L’autunno sta arrivando: legge e ordine nel “modello” svedese

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In una Stoccolma tappezzata di manifesti elettorali (si vota l’11 settembre) che inneggiano per lo più alla lotta alla criminalità e alla transizione ecologica, l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto, realizzato da Novus, offre sia conferme che sorprese rispetto all’orientamento dell’elettorato negli ultimi mesi.

La sanità rimane la questione più sentita. A stemperare la crudezza degli slogan bipartisan che promettono pene più severe e telecamere ovunque, intervengono le immagini di medici e infermierə: pur con volti sorridenti, incrociano le braccia come a ricordare, e rivendicare, le promesse fatte da tutti i partiti nei mesi della pandemia (peraltro lungi dall’essersi esaurita: il picco dell’ondata in corso è previsto per settembre, e poi chissà). Oltre al sistema sanitario, tra le dieci priorità degli svedesi rientrano altri due settori del Welfare State: la scuola (terzo posto) e l’assistenza agli anziani (ottavo posto). Strettamente collegate alle politiche sociali sono la politica economica, che si colloca in settima posizione, e le misure di sostegno al lavoro e alla disoccupazione (nono posto). Tutti ambiti particolarmente delicati in un momento in cui l’inflazione, e la guerra, spaventano anche la ricca Svezia. Ebbene, stando ai sondaggi il partito considerato più affidabile per fronteggiarli è quello socialdemocratico. Eppure su come ha gestito, o meglio smantellato, la sanità pubblica, o sulla disinvoltura con cui ha dato il via libera alla privatizzazione della scuola o, ancora, su come ha minato la sicurezza del posto di lavoro ci sarebbe parecchio da (ri)dire. Del resto, il primo punto della sua campagna elettorale non è “riprendiamo il controllo democratico sul Welfare State”, che è solo secondo (e poi che significa, che il mercato si è impossessato del Welfare all’insaputa dei socialdemocratici?), bensì la lotta alla criminalità, che è il vero punctum dolens della campagna elettorale.

La veste di garante dell’ordine interno ed esterno indossata dal partito a lungo egemone nella politica svedese gli conferisce, dicono i sondaggi, la maggiore autorevolezza anche in materia di Difesa, a scapito del Partito conservatore, battuto su uno dei suoi cavalli di battaglia. Il calcolo dei socialdemocratici era che, una volta sbarazzatisi della patata bollente della Nato, avrebbero potuto dedicare la campagna elettorale ai temi a loro più consoni: Welfare e lavoro, pur mettendo in cima all’agenda, per non essere da meno del centrodestra, la criminalità. La tattica tuttavia potrebbe risultare controproducente, non solo perché una parte dell’elettorato socialdemocratico non ha gradito che l’attuale leadership abbia realizzato ciò che il centrodestra sognava da sempre ma non era mai riuscito a concludere (l’abbandono della neutralità), ma anche perché, spiegano i politologi, le questioni relative alla politica estera e militare sono tra quelle che meno infiammano gli animi, durante le campagne elettorali. La combinazione tra calcoli cinici e retorica tradizionale assegna per ora al partito attualmente al governo una percentuale di voti in calo rispetto ai sondaggi precedenti e stabile in confronto alle ultime elezioni.

Lo stato di salute dei suoi potenziali alleati non è entusiasmante. I Verdi, che ultimamente hanno avuto rapporti tempestosi con i socialdemocratici (non ultimo sulla questione Nato), sembrano in recupero, rispetto alle rilevazioni degli ultimi mesi, che li davano al di sotto della soglia di sbarramento del 4%. Del resto, sono il partito in cui l’elettorato ripone le maggiori speranze di un’effettiva, ed equa, conversione ecologica. Quanto al Partito della sinistra e al Partito di centro, non si accontentano più di un appoggio esterno, ma puntano a un accordo di governo con i socialdemocratici, e poiché sono distanti anni luce (statalista e anti-Nato il primo, liberista e atlantista il secondo) hanno già cominciato a litigare e a lanciare ultimatum.

Dal canto suo, il centrodestra ha ormai completamente sdoganato i Democratici di Svezia, xenofobi e con radici neonaziste. Proprio su questo punto si è consumata una rottura storica: mentre il Partito di centro, da molti lustri parte del blocco di centrodestra, già nel 2019 ha preferito un’intesa con i socialdemocratici a un eventuale governo a guida conservatrice ma dipendente dall’appoggio dei populisti, il Partito conservatore, i Cristianodemocratici e il Partito liberale si sono avvicinati a tal punto ai Democratici di Svezia (del cui appoggio hanno bisogno per sperare di formare un governo) da organizzare un tour elettorale congiunto (il bus dell’incubo, potremmo chiamarlo). L’abbraccio con i populisti, a lungo trattati come paria in Svezia (diversamente da Danimarca e Norvegia) non è stato ben accolto da tuttə: ci sono polemiche all’interno del Partito liberale, ma francamente suonano un po’ tardive nonché ipocrite. Proprio da questo partito è arrivata infatti la proposta di sottoporre i bambini e le bambine di due anni (!) che non frequentano la scuola materna a un test che ne accerti il livello di conoscenza della lingua svedese; in caso di risultato negativo, diventerebbe obbligatoria, a prescindere dal parere dei genitori, l’iscrizione alla scuola. Una proposta un po’… invasiva, per usare un eufemismo, criticata da più parti. È stato fatto presente che non di test obbligatori hanno bisogno i sobborghi degradati (quelli dove vivono gli immigrati, insomma), bensì di una migliore offerta formativa. Sconcerta tuttavia che non abbia suscitato altrettanto e più clamore un’altra proposta, avanzata dal Partito conservatore. Anche in questo caso si tratta di un test (uno strumento evidentemente di gran moda in Svezia), per la precisione quello che verifica la presenza del Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD il nome scientifico). Il test sarebbe effettuato su base volontaria (bontà loro) a bambini e bambine di cinque anni [sic] che vivono… indovinate un po’? nei sobborghi degradati. In caso di esito affermativo, si procederebbe a una più ampia valutazione psichiatrica e, qualora il disturbo fosse certificato, chi ne è affettə (creature di 5 anni) sarebbe assistito dalla scuola con misure ad hoc ma ai genitori si chiederebbe il consenso per la somministrazione di terapie farmacologiche. Si tratta, spiegano i Conservatori, di una misura preventiva nei confronti della criminalità giovanile, di cui il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività costituisce notoriamente l’incunabolo… Si noti che queste due proposte, prive di ogni evidenza scientifica, sono state sparate non dalla destra estremista (i Democratici di Svezia), bensì da quella “perbene”. Ma c’è ancora un confine tra le due?

L’allarme criminalità, sfruttato per alimentare la xenofobia, ha infettato tutta la politica svedese; da questo punto di vista, che i curdi siano trattati come agnelli sacrificali non dovrebbe stupire (ma indignare sì, e molto). Un paese invidiato fino a pochi anni fa per il suo Welfare ora viene dipinto dai media internazionali (a partire da quelli danesi, che vedono nella Svezia una distopia, risultato di politiche migratorie troppo generose) come il Far West dell’Europa occidentale, un luogo dove si corre il rischio di incappare in una sparatoria tra gang rivali ogni volta che si esce di casa. Che ne è del rapporto fecondo tra politica ed esperti? Già, perché i dati raccontano una verità quanto meno più complessa. Nel volume collettaneo Det svenska tillståndet (L’eccezione svedese) studiosə di diverse discipline si interrogano sulle sparatorie tra gang (di giovani immigrati), che monopolizzano l’attenzione e oscurano altri tipi di reati (a partire dalla criminalità economica). In realtà i crimini violenti nel complesso sono diminuiti rispetto ad alcuni anni fa, ma le sparatorie sono state, per così dire, inscritte nel codice di comportamento delle gang. Bisogna capire perché, ma il fatto che questo fenomeno dilaghi nelle aree più degradate della Svezia – quelle non invitate al banchetto di un paese che primeggia in tutte le classifiche internazionali – dovrebbe già fornire qualche risposta, a chi la voglia intendere.

In homepage Ferdinand Hodler, Autumn Evening, 1892

Gli autori

Monica Quirico

Monica Quirico, storica, è honorary research fellow presso l'Istituto di storia contemporanea della Södertörn University di Stoccolma. La sua ricerca verte sulla storia e la politica svedese, spesso in prospettiva comparata con l'Italia. Tra le sue pubblicazioni più recenti, Socialismo di frontiera. Autorganizzazione e anticapitalismo (Torino, Rosenberg & Sellier, 2018), scritto con Gianfranco Ragona.

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