Impedire il ritorno della guerra

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Il procedimento per l’elezione del Presidente della Repubblica è il momento più delicato della vita politica della Repubblica e si svolge sempre secondo una serie di riti e di trattative opache fra i vari attori politici ma la spettacolarizzazione compiuta dai media non era mai arrivata a questi livelli. Da quattro giorni le TV ci rovesciano sulla testa una valanga di interviste e di dibattiti inconcludenti, oscurando quel che avviene nel resto del mondo. Il 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’armata rossa, giorno della memoria, è stato celebrato con qualche stanco rito rievocatorio, ma nessuno ha messo in evidenza i nessi fra i drammi del passato e i pericoli attualissimi che oscurano il nostro orizzonte, come la minaccia del ritorno della guerra in Europa.

Nell’ultima settimana, infatti, si è ulteriormente accresciuta la tensione fra i due blocchi politico militari che si fronteggiano intorno alla crisi dell’Ucraina. La NATO ha incrementato ulteriormente la pressione militare. Gli Stati Uniti hanno preannunciato l’invio di un contingente di 8.500 soldati nei paesi baltici, la NATO ha annunciato che gli alleati stanno inviando ulteriori assetti navali nel mar Baltico ed aerei da combattimento per rinforzare il dispositivo militare ai confini della Russia, mentre USA e Regno Unito hanno rimpatriato una parte del proprio personale e stanno rifornendo l’Ucraina con tonnellate di materiale bellico. A sua volta la Russia ha intrapreso manovre militari in Crimea che interagiscono con quelle già in corso in Bielorussia e ai confini nord orientali dell’Ucraina. In questo contesto Biden e Putin si sono scambiati minacce e avvertimenti con toni sempre più esacerbati. Sempre in questa settimana il segretario della NATO Stoltenberg si è incontrato con i ministri della difesa di Svezia e Finlandia per stabilire con loro più stretta cooperazione militare nel quadro della politica di “porte aperte” dell’Alleanza. Infine il Segretario di Stato USA Blinken ha comunicato di aver inoltrato una risposta scritta alle richieste di sicurezza della Russia su Ucraina e NATO. Il testo non è stato reso noto ma Blinken ha avvertito che le principali richieste della Russia sono inaccettabili e ha precisato – bontà sua – che gli Stati Uniti «sono aperti al dialogo» e «preferiscono la diplomazia» per risolvere la crisi ucraina, aggiungendo, però, che «senza una de-escalation da parte russa siamo pronti a prendere le adeguate contromisure». Contemporaneamente Stoltenberg ha dichiarato che la NATO ha inviato una risposta scritta alle richieste della Russia. Orbene è evidente che la risposta della NATO coincide con quella americana. C’è da osservare che Stoltenberg ha precisato che le proposte della NATO sono state approvate da tutti e trenta i Paesi facenti parte dell’Alleanza. Questo significa che anche l’Italia, attraverso il suo rappresentante permanente nel Consiglio atlantico ha approvato e sostiene quest’indirizzo che accresce la tensione politico militare fra i due blocchi e tiene ferma la minaccia di estensione delle armi della NATO nel territorio dell’Ucraina.

In questa vicenda i due blocchi militari si fronteggiano e mostrano le armi, cercando ognuno di piegare l’avversario, senza riuscirci. Lo stallo è evidente, le crisi politiche non si risolvono schierando i carri armati ma con la politica. Insistere sul confronto militare porta la tensione a livelli insostenibili. Una provocazione può arrivare da qualunque parte sul terreno e fare da detonatore a un conflitto armato che provocherebbe una catastrofe umanitaria e una crisi energetica ed economica di enormi e incontrollabili proporzioni. La Russia ha pubblicato le sue richieste il 15 dicembre. Riguardano tutte l’esigenza di ridimensionare la pressione militare esercitata della NATO nei suoi confronti. Alcune richieste sono assolutamente plausibili, come non dispiegare armi nucleari (americane) all’estero e non preparare i Paesi non nucleari (come l’Italia) all’uso di armi nucleari, altre sono più problematiche.

Queste richieste devono essere discusse e divenire oggetto di confronto politico anche in Italia, visto che noi facciamo parte della NATO. Occorre condurre con serietà una trattativa per arrivare a condizioni che garantiscano la Russia dalla preoccupazione di un accerchiamento e consentano all’Ucraina di arrivare a una condizione di tutela della sua autonomia nazionale, partendo dall’attuazione dell’accordo di Minsk. La sicurezza collettiva comporta che ciascuna parte si faccia carico della sicurezza dell’altra. Nell’immediato occorre operare per diminuire la tensione, facendo dei gesti distensivi. L’Italia può contribuire alla de-escalation ridimensionando la sua presenza militare ai confini orientali della NATO, per esempio ritirando il contingente di 200 alpini schierato in Lettonia con decine di carri armati “ruotati” Centauro. È importante mandare un segnale distensivo e farlo subito. Prima che sia troppo tardi.

Gli autori

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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2 Comments on “Impedire il ritorno della guerra”

  1. E’ troppo tardi.
    Il silenzio dell’ONU è assordante. Quando ne sentiremo la voce, sarà perchè qualche gemello di Di Maio (non lui, sempre così impegnato su fronti meno impegnativi) avrà spinto a chiedere l’ormai consueta Risoluzione Cappello. La NATO è già agghindata, il cappello se lo metterà quando già il sentiero sarà intrapreso.
    Ci mancano le forze di interposizione, quele capaci di leggere negli occhi dei soldati dei due fronti e farli comunicare, al di là delle armi puntate.
    Rimane la speranza che il sentiero abbia i gradini delle armi, ma il cammino le salti a piè pari con i “grandi balzi” della diplomazia. E’ anche la speranza degli inetti, per i quali non c’è alternativa a restare nella NATO.
    Ed è il sottofondo di ogni politica italiana, che non a caso mette l’atlantismo (oggi più dell’europeismo!) come requisito primario anche per la pedina quirinalizia.
    Ma forse c’è anche un’altra speranza. E’ che siano inefficaci le sirene della disinformazione dilagante, e nel frattempo serva a qualcosa parlare lingue uguali o simili (ucraino e russo), che notoriamente le armi più o meno intelligenti o comunque moderne non capiscono (al massimo, sono ritenute esperte di chirurgia)…

  2. Politica 0 tecnica politica 1.
    Magrissima consolazione hanno avuto quantomeno il coraggio di rieleggere un presidente della repubblica decente per sensibilità e storia personale e politica.
    Personalmente, come cittadino e come chi si occupa anche di politica comunque tutto ciò non basta.

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