Iraq. L’invito al Papa delle donne Yazidi

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Sua Santità,

il Consiglio delle Donne di Sinjar vorrebbe augurare a Lei e a tutti i cristiani un buon Anno Nuovo. Ci auguriamo che il 2021 sia un anno di pace, giustizia e fratellanza – in sintesi: un anno di vita dignitosa – per l’umanità intera.

Abbiamo appreso con grande gioia la notizia che il Santo Padre visiterà l’Iraq a marzo. È nostra forte convinzione che questa visita trasmetterà un importante messaggio di pace e fratellanza a tutti i popoli in quella regione.

Noi Yazidi, che siamo un popolo che è minoranza nella Mesopotamia e che pratichiamo un’antica religione, abbiamo vissuto nella regione da molto tempo senza che molti conoscessero la nostra esistenza. Ma tutto questo è cambiato il 3 agosto del 2014. Quella mattina, l’ISIS – espressione simbolica di ogni male – ha perpetrato l’ultimo attacco genocida contro la comunità Yazidi e il nostro principale insediamento in Iraq, a Sinjar. Migliaia di noi sono stati uccisi dall’ISIS, centinaia sono morti nelle settimane seguenti per la fame e per la sete dopo essere sfuggiti agli attacchi sul Monte Sinjar. Migliaia di noi sono stati rapiti e venduti nei mercati degli schiavi. Circa mezzo milione di noi è stato costretto a fuggire da Sinjar e siamo in molti che stiamo lottando per la sopravvivenza in condizioni atroci in vari campi profughi. A causa della nostra identità etnica e religiosa abbiamo subito il 74esimo Ferman (è un ordine di attaccare con l’obiettivo di annientare) nella storia del nostro popolo. Siamo stati soggetti a questo tipo di attacchi in quanto siamo diversi dagli altri gruppi etnici e religiosi nella regione. Senza dubbio, il Ferman del 3 agosto, 2014 ha profondamente segnato noi Yazidi.

L’ideologia dell’ISIS è conosciuta per la sua ostilità contro le donne. Svolge contemporaneamente politiche di genocidio e femminicidio. L’ISIS ha impartito ai suoi membri l’ordine di rapire e schiavizzare noi donne Yazidi dichiarandoci bottino di guerra. Quanto riportato dalle donne che sono riuscite a sfuggire dall’inferno dell’ISIS costituisce una vergogna per l’umanità intera nel 21esimo secolo. Anche dopo cinque anni, 3000 donne Yazidi sono ancora tenute in ostaggio dall’ISIS. Le donne e i bambini presi in ostaggio sono sottoposti ad abusi fisici e sessuali e a un genocidio culturale. Per la concessione del diritto di vivere sono costretti in compenso a convertirsi all’Islam. Questo significa essere costretti a negare completamente la loro identità. Molte delle nostre sorelle tenute in cattività dall’ISIS hanno tentato di mettere fine alle loro sofferenze tramite il suicidio. Alcune di noi si sentono schiacciate dal peso di tutte le atrocità, facendo nostra la loro vergogna e rimanendone sconvolte. Migliaia di noi hanno perso l’amore per la vita già a 13 o 14 anni e per noi la vita è diventata un incubo. I nostri amati sono stati barbaramente assassinati o torturati in modo atroce davanti ai nostri occhi.

Come risposta a queste esperienze, la maggior parte di noi si è impegnata a non arrendersi mai, a restare in piedi a qualunque costo, a guarire le nostre ferite e a sopravvivere a questa minaccia di genocidio. Pertanto, malgrado tutte le pressioni, non abbiamo lasciato la nostra terra e abbiamo iniziato a ristrutturare la nostra vita sulla base di una solidarietà sociale, aggrappandosi l’uno all’altro sempre di più. L’esperienza immediata del genocidio ha evidenziato la necessità di auto-difendersi e auto-amministrarci; pertanto abbiamo costruito con le nostre mani una nostra auto-difesa e auto-amministrazione al fine di non trovarci mai più indifesi contro nuovi attacchi. Soprattutto come donne, in seguito ai forti sacrifici e ai dolori patiti, abbiamo compreso quanto questo sia importante. Vogliamo parlare la nostra lingua, vivere la nostra fede e la nostra cultura nella nostra terra insieme alla nostra società.

Indubbiamente, la visita storica del Santo Padre in Iraq non sarà solo una visita ai gruppi cristiani nel paese. Dal 2002 la nostra zona è in preda a una crisi continua. Le guerre nella regione sono caratterizzate da elementi etnici e religiosi e le persone si sono trovate coinvolte in guerre religiose e settarie. La filosofia sottostante la nostra fede come Yazidi è sintetizzata nella seguente preghiera: «Che Dio protegga prima le 72 persone e solo in seguito noi». Come dimostrato in questa preghiera, la nostra comunità non si mette mai al centro, non si considera al di sopra degli altri e non esclude altre identità. Al contrario, siamo una società che ritiene che il dare la priorità ad altri e che il loro benessere sia una parte essenziale del nostro benessere. Tutti i popoli, le fedi e le culture hanno il diritto di vivere ed esprimere le loro identità liberamente. Questo diritto è tanto nostro quanto di tutti i popoli e religioni. Un’altra caratteristica della nostra fede è che abbiamo a cuore la natura quanto l’essere umano.

Durante la permanenza del Santo Padre in Iraq, una Sua visita a noi, una comunità di fede che ha subito un genocidio, dimostrerebbe che non siamo soli con il nostro dolore. Inoltre trasmetterebbe un messaggio necessario a queste forze reazionarie che coinvolgono le persone in conflitti basati sulle loro differenze. Il Consiglio delle Donne di Sinjar, vorrebbe invitare il Santo Padre a Sinjar. Facciamo questo per tutte le nostre sorelle che sono ancora tenute in ostaggio dall’ISIS e per mostrare a tutte le forze oscure, per esempio l’ISIS che non concede alle donne e alle diverse identità il diritto di vivere, che la vita di tutti, con tutte le loro differenze, è sacra. Questo in quanto il Creatore ci ha reso parte del Giardino di Eden qui sulla terra creandoci in tante forme diverse. Stiamo invitando il Santo Padre a Sinjar per dare visibilità alla nostra speranza di pace, libertà e fratellanza e per chiedere al Santo Padre di mostrare che quello che abbiamo subito non trova nessuna approvazione dinnanzi a Dio.

Se non sarà possibile al Santo Padre venire a Sinjar, speriamo che sarà possibile da parte Sua accettare una visita di una delegazione di donne da Sinjar. Con l’augurio di ogni bene al Santo Padre, porgiamo i nostri più cordiali saluti,

Sabiha Sabri

Sabiha Sabri è esponente del Movimento delle Donne Yazidi

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One Comment on “Iraq. L’invito al Papa delle donne Yazidi”

  1. Che cos’è questo se non un grande miracolo anche umano e politico oltre che di fede religiosa?
    Secondo me se Papa Francesco andasse a trovare queste donne farebbe un grande gesto della riconoscenza della loro resistenza ed esistenza.

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