Francia: non cadere nella trappola tesa dai terroristi

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Il momento è grave, resterà nei nostri ricordi. Samuel Paty, professore di storia e geografia, è stato assassinato da un terrorista islamista. A Nizza è stato commesso un altro atroce crimine. Questi atti mostruosi hanno lo scopo di seminare odio e terrore.

Ma questa volta gli appelli all’unità non sono stati sufficienti a limitare le tensioni nella società francese. In una democrazia, dopo eventi simili è auspicabile che ci siano un dibattito e una discussione. Ma dalla tragedia del 16 ottobre, alcuni, a volte anche all’interno del Governo, si sono esibiti in anatemi e accuse deliranti. Costoro hanno la pesante responsabilità di indebolire il paese di fronte ai terroristi mettendo i francesi l’uno contro l’altro. Hanno già vinto gli assassini e coloro che li hanno incoraggiati?

È urgente che ci mobilitiamo tutti insieme in difesa dei princìpi laici e repubblicani. Se falliremo, l’islamismo radicale avrà ottenuto, con l’estrema destra, una vittoria decisiva facendo della questione religiosa, e più precisamente dell’Islam, il perno della politica francese, a scapito delle emergenze sociali, ecologiche e democratiche. Peggio ancora, si saranno diffusi semi duraturi di guerra civile.

Per andare avanti, è innanzitutto importante riconoscere gli errori del passato. Quanti attacchi alla laicità e alla libertà di espressione e di istruzione sono rimasti senza risposta? Quante volte sono state ignorate le richieste di aiuto, provenienti da insegnanti e altri dipendenti del servizio pubblico che devono far fronte al deterioramento delle condizioni di lavoro o da residenti di quartieri popolari che devono affrontare l’assenza dello Stato, specialmente nel campo della sicurezza? Quanti atti di discriminazione contro musulmani, veri o presunti tali, sono rimasti impuniti?

Il Governo ritiene, all’evidenza, che si possa lottare efficacemente contro l’islamismo radicale senza combattere allo stesso tempo, alla radice, il razzismo, la discriminazione e le lacerazioni sociali e urbane nei territori abbandonati. Esso finge anche di ignorare che all’interno dell’Islam, in Francia e altrove, ci sono forze pronte a combattere gli orientamenti che spingono alla violenza e alla morte. Questa mancanza di visione globale dà la vittoria simbolica agli islamisti radicali e ne ha favorito a lungo la diffusione.

Sì, le manifestazioni aggressive di un’ideologia totalitaria che porta al terrorismo devono essere combattute senza tregua nel quadro dello Stato di diritto. Per questo esistono già molti strumenti giuridici. Dobbiamo resistere alla tentazione di reagire a ogni attacco con una nuova legge o con atteggiamenti spettacolari. Le carenze sono principalmente dovute alla mancanza di risorse di intelligence e di coordinamento, soprattutto nel monitoraggio dei social network.

La lotta contro l’islamismo radicale e la pressione che esercita nelle scuole e altrove per limitare le libertà, in particolare quelle delle donne o delle persone LGBTI+, richiede azioni ben organizzate, determinate e proporzionate. Queste politiche devono essere portate avanti nel tempo e attuate senza oscillazioni all’interno di un quadro giuridico definito che tuteli le libertà. Per ottenere risultati adeguati, dobbiamo considerare la lotta contro il fondamentalismo islamista come una priorità nei settori educativo, sociale e politico. Là dove i fondamentalismi cercano di far prevalere i dogmi religiosi sulle leggi della Repubblica, è indispensabile un’azione pubblica ferma.

La scuola deve essere in prima linea in questa lotta. Ma non può essere lasciata sola. Coloro che vi insegnano devono essere riconosciuti, supportati e tutelati quotidianamente, e non solo all’indomani delle tragedie, in particolare attraverso un supporto psicologico in caso di difficoltà e strumenti educativi e formativi potenziati per mettere tutti coloro che sono coinvolti nel processo in condizioni di reagire.

La laicità definita dalla legge del 1905 non è un’opzione: è e deve rimanere la legge della Repubblica. Essa ha attraversato il XX secolo. Viviamola garantendo effettivamente a tutti, e soprattutto ai musulmani, la libertà di credere o di non credere. Più che la moltiplicazione di nuove leggi, assicuriamo l’effettiva applicazione di quelle già esistenti.

La Repubblica, promessa non mantenuta, deve ripensare la sua presenza in tutti i territori per realizzare una reale uguaglianza attraverso politiche pubbliche efficaci, con ingenti risorse umane e finanziarie, in particolare nel quadro dell’attuazione di una giusta transizione ecologica. Deve, secondo il suo motto, garantire l’assenza di qualsiasi discriminazione e cercare di ridurre le disuguaglianze in uno spirito di fraternità.

Per noi non è inevitabile che la Francia cada nella trappola tesa dai terroristi. Non smetteremo mai di lavorare per creare legami tra tutti gli esseri umani, nonostante i ripetuti assalti dell’oscurantismo. Continueremo a lottare ovunque e sempre contro tutte le forme di razzismo, di antisemitismo e di intolleranza.

Siamo pienamente consapevoli che ci sono tra di noi diversità di valutazioni su questi temi e che molto resta da fare per consolidare risposte efficaci. Questo documento è prima di tutto un appello alla sinistra, agli ambientalisti e a tutti i repubblicani per intraprendere insieme questa strada in un momento in cui ad essere in pericolo è l’essenziale.

Tra i primi firmatari:
Arié Alimi, avocato; Clémentine Autain, deputata; Manuel Bompard, deputato europeo; Laurence De Cock, storica; Cécile Duflot, ex-ministro ecologista; Guillaume Duval, ex-giornalista; Aurore Lalucq, deputata europea; Pierre Laurent, senatore PCF; Philippe Martinez, segr. Naz. CGT; Jean-Pierre Mignard, avocato;  Béligh Nabli, docente universitario; Matthieu Orphelin, deputato; Christian Paul, ex-ministro; Eric Piolle, sindaco; Thomas Piketty, economista; Sandra Regol, militante ecologista; Aïssata Seck, consigliera municipale di Bondy (regione parigina); Sophie Taillé-Polian, senatrice; Benoit Teste, sindicalista; Aurélie Trouvé, responsabile ONG.

L’appello è stato pubblicato su Le Monde del 29 ottobre
(https://www.lemonde.fr/idees/article/2020/10/29/la-france-ne-doit-pas-tomber-dans-le-piege-tendu-par-les-terroristes_6057764_3232.html)
La traduzione italiana è della redazione

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