Francia. La solidarietà non è un reato

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Uno degli strumenti per la costruzione della fortezza Europa e per il contrasto dell’immigrazione è quello di fare terra bruciata intorno ai migranti isolando, incriminando e punendo chi (singoli cittadini, associazioni, ONG) presta aiuto in vario modo ai migranti irregolari in difficoltà (in mare, all’atto del passaggio delle frontiere, all’interno dei singoli paesi). Ne sappiamo qualcosa nell’Italia di Salvini…

Emblematica è la situazione della Francia dove, peraltro, è intervenuto il 6 luglio scorso un importante elemento di novità.

Nel Paese transalpino l’art. L 622-1 del Code de l’entrée et du séjour des étrangers et du droit d’asile (CESEDA) punisce con la pena fino a cinque anni di reclusione e a 30.000 euro di ammenda (oltre alle pene complementari di cui al successivo art. L 622-2) «chiunque abbia facilitato o provato a facilitare, con aiuto diretto o indiretto, l’ingresso, la circolazione o il soggiorno irregolare di uno straniero in Francia». È il cosiddetto délit de solidarté (o delitto di solidarietà). Negli anni – come ha scritto Mario La Rosa nell’articolo Diritto penale e immigrazione clandestina in Francia: cui prodest? pubblicato qualche tempo fa su “Diritto penale contemporaneo” – tale norma ha mutato la sua originaria vocazione, che era quella di sanzionare coloro che del favoreggiamento dell’immigrazione facevano un business, e ha ampliato il suo raggio d’azione, grazie anche alla estrema indeterminatezza della norma di riferimento. Il delitto di aide à l’entrée et au séjour irréguliers è divenuto uno strumento nelle mani degli organi di polizia per incriminare quanti, associazioni, organizzazioni non governative, comuni cittadini vogliano aiutare l’immigrato irregolare, mossi da spirito di solidarietà. Sempre più numerosi sono i procedimenti per violazione dell’art. L 622-1 CESEDA, dettati da una precisa scelta politica (posto che in Francia vige il principio di opportunità dell’azione penale che consente un’ampia discrezionalità di procedere o meno). E sempre più numerosi sono i processi conclusi con sentenze di condanna, anche nei confronti di chi abbia agevolato l’ingresso, il transito o il soggiorno di uno straniero senza alcun ritorno di natura economica. L’obiettivo è evidente: fare, come si è detto, “terra bruciata” attorno al “clandestino”.

Famoso è il caso della Val Roia (al confine meridionale tra Italia e Francia) dove numerosi cittadini si sono organizzati per prestare assistenza e aiuto ai migranti in transito costituendo il collettivo Roya citoyenne, molto attivo nell’intera zona compresa tra Ventimiglia e Nice. In quel contesto è diventato un simbolo Cédric Herrou, un contadino di 38 anni, sottoposto a diversi processi per il delitto di solidarietà, tra l’altro per aver aiutato duecento migranti ad attraversare la frontiera e per aver dato da mangiare e da bere a 57 di loro, per aver fatto salire sulla propria auto otto ragazzi eritrei accompagnandoli nel tragitto tra l’Italia e la Francia, per avere occupato, insieme a una cinquantina di eritrei senza permesso di soggiorno, un villaggio vacanze abbandonato di proprietà delle Ferrovie francesi (Sncf) a Saint-Dalmas-de-Tende, nelle Alpi Marittime. Sempre agendo per motivi di solidarietà e non a fini di lucro. I processi, alcuni dei quali tutt’ora in corso, hanno avuto esiti diversi. In uno di essi i difensori di Cédric hanno impugnato l’art. L 622-1 CESEDA davanti al Conseil constitutionnel (la Corte costituzionale francese) eccependone l’incostituzionalità.

A sorpresa, almeno nell’attuale clima politico, il 6 luglio il Conseil constitutionnel (che, a differenza della Corte costituzionale italiana, è un organismo di totale derivazione politica) ha accolto l’eccezione e ha dichiarato incostituzionale il délit de solidarité per quanto riguarda il trattamento punitivo di chi fornisce assistenza disinteressata, in territorio francese, ai migranti in situazione irregolare, dando al Parlamento termine fino al prossimo 1 dicembre per apportare le necessarie modifiche al CESEDA.

La decisione non abroga per intero la norma: in particolare, resta punibile l’aiuto all’ingresso illegale in Francia ma d’ora in poi è penalmente irrilevante «ogni atto di aiuto a fini umanitari» commesso in territorio francese. La strada da percorrere è ancora lunga e tuttavia una breccia si è aperta. Ed è una breccia di grande rilevanza: in sé e per le ragioni addotte a sostegno della decisione. Il Conseil constitutionnel infatti ha affermato che il «delitto di solidarietà» contrasta con il principio di «fraternità» che, così come la libertà e l’uguaglianza, è un caposaldo del sistema costituzionale e non può soccombere nel bilanciamento con la «salvaguardia dell’ordine pubblico».

È da tempo che non si sentiva parlare di fraternità come vincolo giuridico! Ora si apre un versante di lotta anche sul piano giudiziario. Senza illusioni ma anche senza rinunce pregiudiziali.

Livio Pepino

Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, dirige attualmente le Edizioni Gruppo Abele. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).

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