Europa addio?

Europa addio

 

Ai tempi in cui frequentavo le scuole era molto diffusa nelle aule una carta geografica dell’Europa fisica con le pianure verdi e le alture color marroncino che diventava via via più scuro con l’alzarsi delle montagne. Stava appesa sui muri come un ornamento impolverato, bastava un piccolo spostamento d’aria per scostarla dalla parete, ma ha rappresentato per milioni di studenti un dato certo: l’Europa geografica da est a ovest va dagli Urali alla costa atlantica del Portogallo.

 All’inizio del nuovo millennio questa idea dell’Europa ha cominciato a infastidire i nostri cugini di oltre oceano. Con il consolidarsi della Russia dopo il crollo dell’URSS, la connessione delle capacità manifatturiere europee con le risorse di materie prime Russe creava le premesse per un polo europeo nel nascente mondo multipolare. Questa possibilità era uno dei punti centrali della dottrina Wolfowiz (vedi volere la luna articolo L’ America e noi) e secondo i dettami della dottrina ogni possibile nuova potenza andava estirpata sul nascere, visto che per gli uomini e le donne al Dipartimento di stato e alla difesa tale dottrina era l’imprinting che li aveva formati. I fatti succedettero alla dottrina fino ad arrivare all’attuale guerra che ha appunto lo scopo di scongiurare la nascita del “polo” Europeo.

Europa

Nord stream

La distruzione del gasdotto che univa la Russia alla Germania e quindi all’Europa come una specie di cordone ombelicale  mi ha colto con una sensazione di rabbia impotente davanti a una volontà che ci vuole in ginocchio e alla quale non sappiamo reagire. Mi sono detto: questo è troppo!!! I tedeschi non lo accetteranno, gli americani hanno esagerato… questo potrebbe essere l’inizio del riscatto. Corro a leggere la stampa tedesca che sicuramente porterà i segni dello sdegno e comincerà a porre domande precise ai politici di Berlino, NIENTE!!!!!!!!!! solo qualche riga alcune accennano alla possibilità di un atto terroristico condotto dai russi… si ripete la favoletta messa in giro dai servizi americani, a cui neanche la stampa americana crede, ma i tedeschi preferiscono crederci per non porsi domande. Anche nei giorni successivi lo stesso tono e in pochissimo tempo la notizia sparisce. ”Giornalisti comprati” di Udo Ulfkotte edito da Zambon delinea un quadro fosco sui rapporti tra la CIA e la stampa tedesca: dopo aver diretto la Frankfurter Allgemeine Zeitung Udo si è dedicato allo studio sulla incredibile censura della stampa tedesca, tutto questo non gli ha portato bene: muore a 56 anni di “infarto”. Julian Reichelt, direttore della  Bild, tiene una linea molto ferma sull’utilità del raddoppio del “Nord Stream”, anche lui  non va molto lontano: viene attaccato dal New York Times via “me too”,un’arma di distruzione persingolo, per” harassment”di una collega, l’editore Springer lo difende strenuamente perché Julian è considerato un talento del giornalismo tedesco ma alla fine le pressioni sono tali che è costretto a licenziarlo.

La parte più grottesca della vicenda riguarda le indagini per cercare responsabili dell’attentato. Partecipano Svezia Danimarca e Germania.

 I primi a svignarsela sono gli svedesi che non si dicono disponibili ad indagini su un attentato terroristico con implicazioni interazionali che potrebbe avere conseguenze sulla sicurezza nazionale. Ma come?? gli svedesi quelli di Olof Palme che furono contro la guerra in Vietnam, contro il Sudafrica dell’apartheid, contro Pinochet, e vicini ai non allineati, scappano a gambe levate; certo a Stoccolma qualcuno si è ricordato come è finito Palme, sparato per strada e naturalmente non si è mai scoperto chi sia stato. I danesi non si dicono capaci di valutare chi siano i responsabili dell’attentato, e come diceva l’inglese “c’è del marcio in Danimarca”. Ma è con i tedeschi che la tragifarsa diventa vero teatro dell’arte e raggiunge il suo massimo quando Scholz il cancelliere tedesco dice di sapere chi sono i responsabili dell’attentato al Nord Stream ma di non poterlo dire per motivi di sicurezza nazionale e di aver secretato i risultati delle indagini. Incredibile!!! cornuto e mazziato a questo punto il pubblico esplode in una crassa risata.

 Vorrei ricordare che nel 2015 durante un’ispezione alle tubature del gasdotto venne ritrovato sopra le tubazioni un drone subacqueo dopo una quindicina di giorni gli americani si accorsero di aver perso un drone durante le manovre navali nel mar baltico… E’ evidente che la Germania non è più l’alleato di fiducia degli USA in Europa continentale anzi sembra sempre di più un prigioniero, con i polacchi che gli fanno da secondini. Direi anzi che in questa guerra la Germania sembra sconfitta, forse la vera sconfitta, in ogni caso meglio attendere perché i tedeschi sono pur sempre tedeschi e possono risvegliarsi dal torpore in cui sono caduti e rimettere in discussione il loro ruolo. Vedremo se sapranno riprendersi, anche perché con una Germania sconfitta non è chiaro cosa rimarrà dell’Europa che conosciamo.

Europa
Varsavia – Ottobre 1944 dopo la fallita insurrezione
Essere polacco non è una nazionalità ma una professione

L’adagio molto diffuso in Europa orientale, racconta la capacità dei polacchi di vantare ragioni al di là della forza o addirittura esistenza di una nazione polacca. Ne abbiamo fatto una certa esperienza anche in Comunità europea sulle questioni e prese di posizione dei polacchi anche al di là del loro peso geopolitico. E’ fuori di dubbio  la capacità che i polacchi hanno dimostrato nel rinascere dalle ceneri del comunismo, dopo la caduta del muro, che peraltro hanno attivamente contribuito a fare cadere. Con frontiere che sono continuamente cambiate nel corso della storia non sono mai venuti meno i motivi di odio per i due vicini che hanno spesso attraversato la Polonia con gli scarponi chiodati lasciando morte e distruzione. Dei tedeschi, che dire, hanno abitato gran parte della Polonia e quindi sono dei “nemici” naturali storici con cui lottare per ogni metro di terreno .Con i russi ci sono argomenti simili e in più dei momenti che si sono cristallizzati nella memoria collettiva dei polacchi. Georgij  Žukov gran capo dell’Armata Rossa che alle porte di Varsavia invece di entrare in città, aspetta che i tedeschi facciano piazza pulita della resistenza polacca e distruggano Varsavia

Europa
Georgij  Žukov

facendola saltare per aria, con la scusa di essere impiegati in altre zone  del fronte, sta a indicare il modo in cui i russi facevano capire ai polacchi che tipo di “alleati” fossero. Per altro già prima all’inizio della guerra a Katyn’ i sovietici avevano massacrato 22.000 polacchi, ufficiali, intellettuali, politici, imprenditori, la classe dirigente polacca, riuscendo così ad ammutolire i “petulanti” polacchi. Oggi la Polonia, spinta dall’appoggio americano, si sta armando a tappe forzate, già primeggia per la quantità di carri armati tra cui i micidiali  Abrams, presto sarà dotata dei cacciabombardieri F35A, e dei lanciatori HIMARS, lo scopo è di difendere la frontiera orientale, ma nel frattempo dare un occhio anche a occidente e ai cento miliardi di investimenti militari tedeschi. Che i polacchi siano la nuova punta di diamante della NATO in Europa continentale non è del tutto tranquillizzante specialmente con i suggeritori americani che potrebbero usare i polacchi come agente dirompente sul fronte Ucraino.

 

Il “grande fratello” malato

Il nostro fratellone americano all’inizio del nuovo millennio godeva di grandissima “salute”, e sotto l’idea di globalizzazione si nascondeva l’omologazione planetaria dell’informazione via internet e con lo stesso canale quella finanziaria. La globalizzazione in realtà era un altro nome della potenza imperiale americana, la politica estera americana aveva trovato una nuova stabilità il mondo dei neo-con repubblicano dei Bush si sposava con l’imperialismo liberaldemocratico dei Clinton, tanto è vero che al Dipartimento di stato molti funzionari hanno servito con le due amministrazioni, cosa impossibile in tempi precedenti. La deregulation bancaria varata da Clinton apriva alla finanza americana la conquista del pianeta. Vanguard Blackrock Fidelity (oggi amministrano più di 30 trilioni di dollari, più del PIL americano, è  difficile pensare che negli USA si prendano decisioni importanti senza il loro parere), andavano comprando in territori una volta proibiti come Russia e Cina. Questa nuova alleanza “politico finanziaria”  ha portato il partito democratico a dimenticarsi dei “blue collar”, quelli che fino agli anni 70 erano la base elettorale del partito. Il paradigma finanza-politica ruotava su alcuni principi, l’esercito garantiva la sicurezza degli investimenti, il paese diventava importatore di prodotti a basso costo dalle nuove “colonie”, indebitandosi verso i fornitori attraverso la mediazione finanziaria delle banche americane, in questo modo si espandeva la massa monetaria fuori dal paese permettendo ai cittadini americani di comprare prodotti a buon mercato mantenendo un’inflazione molto bassa.  Questa politica ha portato alla distruzione di posti di lavoro specialmente nelle aree del centro nord del paese, creando una nuova realtà di bianchi poveri che si sentivano traditi dal “sogno americano” intanto che milioni di sudamericani invadevano il paese abbassando sempre più il prezzo del lavoro.

Europa

Donald  Trump intercetta gli umori di questa America e con una campagna elettorale di stampo nazionalista, al di là del nazionalismo che è connaturato con il partito repubblicano, vince le elezioni. La spaccatura è tale che la maggior parte dei quadri dirigenti del Dipartimento di stato si dimette, lasciando il Presidente in grave difficoltà. L’insopportabile Trump porta in giro per il mondo “America  number one” provocando un vero fastidio negli alleati, ma al tempo stesso parla di un disimpegno militare americano a favore della crescita sociale negli Stati Uniti. Tutto questo mentre il Dipartimento di stato stava preparando la guerra in Europa, e lo scontro con la Cina. Tutto fermo lasciando gli alleati che già erano entrati in modalità guerra col fiato sospeso in attesa di novità dal centro dell’impero. Il vento di Trump era in realtà una vera bufera, ribaltava l’establishment delle lobby di Washington, il ribaltamento era tale che molti scommettevano sulla eliminazione fisica del nuovo presidente. Trump è sopravvissuto, la barca americana si è messa pericolosamente a ondeggiare ma con l’arrivo di Biden tutto è ritornato rapidamente nella “norma”, gli apparati sono tornati ai loro posti e Victoria  Nulandh è stata promossa alla carica di viceministro nel Dipartimento di stato e così ha potuto portare a compimento il suo piano strategico con lo scoppio della guerra in Ucraina. Questi due mondi andranno a confronto l’8 novembre in uno scontro epocale per la storia degli USA- I Trumpiani (nazionalisti di destra) e i Clintoniani (liberal democratici): tra questi due schieramenti corre un odio così profondo che non si vedeva negli USA dai tempi della guerra civile americana. I repubblicani hanno buone probabilità di prevalere alla Camera dei rappresentanti e forse al Senato, in ogni caso per Biden e tutto l’apparato del Dipartimento di stato si avvicinano giorni in cui l’attuale strategia potrebbe essere rallentata o addirittura fermata dal parlamento, se poi i repubblicani dovessero prevalere anche al senato non è escluso che procederanno all’impeachment di Biden e in questo caso tutta la politica estera americana sarebbe paralizzata e l’appoggio americano all’Ucraina si fermerebbe con l’inevitabile crollo di Zelensky e dei suoi.

 Con l’imperatore che barcolla come un ubriaco non c’è da stare tranquilli, se dovesse cadere per terra farebbe uno sfracello planetario. Vivere in un mondo così incerto, intanto che la tecnologia cambia in modo irreversibile le nostre vite, è uno shock per la mia generazione che ha goduto di 50 anni di stabilità e pace in Europa, pace americana, che oggi non  è più garantita anzi, mentre scrivo  il livello della tensione in Ucraina sale quotidianamente ed è Biden a farlo salire perché potrebbe usare l’escalation militare per fermare o rallentare il processo elettorale negli USA.

 

Mario Draghi

Nella vicenda della imminente guerra in Europa l’Italia era per gli americani l’anello debole dell’alleanza atlantica. I rapporti di amicizia tra Italia e Russia sono di vecchia data, con il PCI come trait d’union e la Fiat che costruisce la fabbrica di automobili a Togliattigrad, gli imprenditori italiani che negli anni novanta cercano di  inserirsi nel mondo produttivo Russo fino all’”amicizia” e agli affari tra Putin e Berlusconi. In  Italia al governo c’è il movimento “5 stelle” senza una chiara collocazione ideologica e con venature antiamericane, per di più il nuovo primo ministro Giuseppe Conte ha avuto l’imprimatur da Trump. La macchina dei servizi si mette in movimento e individuano in Mario Draghi l’uomo che può portare l’Italia sul carro americano, avendo l’autorità e la nomea di grande amministratore viene traghettato nel sistema politico italiano da Matteo Renzi altro personaggio con evidenti agganci americani. Pur pendendo su Draghi la maledizione di Francesco Cossiga (https://www.youtube.com/watch?v=vgy29Qx1hkM) l’operazione  di defenestrare Conte e fare diventare Draghi primo ministro, senza passare attraverso i meccanismi consueti dell’approvazione popolare, riesce e così arriva il governo dei “migliori” che procede con freddezza e ferocia nel portare l’Italia verso la più grave crisi della sua storia repubblicana. Draghi si vanta su vari palcoscenici dei danni che ha portato al paese, fino alla immancabile consacrazione a New York di “statista dell’anno” veramente una beffa, il “povero” Cossiga  aveva previsto quello che sarebbe successo. Raggiunto l’obiettivo, Draghi, con l’abilità di un “migliore” è sceso dal treno in corsa, lasciando a altri il problema di affrontare i danni che lui aveva fatto al paese. Gli “altri” hanno già cominciato, quelli che si erano illusi di un cambiamento di rotta hanno dovuto sopportare lo scodinzolamento della Meloni atlantista e l’imprimatur dell’amministrazione americana, siamo una colonia e l’imperatore vuole il nostro sacrificio, non sarà certo la Meloni che ci salverà.

Militanti dell’organizzazione di estrema destra AfD in Germania
Il fascismo prossimo venturo…

L’ascesa in Europa delle destre preoccupa i democratici e dietro la spinta delle sinistre, alla ricerca di una nuova immagine elettorale, si sta accendendo un vero dibattito. L’ascesa di Giorgia Meloni sicuramente personaggio con la “fedina penale” non immacolata accendendo gli animi tanto che la Ursula von der Leyen ci ha avvisato che veglierà sulla democrazia italiana, non ci ha spiegato chi o come ma questo è stato il succo del suo discorso, che detto da una tedesca fa un po’ venire i brividi.

Io non credo che il fascismo tornerà in Europa sull’onda di qualche partito politico di ispirazione “nostalgica” in quanto una volta che una forza politica entra nelle pastoie parlamentari viene invischiato nel mondo della burocrazia politica. Personalmente credo che il fascismo arriverà dalle strade dalla rabbia popolare nella mancanza di forze che rappresentino gli interessi reali dei paesi europei e visto che le forze politiche non fanno o non possono fare nulla per dare voce a queste istanze, sarà la strada a dare la voce, e lo spazio lasciato dalla politica sarà preso da capipopolo che troveranno nel nazional socialismo tutti gli argomenti che possono soddisfare le richieste della piazza. Già si intravede in Germania questa nuova ondata. Per la tenuta del sistema saranno decisivi i prossimi mesi e la gravità della crisi, e peserà la capacità o l’incapacità della classe politica di smettere di offrire  di sé l’immagine di entità teleguidate, come gli uomini dell’ “invasione degli ultracorpi”, prigionieri di una potenza lontana che li pilota all’alienazione.

Viviamo in un presente drammatico senza certezze per il domani, ma al tempo stesso con la magra consolazione di vedere la Storia che si fa giorno dopo giorno.

 

Le precedenti puntate su Volere la luna:

Il tradimento. L’ America e noi  (12/5/2022)

Il tradimento (seconda stagione) – Verso la guerra (25(5/2022)

La guerra in casa – Il tradimento/3 (18/6/2022)

“La russia non è né così forte né così debole come sembra” (24/10/2022)

Gli autori

Galliano Rotelli

Imprenditore e manager lombardo, libero pensatore e "globe trotter della produzione" manifatturiera. Ha fatto fabbriche in tutto il mondo, Russia, Ukraina, Africa, Stati Uniti. E' coautore (con Marco Revelli) de La fiera dell'est (Feltrinelli 1993). Attualmente gestisce un'impresa in Ukraina.

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One Comment on “Europa addio?”

  1. Le riflessioni di Rotelli sono storicamente
    Adeguate e attendibili, mi auguro possa continuare a diffondere le sue impressioni!

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