La vendetta di Israele

image_pdfimage_print

L’11 giugno la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, decidendo in un procedimento promosso contro la Francia da alcuni attivisti condannati da un tribunale transalpino, ha depositato una sentenza storica con la quale ha riconosciuto la piena legittimità della campagna di «boicottaggio, disinvestimento e sanzioni» (BDS) nei confronti di Israele (https://volerelaluna.it/mondo/2020/07/17/boicottare-i-prodotti-israeliani-e-legittimo/).

È passato poco più di un mese e Israele ha risposto con l’arresto di Mahmood Nawajaa, coordinatore del BDS nei Territori palestinesi occupati. L’arresto è avvenuto il 30 luglio ed è stato eseguito dalle forze armate israeliane che hanno fatto irruzione nell’abitazione di Nawajaa a Ramallah. A quanto risulta, i militari non hanno mostrato alcun mandato e non hanno spiegato le ragioni dell’arresto. Nawajaa è stato quindi portato nel carcere di Kishon ad Haifa e trattenuto  in forza di due provvedimenti del Tribunale militare della Samaria che ne hanno autorizzato la carcerazione per 16 giorni complessivi a decorrere dal 2 agosto (all’esito dei quali, il 17 agosto, è stato scarcerato senza che gli siano state contestate imputazioni).

In mancanza di diverse specifiche e comprovate motivazioni il carattere ritorsivo dell’operazione è di tutta evidenza. Lo segnala Amnesty International che, pur ribadendo di «non prendere posizione sui boicottaggi e di non averli mai chiesti né appoggiati», sollecita il rilascio immediato e incondizionato di Nawajaa definendolo «un prigioniero di coscienza, detenuto solo per aver esercitato i suoi diritti alla libertà di espressione e di associazione» e sottolineando che il suo arresto è avvenuto in «violazione del diritto internazionale umanitario, che vieta il trasferimento di detenuti da un territorio occupato a quello della potenza occupante» (https://www.amnesty.it/il-coordinatore-del-movimento-bds-nei-territori-palestinesi-occupati-devessere-rilasciato/). Altrettanto nette le valutazioni della Fondazione Basso che definisce l’arresto di Nawajaa «un atto programmaticamente provocatorio rispetto alla decisione della Corte europea dei diritti umani» e prosegue affermando che «la documentata arbitrarietà dell’arresto e della detenzione appaiono, in questo senso, una grave ed esplicita sfida alle istituzioni europee: un loro silenzio e l’assenza di prese di posizione precise sulle sempre più aggressive politiche israeliane verso i Territori occupati sarebbero un segno drammatico di connivenza con questo attacco diretto e insieme simbolico alla credibilità del diritto internazionale e dei diritti umani».

Merita ricordare che il movimento BDS, nato nel 2005, ha l’obiettivo di porre fine, con metodi nonviolenti, al sostegno internazionale all’oppressione israeliana dei palestinesi e ha lanciato ripetute campagne per chiedere agli Stati e agli altri soggetti sovranazionali di premere su Israele perché rispetti i suoi obblighi internazionali. La campagna più recente chiede sanzioni mirate come reazione al piano israeliano di annettere ulteriori territori della Cisgiordania occupata (https://volerelaluna.it/mondo/2020/06/26/con-la-palestina-nel-cuore/). In questi anni il BDS ha avuto un seguito crescente soprattutto in Europa, creando dibattito e attenzione sulla situazione dei Territori palestinesi occupati.

Di qui una reazione sempre più dura di Israele, che non ha esitato ad attaccare diritti fondamentali di libertà e di opinione. Come ricorda ancora Amnesty International, «nel 2011 è entrata in vigore una legge che criminalizza gli appelli al boicottaggio contro Israele, inclusi gli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata. Nel 2015 il BDS è stato dichiarato “minaccia strategica”. Il suo co-fondatore, Omar Barghouti si è visto minacciare da funzionari israeliani, revocare la residenza permanente in Israele e privare del diritto di viaggiare liberamente. Nel 2017 le autorità israeliane hanno emendato la legge sull’ingresso in Israele, che da allora vieta l’accesso a Israele e ai Territori palestinesi occupati a chiunque lavori per / fornisca sostegno a un’organizzazione che promuove il boicottaggio di Israele o di entità israeliane, compresi gli insediamenti. Sono stati colpiti dal provvedimento difensori dei diritti umani, studenti, avvocati e altri professionisti. Il tutto in un contesto segnato da azioni intimidatorie da parte del Governo israeliano che rendono sempre più pericoloso il lavoro dei difensori dei diritti umani e di altre persone che criticano la perdurante occupazione militare».

L’arresto di Nawajaa è l’ennesima tappa di questo percorso ed è, insieme, un regresso della cultura delle libertà e dei diritti a livello locale. La cosa non deve sfuggire alla comunità internazionale perché, come ricorda ancora Amnesty, le campagne del BDS possono esser condivise o meno ma «invocare il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni è comunque una forma di sensibilizzazione e di libertà d’espressione che va protetta. A coloro che fanno campagne per il boicottaggio dovrebbe essere permesso di esprimere liberamente i loro punti di vista e di portare avanti le loro iniziative senza subire intimidazioni, minacce di procedimenti giudiziari, criminalizzazione o altre misure che violano il diritto alla libertà d’espressione».

One Comment on “La vendetta di Israele”

  1. PURTROPPO RISPONDERE ALLA VIOLENZA CON LA VIOLENZA, CHE E’ CONTRARIO AD OGNI PRINCIPIO DI CONVIVENZA, RESTA UN COMANDAMENTO VALIDO DA PARTE DI CHI HA LA FORZA PER FARLO E SI SENTE GIUSTIFICATO. GLI EBREI NELLA STORIA, CON TUTTE LE …FAVOLE RACCONTATE SIN DAI PRIMI CRISTIANI, HANNO TROPPO SUBITO, PER POCO MENO DI 2.000 ANNI, E ORRIBILMENTE SOFFERTO… ORA E’ UN PO’ DIFFICLE CHIEDERE LORO DI NON RICAMBIARE, O PERLOMENO DI NON DIFENDERSI DA TANTE PERSECUZIONI CHE CONTINUANO. QUESTO NON GIUSTIFICA IL “PAN PER FOCACCIA”, MA RENDE MOLTO DIFFICILE DECIDERE IL “CHI COMINCIA”, ANCHE PERCHE’ LA POLITICA MONDIALE NUOTA FELICE NEL MARE DELL’INIMICIZIA…

Comments are closed.