.

Se la presidente Boluarte è solo capace di offrire al Paese scontro e violenza, dovrebbe dimettersi. Secondo i dati ufficiali, la lotta sociale ecuadoriana del 2019 ha causato 6 morti; quella del Cile di quello stesso anno 34; quella della Colombia del 2021 ha prodotto 29 morti. Il Perù, in sei settimane di governo, conta 55 morti senza che qualcuno se ne assuma la responsabilità politica. Ciò costituisce un fallimento del Governo, ma, soprattutto, è inaccettabile in una democrazia. Contro ogni evidenza, il Governo insiste a utilizzare i metodi meno politici per affrontare una crisi che è, essenzialmente, politica.

Primi firmatari:

Viviana Baraybar Hidalgo – U. de Oxford
Rodrigo Barrenechea Carpio – U. Católica del Uruguay
Jo-Marie Burt – U. George Mason
Hernán Chaparro Melo – U. de Lima
Lucía Dammert – U. de Santiago de Chile
Eduardo Dargent Bocanegra – PUCP
Javier Díaz Albertini – U. del Pacífico
Daniel Encinas – U. Northwestern
Jefrey Gamarra Carrillo – U. Nacional San Cristóbal de Huamanga
Jorge Antonio Jáuregui Mendieta – UNMSM
Steven Levitsky – U. de Harvard
Paula Muñoz Chirinos – U. del Pacífico
Martín Navarro Gonzales – UNMSM
Carlo Magno Salcedo – UNMSM
Martín Tanaka – PUCP
Paula Távara Pineda – PUCP
Madai Urteaga – U. de Harvard
Eland Vera – U. Nacional del Altiplano
Alberto Vergara Paniagua – U. del Pacífico
Claudio Nash – Académico Universidad de Chile
Rusbita Reynaga Chávez – UNAJMA
Mark Rice – Baruch College
Gabriel Negretto – Instituto de Ciencia Politica, Pontificia Universidad Católica de Chile
David Blaz Sialer – Universidad Nacional Mayor de San Marcos
Maritza Paredes – PUCP
Julio Calderón – UNMSM
Alizon Rodriguez Navia – UNMSM – PUCP
Mario Vega Henríquez – Universidad de Chile, estudiante del programa de Doctorado en Estudios Latinoamericanos
José chacon Fuentes – Universidad peruana union
Mercedes Crisóstomo – University College London
Marco Antonio Chumacero Bermeo – UNP
Gustavo Franco – UNMSM
Arturo Vega – UNMSM
Eddy Martin Cerrillo Molina – Universidad Nacional Del Callao
Chris O’Connell – Dublin City University
Luis Andrade – PUCP
Gonzalo Banda – UCSM
Rosa Fabiola Jabo Bereche – Docente UNI – PUCP
José Carlos Agüero – Historiador, escritor
Sergio Llusera Martínez – U. Del Pacífico
Mayvi Uscuchagua – Universidad Nacional Daniel Alcides Carrión Pasco
Daniel Alarcón – U de Columbia
Deborah Poole – Johns Hopkins University

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